Correre è una filosofia. Perché si corre

Gaia De Pascale

Collana: Saggi
Anno edizione: 2014
In commercio dal: 30/04/2014
Pagine: 188 p., Brossura
  • EAN: 9788868330811
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    Maurizio Crispi

    19/05/2014 09:44:18

    Questo libro è la naturale continuazione di alcune opere precedenti di Gaia De Pascale, ma soprattutto dell'intervista a Marco Olmo che si trasforma in una narrazione sulla storia dell'uomo e sulle sue motivazioni alla corsa sulle lunghe distanze. Benché nel titolo compaia la parola "filosofia" Gaia De Pascale non è una filosofa ma è un'esperta in Analisi testuale ed interpretazione di testi e romanzi. E rivela pienamente le sue competenze nel prendere in esame la corsa,il correre, le sue pratiche e tutto ciò che vi è annesso associativamente come un grande testo fitto di storie reali ed immaginarie da analizzare, interpretare e connettere. Ed ecco che nel suo libro, suddiviso in alcune parti tematiche (tanto per fare degli esempi, ne cito alcune: Corsa e infanzia, Corsa e dolore, Corsa e solitudine), interagiscono personaggi mitologici che compaiono nella storia primeva dell'uomo, ma che scaturiscono anche dalla potente fabbrica mitopoietica del cinema e della letteratura con personaggi reali, in carne ed ossa, ciascuno dei quali diventa il portatore di una storia emblematica e l'esemplificazione di un enunciato, relativo alla corsa. Quindi, il testo di Gaia De Pascale si legge volentieri, sia da non "addetto ai lavori", sia da praticante della corsa, perché nelle sue pagine dense di aneddoti e pullulanti di storie di vita, ci si incontra con le proprie personali esperienze, si ha l'occasione di rifletterci su e di metterle a confronto con quelle di altri, di "categorizzarle" in un certo senso. Ma ciò che piace (che a me è piaciuto particolarmente) è lo sforzo continuo di dare un senso a ciò che è apparentemente insensato, in un percorso inverso a quello compiuto da altri che, ad esempio, si sono trovati ad affrontare la Maratona di New York per la prima volta, avendo scolpito nella mente in lettere cupe il livido scenario proposto da Baudrillard. E si apprezzano anche le luminose pagine di esegesi di alcuni dei più bei film sulla corsa mai prodotti.

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