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Francesco Recami

Collana: Il contesto
Anno edizione: 2007
Pagine: 184 p. , Brossura
  • EAN: 9788838922312
Il primo capitolo del nuovo romanzo di Recami inizia con il racconto d'una vicenda alquanto squallida: all'uscita di un supermercato Lucilla, matura donna coniugata, accetta l'offerta di una prestazione sessuale da parte di un gigolo, il cui vero obiettivo è far fotografare l'amplesso da un complice, a scopo ricattatorio. Tuttavia la storia non solo sembra rifarsi alla più vieta stereotipia della narrativa trash e pulp, ma tipograficamente presenta un numero esorbitante di refusi. Se ne accorgerà infatti ben presto, nel secondo capitolo, il "correttore di bozze" incaricato di correggere il testo sulle disavventure di Lucilla, rabbrividendo "di disgusto e di indignazione".
Si intrecciano quindi all'interno del libro due filoni romanzeschi: quello del racconto sull'improvvida signora e quello, solo all'apparenza metanarrativo, intorno al correttore di bozze e alle sue considerazioni riguardo alla prosa su cui lavora e allo stato dell'arte relativamente a scrittura e mondo editoriale. Invece sempre di narrativa si tratta, poiché le riflessioni che Recami fa esprimere al suo protagonista (o, se vogliamo, deuteragonista) non sono saggistiche, ma fanno parte di una smaliziatissima fabula ancipite che, con molta ironia, mette alla berlina un certo modo cialtronesco di porsi da parte di troppi autori e/o editori: insofferenti riguardo alla stigmatizzazione delle loro pecche letterarie, i primi, disinvolti rispetto alla scarsa qualità dei propri libri, i secondi.
Vanno dunque alternandosi i capitoli delle due vicende parallele; ma via via che le pagine scorrono al correttore par di adocchiare segnali inquietanti fra le righe delle bozze da vagliare: i refusi, anzi gli errori smaccati aumentano sempre più. Ma quel che è peggio, lui non si capacita di certe opzioni dell'autore: i personaggi risultano poco credibili e, ciò che maggiormente lo turba, vi sono incongruenze e ambiguità a ogni piè sospinto. Il correttore è tentato di modificare o cassare parti del testo e si trattiene sempre più a fatica. Sorge pian piano in lui una sorta di mania di persecuzione: non saranno quegli sbagli pedestri una trappola tesa a lui per accusarlo d'incompetenza e cacciarlo?
Così, con la scusa di raccapezzarsi tra le bozze di una prosa spuria, caotica e depistatrice, il correttore e Recami stimolano sempre più chi legge a proseguire questo testo smaliziato e intrigante. E perciò, paradossalmente, il romanzo funziona nonostante – anzi proprio grazie a – errori, paranoie, travisamenti e reiterate sospensioni/procrastinazioni di due storie che alla fin fine diventano (o meglio sono sempre state) una sola; con il correttore che si fa autore, mimando pure lui la narrativa trash nell'inventarsi trame spassosamente truculente, fra efferatezze, pornografia e sadismo. Però è solo un gioco letterario, una garbata presa in giro di certi romanzi che strizzano l'occhio alla morbosità dei lettori. "Ma che ci vuole a spararle grosse?" è il commento lapidario del correttore, che giustamente irride ai mezzucci con cui certa narrativa contemporanea ricorre, pur di conquistare visibilità.
Date le premesse, come si potrà immaginare, il finale di questo insolito romanzo nel segno dell'originalità stilistico-espressiva è privo di una vera cesura conclusiva, che semmai si pone come una sospensione o un rimando. Al correttore, che non ha ancora terminato di leggere le sue bozze, e pure al lettore affinché immagini lui stesso, se vuole, una fine consona a questa narrazione così vivace e intelligente. Francesco Roat

Recensioni dei clienti

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    giorgio g

    27/04/2016 17.00.06

    Prima di scrivere questo commento ho voluto - cosa che non faccio mai - vedere le recensioni degli altri lettori. Si dividono tra gli entusiasti e quelli che giudicano leggere il libro una pura e semplice perdita di tempo. Ebbene, io sto con questi ultimi: lo giudico sconclusionato ed infarcito di particolari al limite della sopportazione. Insomma, una bocciatura su tutta la linea. Se fosse stato il primo libro di Recami che avessi letto, mi sarei ben guardato dal prenderne in mano altri. Fortunatamente (per lui) avevo letto prima la serie della Casa di ringhiera, Il caso Kakoiannis-Sforza ed Il Segreto di Angela per cui lo considero come un "peccato di infanzia".

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    Laura

    08/08/2015 09.57.34

    Recami,una felicissima scoperta.Ho trovato il romanzo intelligente,ben scritto,geniale,ironico. Ciò che manca nello scenario un po' sconfortante della letteratura italiana contemporanea.Non a caso,alla fine del libro,viene citato Bolano.

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    ivan

    16/07/2013 11.28.52

    Un romanzo "visionario", una dichiaraizone d'amore ad una professione in via di estinzione: quella del correttore di bozze. Certo non è agevole tenere il filo del romanzo visto che spesso l'Autore inserisce nella trama anche sue personali condierazione. Nel complesso è un libro molto interessante da leggere con particolare attenzione.

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    francesco d'addio

    29/05/2010 22.25.00

    Dispiace dover concludere (faticosamente) un libro e dover ammettere che di quello che si è letto ben poco rimarrà dentro. Confuso, pretenzioso, a tratti volgare (ma non è certo quello il limite), ha l'unico pregio di riuscire a trasmettere le frustrazioni e le paranoie di una figura che è "costretta" ad avere a che fare con la scrittura ma curandone solo gli aspetti formali. La "storia nella storia", poi, a tratti morbosa, è calata dentro in maniera forzata; la parte finale del libro è addirittura cervellotica ed irritante. Confesso che ho fatto fatica a finirlo, e che l'ho concluso semplicamente per avermi autoimposto da sempre di leggere i libri comunque fino alla fine (se dicessi che mi aspettavo che il libro "andasse a parare" prima o poi da qualche parte sarei poco sincero...). Forse non l'ho capito, resta comunque molto deludente.

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    fiorella

    03/04/2010 14.35.57

    Concordo con Luca, mi sembra che l'Autore abbia scritto questo "romanzo?" per sé.Io lo l'ho trovato cervellotico contorto e inconcludente.

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    flavia

    08/11/2009 10.48.20

    Sbaglierò, ma credo che scrivere un romanzo sia innanzitutto avere una storia da narrare. E qui in realtà non c'è: il lettore va avanti a leggere per un po', ma poi si annoia e lascia perdere. Oltretutto la scrittura è contorta e faticosa, con sofismi, giochi di parole che dovrebbero esprimere i disturbi mentali di un poveraccio, ma annoiano profondamente.

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    Maurice

    19/01/2009 20.53.13

    Non riesco a capire se sono scemo io o ho letto il libro capovolto. So che non ne ho capito un tubo, e se qualcuno volesse illuminarmi gliene sarei grato!

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    luca

    01/09/2008 12.38.54

    Il romanzo non mi ha convinto, anche se la trama mi aveva all'inizio interessato. L'idea non è stata sviluppata con quella attenzione a non far mai cadere l'attenzione del lettore, a coinvolgerlo, a fargli capire cosa sta capitando. In buona sostanza, chi legge non governa il testo, la trama, il racconto. Mi sembra di poter dire che questo romanzo è stato scritto per l'autore, più che per il lettore. Una scortesia che si può perdonare per il punto di forza del romanzo. La descrizione, questa si integrante e degna di menzione, del mondo dell'editoria. Il correttore segnala al nostro ludibrio quanto mai opportuno quelli che attraverso vie carsiche riescono a farsi pubblicare un testo, ma che non sanno scrivere e non accettano le correzioni. In questo Recami è bravo e per queste parti il romanzo merita di essere letto.

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    Angelo Proserpio

    01/02/2008 09.18.15

    Non c'è niente da capire e tutto da pensare in questo romanzo. La lettura avviene per caso e per necessità (stocastica, direbbe il correttore?). Esattamente come trovarsi ogni giorno in coda con altre auto in autostrada a pensare alla vita assurda che facciamo (ma il correttore userebbe un'altra espressione).Geniale

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    Silvia

    11/11/2007 16.49.47

    Incuriosita dalla trama ho letto questo libro che ho appena riposto in libreria con sommo scontento. Ero molto intrigata all'inizio dall'originalità della storia ma a lungo andare mi sono annoiata e irritata fino alla conclusone che mi ha lasciata perplessa. Forse mi è sfuggito qualcosa

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    bentivoglio

    30/10/2007 17.18.54

    Un testo strano che mi è piaciuto molto, atmosfere alla Lynch, non è un libro da ombrellone

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    Luca

    21/10/2007 11.21.18

    D'accordo per l'originalità della trama, d'accordo per la discreta rappresentazione del correttore di bozze, che a tratti mi ha ricordato il meraviglioso Bartleby, scrivano di Melville, però la storia risulta alla fine alquanto sconclusionata e confusa. Se l'effetto sia voluto o no poco ci importa: a un certo punto sembrano persino due misteri e crescono le aspettative, ma poi rimane solo un po' di delusione...

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    Elisabetta

    13/10/2007 20.21.15

    me ne hanno parlato varie persone, cosi', per curiosita, l'ho letto: mi e' piaciuto moltissimo e lo consiglio vivamente, per come e' scritto, ma soprattutto per l'originalita' della trama e per come sono raccontati i personaggi. bellissimo.

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    Pischeddu

    12/10/2007 15.00.38

    l'Autore è sicuramente una persona molto intelligente, ma il romanzo non è commerciabile. Mi domando come egli abbia fatto a farsi pubblicare?

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    giuseppe petralia

    17/09/2007 11.58.10

    Un libro innovativo e originale sia per la trama narrativa che pe lo stile, che va apprezzato in considerazionre che gli autori tendono a ripetersi.Due romanzi in uno orchestati abilmednte dall'autore che non fa mistero di accusare i mondo editoriale di superficialità( in questo ci ricorda Rugarli). La figura del solitario correttore, con il lapis, gli evidenziatori poggiati sul tavolo, controllore della grammatica italiana, é da antologia.

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    Mimo

    15/09/2007 12.24.06

    forse 'irritante' come lo definisce claudio, e' un aggettivo adatto. ma irritante in senso positivo, perche' il libro e' conturbante, stupefacente, 'irritante' perche' il lettore e' cosi' spiazzato che all'inizio non capisce nulla.. ma poi nel corso del libro si ritrova, mette insieme i fili delle trame... ottimo libro sia per l'originalita' della struttura, che per il modo in cui sono descritte le personalita'. miglior libro che ho letto da un bel po'... romanzo di grandi ambizioni, pienamente raggiunte

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    Luigi

    14/09/2007 17.43.41

    Consigliatissimo. Leggendolo si ha la sensazione di leggere un classico, non so se esistono molti esempi di sperimentazioni di questo tipo, in ogni caso non ne conosco. In generale mi spaventano le sperimentazioni spesso sono tentativi fare a tutti i costi qualcosa di nuovo. Questo è uno dei pochissimi casi in cui c'è il vero piacere di leggere qualcosa di nuovo, un'idea ben congegnata e ben sviluppata, e se nella parte centrale probabilmente si fa un po' fatica per non perdersi nelle paturnie del correttore poi si riprendono i fili e alla fine pur essendo molto complesso è senz'altro un libro che si legge d'un fiato.

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    claudio

    13/09/2007 17.22.26

    irritante. il tentativo (nobile) di prendersi gioco dei vari gialli e noir che invadono le nostre librerie si arena miseramente sulla follia del correttore di bozze. i suoi tic, le sue manie diventano insopportabili alla seconda pagina. veramente una delusione.

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    Francesco

    12/09/2007 09.50.58

    che stranissimo libro!!! difficile da spiegare. un libro dentro un altro libro: la storia di lucilla e il gigolo e' leggera, divertente, un libro Harmony inserito in un'altra trama che riesce a non diventare mai noiosa ne' ripetitiva, pur giocando con la psicologia di un personaggio kafkiano nel suo grigiore.... Ma non solo il carattere del Correttore e' descritto in ogni sua minima, burocratica, pulsione, vogliamo parlare di lucilla? le sicurezze, i dubbi, i gusti di una casalinga degli anni '90 maestralmente descritti!!! una vera scoperta questo recami.

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    Edoarda Milano

    10/09/2007 21.53.10

    Ho letto per caso il primo libro di Recami, 'L'errore di platini': mi era molto piaciuto. Per questo ho deciso di leggermi questo suo nuovo libro appena uscito. che dire? sono rimasta senza parole. un capolavoro forse? lo finisci di leggere e ti sembra di aver letto un classico, una 'cosa' grossa, importante, un Libro, ma anche ti sembra di non aver capito nulla, di dover tornare a leggere i passaggi fondamentali. la trama e' intricatissima, e' l'autore che si prende gioco del lettore? o e' il correttore che viene preso in giro dalla redattrice? o il gigolo' della casalinga? e' tutto un seguire-essere inseguiti, un osservarsi a vicenda nella paura di essere osservati. le parti in cui e' descritto il lavoro del correttore sono da vero maestro... nella loro ripetitiva meticolosita'.. mi sono appassionata alla Noia del piccolo mondo del correttore di bozze, ai suoi evidenziatori e alle sue gomme per cancellare, ai suoi punti interrogativi o alle parentesi graffe... Recami e' un GENIO!!!... il libro a volte e' ilare (leggi con le lacrime agli occhi) a volte e' cervellotico e intricato... Finisco solo con dire che e' un libro che ti lascia a bocca aperta. BRAVISSIMO

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