Editore: Mondadori
Anno edizione: 2009
Pagine: 200 p., Rilegato
  • EAN: 9788804585343
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    Carlo

    01/04/2012 09:44:06

    "Il proprio corpo può essere una gabbia più stretta e resistente di una d'acciaio". Il nostro corpo può diventare una gabbia. La nostra mente ne custodisce la chiave, la spranga, la blinda, la riduce a una prigione, a una detenzione senza speranza e senza appello. Perché noi, tutti noi, siamo innanzitutto un'anima, un cuore, pensieri, emozioni; e poi siamo un involucro, che le contiene, che è talvolta quasi un avatar scelto a caso che porta in giro il "noi stessi", ovvero ciò che ci fa essere ciò che siamo. Se questo disequilibrio tra come ci percepiamo dentro e come siamo invece fuori diventa troppo sbilanciato, troppo eccessivo, allora si può arrivare alla rottura. E' la storia di Gabriele, anoressico diciannovenne che fugge da tutti, dalla propria casa, dalle emozioni per nascondersi a Parigi, sparire nella solitudine che chiama la sua "camera iperbarica", per la difficoltà, o meglio l'impossibilità, di affrontare la vita con un corpo che non riconosce come suo, che il mondo nega contrapponendogli modelli di perfezione assoluta. La battaglia, allora, non viene condotta contro il mondo, responsabile di ostacolare la nostra serenità con i suoi miti di plastica, le sue consuetudini, le sue leggi scritte e non scritte: no. La battaglia viene condotta verso il proprio corpo, responsabile di non essere come vorremmo che fosse, come sarebbe bene che fosse. Un annientamento della propria speranza di felicità perché si vede la felicità come irraggiungibile, in un percorso contrario al buon senso, come cercare di scavare sempre più a fondo una galleria sperando di trovare luce dall'altra parte, invece che tornare indietro, correre verso il sole, l'aria fresca, la vita. "Il corpo odiato" di Nicola Lecca è tutto questo, e molto di più. E' la storia di un tormento interiore, in uno svolgersi di avvenimenti che mettono insieme una trama che è sottile filigrana, tratteggiata com'è nella trasparenza del testo.

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    Sabrina Stella

    13/03/2012 13:19:09

    Il corpo odiato da Gabriele, ripudiato e disprezzato da chi lo abita ma cercato e desiderato da chi sta fuori, non è altro che il corpo di un ragazzo fragile e solo. Una persona sensibile che si nasconde dietro ad un'apparente sicurezza che crolla nei momenti di solitudine. Un libro che coinvolge il lettore nelle emozioni descritte da Gabriele stesso tanto da percepire le sue paure ed i suoi pochi momenti di felicità. Un racconto cadenzato da una magnifica colonna sonora che si accorda alla perfezione con i sentimenti del giovane protagonista. Il suo diario è un resoconto sincero, a volte crudele di un'angoscia interiore che non aspetta altro che di essere liberata per poter volare via e lasciarlo finalmente vivere.

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    Carlo

    16/07/2011 10:50:58

    Ho letto "Il corpo Odiato" durante un viaggio in treno da Bologna a Zurigo. Premetto che il libro mi è stato regalato parecchio tempo fa e che per molto tempo è rimasto sul commodino non letto. Infine mi sono deciso. E ho fatto bene. Questo romanzo è potente, forte. Riesce a trascinarti in un vortice ossessivo di emozioni. Il tema trattato è coraggioso, imprevedibile. E le pagine scorrono come un fiume in piena. Lontanissimo da ogni moda questo libro trae la sua forza proprio dalla dversità dell'argomento e dello stile Uno stile martellante, crudo, qualche volta spietato. Capace di lasciare il lettore senza fiato. Soddisfatto della lettura ho ordinato "Hotel Borg" che sicuramente sarà molto diverso da questo (almeno a giudicare dalle recensioni che ho letto qui e su Anobii) ma penso ne varrà la pena. Del resto non sono mai stato in Islanda e l'idea di conoscere quell'isola remota mi affascina.

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    stefano

    06/07/2011 11:42:52

    L'argomento trattato e la bella foto in copertina non traggano in inganno: è un libro scritto in modo scorrevole, niente di più. Banale la parte finale. Con 18 euro mi ci compravo un romanzo vero.

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    Alekos Alex

    17/03/2010 23:27:39

    Diario di un'aspirante velina di nome Mario? O della superficialità fatta libro? L'autore scriverà anche bene ma la trama è quasi inesistente. Le situazioni si ripetono: è un penoso elenco di amori finiti male. L'unico pregio è quello di farsi leggere velocemente.

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    Danilo

    11/09/2009 17:48:54

    Ho letto commenti straordinari sul nuovo libro di Lecca, e cosi' l'ho comprato. Ma il romanzo, purtroppo, non mantiene cio' che gli si è fatto promettere. Un'analisi spietata dell'anoressia maschile? il male di vivere post-adolescenziale? la dissezione di un narcisismo? Niente di tutto questo, soltanto appunti slegati e sgrammaticati di uno pseduo-omosessuale irrisolto. Che delusione.

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    La Recherche

    28/08/2009 22:06:19

    [...] Il libro è scritto assai bene dall’autore, giovane, ma già ben inserito nel mondo dell’editoria e nel panorama culturale europeo, ed è proprio quel voler essere letterato europeo che da una visione ampia ed un respiro profondo al suo scrivere. La sua narrazione non si inscrive infatti nei modi tipicamente italiani contemporanei, ma denota una forte spinta verso il futuro e la modernità del poter vivere una Europa senza confini e senza barriere, il suo narrare, le modalità di scrittura e, in questo caso, il messaggio evocato, non hanno alcun ombra di provincialità o di bigottismo ad affrontare un tema che in Italia è, purtroppo, e sempre più un tabù e sempre più vittima di ignoranza e pregiudizi. Quanti ragazzi vivono anni terribili, arrovellati nel dubbio del non riuscire a capire di cosa sono realmente fatti, cosa li spinge controcorrente, immersi nell’assurda cultura-spazzatura propinata ventiquattr’ore su ventiquattro nel nostro povero stivale, che continua a propinare, quasi imporre come unico modello quello del “maschio-eterosessuale-conquistatore” e sia completamente dimentico del modello dell’amore profondo, anche fra un ragazzo ed una ragazza, figuriamoci se a vivere l’amore sono due persone dello stesso sesso! Quello di Nicola Lecca è sicuramente un gran libro (forse per questo motivo non ha vinto quest’anno il noto premio letterario…) riesce in a trasmettere una positività molto forte, trasmette, dopo pagine di angosce, di durezza, di desiderio del protagonista di essere un altro, a ricostruire un Gabriele fatto delle stesse cose di cui era composto il Gabriele delle prime pagine, ma con in più la scintilla dell’amore. E l’amore è uno solo, non fa differenze di sesso, di età o di paesi, ecco perché è assurdo essere accoltellati per un affettuoso bacio, e perché è altrettanto orribile ed ignominioso che una Stato, che si dice paladino della giustizia, non tuteli e soprattutto rispetti ogni forma d’amore. [...]

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    gianni

    20/05/2009 13:01:10

    Io ho poco da dire se non la sensazione che ho provato alla fine, quando l'ho chiuso (ma non l'ho ancora messo insieme agli altri libri). Mi ha fatto pensare che una possibilità c'è, che veramente, quando meno te l'aspetti capita una cosa, banale o meno, voluta o subita e che in mezzo a tante che vanno storte... una dritta c'è! E' un libro "fisico" tanto nella parte di dolore di Gabriele quanto in quella gioiosa (e pure quella in cui spera sempre un qualcosa che pare non capiti mai). Queste impressioni non solo si leggono ma ti si stampano addosso, ti ci ritrovi e un certo meccanismo che verso una cosa o l'altra tutti hanno, è reso in modo davvero perfetto: quel essere certi di non ricarderci e nello stesso tempo sapere che ci ricadrai... appena possibile. Non è un libro triste ma lo considero di... speranza!

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    Daniele

    20/05/2009 12:54:47

    Durante la lettura di questo toccante romanzo, mi è venuta voglia di andare da Gabriele, di abbracciarlo e dirgli io sono qui. Di provare a prendere il posto della sua musica, del suo diario e della palestra. L' autore mi ha trasmesso così profondamente le ansie e le fragilità del protagonista, che a un certo punto era come se lo conoscessi. Ma sopprattutto è stato abile a fare in modo che tra le righe trasparisse sempre la sua richiesta di calore e non di perfezione. Il calore che la sua famiglia, che non poteva rappresentare in modo più incisivo, non gli ha dato. Le parole del ballerino non hanno corpo, nè forma, ma non sono evanescenti come Gabriele cercava di essere. Anzi sono piene di calore, che attraversa il guscio, ricordandoti che è soltanto un involucro, e che ti fa sentire quanto può essere intensa una carezza nell' anima. Grazie per le emozioni che mi hai regalato, e per la speranza, che hai alimentato in me.

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    Marcello

    17/05/2009 19:35:43

    Bellissimo libro. Da leggere e rileggere. Il tema dell'omosessualità viene trattato in maniera molto toccante e reale, senza mai cadere nella volgarità. Ottima anche la conclusione. Nicola Lecca grande come sempre.

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    luca

    06/05/2009 13:22:35

    bellissimo, ogni tanto lo rileggo. tema affrontato in modo fine, mai volgare. Da consigliare, anzi da regalare. Ho trovato una certa similitudine per la finezza nel trattare l'omosessualità con il romanzo "La statua di sale" di Gore Vidal.

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    Lino

    20/04/2009 21:48:12

    Capita di leggere dei libri e sperare che non finiscano mai...ecco Il corpo odiato, il suo protagonista, le luci e la musica che lo circondano. Sono grato a Nicola Lecca per questo splendido e sofferto romanzo che così tanto mi ha coinvolto emozionato e trasportato. Per un attimo vicino agli accadimenti della storia eppoi ancora nostalgico di una vita che non esiste ormai. La perfezione svanita, il pentimento, il tempo che trascorre...così...inesorabilmente. Esiste un momento in cui ogni cosa non ha senso ed un altro che ti cambia la vita. Ma il sogno non deve essere per forza perfetto. E' un libro bellissimo.

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    Stefano

    14/04/2009 22:15:16

    Un libro può essere un dono, e il dono è gratuito, come l'imperfezione. Lo è, per me, Il corpo odiato di Nicola Lecca. Il suo libro oggi serve. Serve perchè tocca, vive, restituisce, traduce, l'esperienza di un male molto attuale. E non lo nega, per risolverlo.

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    Eliano Cau

    14/04/2009 14:49:41

    Devo dire che lo splendido romanzo IL CORPO ODIATO di Nicola Lecca mi ha colpito e mi ha sconvolto: per la tematica così forte, delicata, originale; per la scrittura, simile eppure diversa da quella già vista e goduta nella altre sue creature. Ha avuto un grande coraggio, Nicola, a cimentarsi con l'anoressia e l'omosessualità, ma l'ha fatto con una levità e insieme un'analisi tanto profonda che raramente se ne vede di simili non solo tra le patrie Lettere ma nel resto del mondo letterario. I nostri autori poco frequentano quelle prode, e spesso riscaldano minestre già digerite. Nicola ha affrontato un mondo che altri ignorano, e non ha tradito né i lettori già conquistati né i nuovi che gli si avvicinano per la prima volta. Ma soprattutto non tradisce la sua sensibilità e la sua intelligenza. La lingua poi la trovo ugualmente affascinante e congruente con la forma diaristica. Bravo Nicola! Come sempre il tuo inchiostro sa creare emozioni di rara potenza.

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    Elio Ria

    31/03/2009 11:46:15

    Il libro di Nicola è uno dei più belli letti ultimamente. Ho apprezzato lo stile narrattivo scevro da orpelli letterali e funambolismi verbali. Lecca ha saputo narrare con semplicità il disagio di un giovane alla ricerca di risposte importanti per se stesso, attraverso un'esplorazione ricca di riflessioni e tematiche sociali e giovanili.

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    rolando romano

    28/03/2009 09:00:45

    Il libro di Nicola è uno dei più bei libri che mi sia capitato di leggere in questi ultimi anni. Ben scritto, mai ovvio ne ruffiano. La mia vita è sovrapponibile a quella di Gabriele. Anch'io mi sono perso nelle discoteche di mezza Europa a cercare la bellezza assoluta ben cosciente che si trattava di una droga senza possibilità di vittoria. La bellezza perfetta che "commuove".Ora che ho un rapporto stabile da 9 anni ho capito che la serenità e la bellezza si trovano altrove. Forse si può dire che il percorso inferno-redenzione del libro può sembrare un pò ovvio e moralista, ma non è così. Penso che sia il percorso giusto. Voglio aggiungere che l'autore in questo libro mi ha riportato negli abissi più profondi della sofferenza e non mi vergogno a dire che più volte ho pianto e ho dovuto riprendere fiato prima di continuare ad andare avanti nella lettura. L'ho centellinato capitolo per capitolo. E'stato un ripercorrere la mia storia di omosessuale. Dico omosessuale perché penso che questo sia un libro sull'omosessualità. La coscienza di quanto sia bella l'imperfezione in un contesto affettivo è quello che vorrei augurare a tutti. Vorrei leggere ancora un libro di Nicola. Cosa mi consigliate?

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    monica melis

    26/03/2009 09:40:03

    Il romanzo l'ho letto quasi tutto d'un fiato, anche perchè il linguaggio non è mai pesante e non ci si impiega poi tanto ad entrare in sintonia ed empatia col personaggio. Mentre le pagine scorrevano, e malgrado le pochissime descrizioni di esterni devo dire che mi sembrava di percepirne i luoghi e addirittura la luce. Non so se agli occhi di grandi esperti e ai suoi stessi possa contenere dei difetti, ai miei non ne sono sopraggiunti e poi posso permettermi di dirle che ho provato le stesse sensazioni che provai quanto tempo fa lessi "Alexis". Leggerezza malgrado in sottofondo ci sia una grande sofferenza. Grazie per il "corpo odiato". Monica Melis "la Voce dei Comuni".

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    Paolo

    12/03/2009 20:26:12

    Leggendo la prima parte (non l'ho ancora finito), ho avuto lo stesso identico pensiero di quando avevo letto il capolavoro di Hoeg, "Il senso di Smilla per la neve". Mi spiego: la cosa che mi era parsa eccellente dell'autore danese, era stata che leggendo il romanzo dove Smilla parlava per bocca sua, si aveva l'impressione che a scrivere fosse una donna, e non Hoeg appunto, talmente era perfetto è nell'opera il calarsi dell'autore nel personaggio femminile. E allora la domanda (intesa come dubbio intellettuale naturalmente,e non certo come desiderio di scoop o porcherie simili), sorge spontanea: Per entrambe le opere gli autori sono asettici rispetto ai personaggi e alle tendenze che vengono descritte, oppure sono invece così eccezionalmente convincenti perchè i loro scritti in qualche modo sono una trasposizione del loro vissuto ? Anch'io scrivo, racconti noir, ma mai riuscirò in vita, credo, a dare l'impressione che scrivente e protagonista siano una sola cosa, per quanto il mio Pal Zonta sia comunque la mia parte vera e potenziale. Non so se mi sono spiegato, ma comunque per me ciò che ho letto finora del racconto è semplicemente eccellente e piacevolmente angoscioso. grazie Nicola Paolo

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    C.

    12/03/2009 14:31:38

    Ho letto il tuo racconto lentamente per paura che terminasse e per accellerare in modo istintivo in alcuni pezzi quasi a farmi condurre lungo la storia .Mi sento Gabriele nella sua ricerca di una perfezione inesistente ma che serve da barriera al modo esterno.Il mio corpo non mi dispiace ma non riesco a perdonare me stesso di non essere stato in grado di amare chi era al mio fianco.È stato un atto di viltà,paura di vivere.Spero chr un giorno la magia di quel primo incontrò possa accaddere di nuovo,magari seduto accanto in una prima fila a teatro e chiamarlo per nome.La ricerca della felicità logora e lascia senza fiato e intanto la vita ti scorre addosso e ci si accontenta di baci fugaci ed incontri sterili ed ogni volta si perde qualcosa un pò di magia.Questo racconto mi ha fatto capire che ciò che sento e provò non è qualcosa di alieno e che qualcuno sia riuscito a esprimere in parole tutto ciò mi fa sentire meno solo.Grazie.

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    Gina

    12/03/2009 11:24:48

    Autore coraggioso Lecca nell'affrontare il tema dell'omossessualità in maniera così viscerale e senza mai cedere alla volgarità. Talvolta la sofferenza è "così TROPPA" che vomitarla su un foglio di carta con i tratti di una penna sembra alleviarla.E' un esercizio comune in cui è facile ritrovarsi, qualsiasi sia la causa del nostro disagio, ed attraverso il quale talvolta si risorge.

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