È così che si uccide - Mirko Zilahy - copertina

È così che si uccide

Mirko Zilahy

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Editore: Longanesi
Collana: La Gaja scienza
Anno edizione: 2015
In commercio dal: 4 gennaio 2016
Pagine: 410 p., Rilegato
  • EAN: 9788830442009
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È così che si uccide

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Gaia la libraia

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Questo romanzo non è solo il thriller italiano che ha conquistato gli editori internazionali prima dell’uscita. Non è soltanto un esordio travolgente, scritto con maestria inedita. Questo romanzo è una sfida irresistibile, che avvolge il lettore nell’incantesimo della più pura tensione narrativa.

La pioggia di fine estate è implacabile e lava via ogni traccia: ecco perché stavolta la scena del crimine è un enigma indecifrabile. Una sola cosa è chiara: chiunque abbia ucciso la donna, ancora non identificata, l’ha fatto con la cura meticolosa di un chirurgo, usando i propri affilati strumenti per mettere in scena una morte. Perché la morte è uno spettacolo. Lo sa bene, Enrico Mancini. Lui non è un commissario come gli altri. Lui sa nascondere perfettamente i suoi dolori, le sue fragilità. Si è specializzato a Quantico, lui, in crimini seriali. È un duro. Se non fosse per quella inconfessabile debolezza nel posare gli occhi sui poveri corpi vittime della cieca violenza altrui. È uno spettacolo a cui non riesce a riabituarsi. E quell’odore. L’odore dell’inferno, pensa ogni volta. Così, Mancini rifiuta il caso. Rifiuta l’idea stessa che a colpire sia un killer seriale. Anche se il suo istinto, dopo un solo omicidio, ne è certo. E l’istinto di Mancini non sbaglia: è con il secondo omicidio che la città piomba nell’incubo. Messo alle strette, il commissario è costretto ad accettare l’indagine… E accettare anche l’idea che forse non riuscirà a fermare l’omicida prima che il suo disegno si compia. Prima che il killer mostri a tutti – soprattutto a lui – che è così che si uccide.
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    valcai

    14/05/2020 07:37:57

    La storia, le ambientazioni, la scrittura le ho trovate originali. Il commissario protagonista come da copione è un essere tormentato, forse anche troppo, a volte la sua storia personale si intreccia con l'indagine fino ad offuscarla. Quello che non ho apprezzato è la scelta di ridurre l'indagine vera e propria a pochi scarni passaggi. Non c'è un crescendo che permette al lettore di fare ipotesi, solo dalla metà del libro in poi si inizia a fare luce sul passato delle vittime. Credo che leggendo un libro giallo,noir,thriller o come lo vogliamo chiamare il lettore debba avere a disposizione degli indizi per seguire la storia, in questo libro sono mal distribuiti.

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    luisca

    14/05/2020 07:34:50

    Il mio giudizio nasce dalla sorpresa, piacevolissima, di aver trovato un libro scritto in un ottimo italiano che cala nel nostro paese una tematica poco presente, quella degli omicidi seriali, ritraendo personaggi e luoghi in modo realistico, nitido e umano all'interno di un intreccio narrativo incalzante, con uno stile che ritengo semplicemente magnetico. Per tutti i lettori che cercano qualcosa di insolito.

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    vokal

    14/05/2020 07:31:16

    Questo thriller si presenta in modo attraente perché è ambientato a Roma, e , soprattutto su una lettrice romana come me, fa immaginare che la storia sarà realistica, come realistica risulta la scelta delle strade, in confronto a quei luoghi sconosciuti di solito americani, che ti sospendono fuori della realtà.- Vuoi mettere il gazometro, il Tevere, le nostre vie quotidiane?Ma poi scopri che i cadaveri hanno ognuno un cadeau particolare al loro interno (il cuore di una donna è stato sostituito con quello di un suino,nello sfintere di un frate una valvola e così via). Allora scopri che è solo uno dei tanti thriller che si basano su particolari horrorosi e incredibili, su noiosissime e incomprensibili descrizioni di luoghi in cui non ci si riesce ad orientare, i gazometri diventano strumenti infernali, piove sempre, il fango trascina tutto , i personaggi risultano antipatici. non credo di dover aggiungere altro. E non leggerò un altro libro di questo scrittore kitch e privo di vera fantasia.

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    lerd88

    14/05/2020 07:27:32

    In quest'opera, purtroppo, manca la tensione narrativa, ovvero il quid misterioso che spinge il lettore a girare una pagina dopo l'altra, a correre verso l'esito finale. Il commissario Enrico Mancini appare svogliato, depresso, ben lungi dall'avere elaborato il lutto della morte della moglie. E non ha voglia di indagare, e non vuole essere coinvolto, vorrebbe solo sprofondare in un buco nero e addormentarsi. Ma se lui non ha voglia di seguire l'indagine, come può comunicare interesse al lettore? Questo errore di fondo fa cadere tutto il castello di carte. A nulla vale la trama, piuttosto articolata ma lenta e pesante; e neppure la buona scrittura di Mirko Zilahy riesce a salvare il romanzo, come un vento che soffia su una barca dalle vele ammainate; e neppure le contorte invenzioni sanguinarie dell'assassino stuzzicano la curiosità, anzi in tale contesto sono nauseanti. In breve, sembra un prodotto costruito a tavolino, persino con una certa sapienza, e avrebbe potuto funzionare. Ma la passione è come un fuoco che si propaga: se non c'è la scintilla iniziale, nulla si incendia.

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    griffd

    14/05/2020 07:23:51

    Mi sono imbattuta quasi per caso in questo autore che non conoscevo e ne sono rimasta davvero piacevolmente sorpresa: il romanzo si legge tutto d'un fiato, alcuni capitoli lasciano come sospeso qualcosa che deve accadere, e questo porta a voler divorare il libro. L'autore abbina una scrittura raffinata, colta ma scorrevole ad una trama interessante. Indimenticabile il personaggio di Mancini ed il suo distacco dal mondo, a volte poco empatico, ai limiti dell'antipatia ma molto intenso. Un bel romanzo che consiglio agli amanti del genere.

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    darob

    14/05/2020 07:16:16

    Leggere - o forse nel mio caso dovrei dire divorare - le pagine di questo romanzo significa affrontare una realtà che fa mare, che brucia, che sanguina. Troverete descrizioni incredibilmente realistiche, capaci di trasportarvi al centro esatto della scena madre, senza lasciarvi il tempo per elaborare quanto sta accadendo, senza la possibilità di evitare il colpo che alla fine arriva, dritto alla bocca dello stomaco, lasciandovi praticamente senza fiato. È curioso ed affascinante il talento di Zilahy nel rendere ogni emozione presente e tangibile, ogni dolore vivo ed insopportabile come se fossero nostri, reali e pulsanti sotto la nostra pelle. Un legame imprescindibile che si viene a creare tra lettore e storia in grado di trasformare la lettura di È così che si uccide carne viva tra le nostri mani, scrittura vissuta sotto i nostri occhi, colmi di stupore e meraviglia, di dolorosa incredulità e di una profonda empatia che mai ci saremmo aspettati.

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    Francesco LP

    13/05/2020 08:29:21

    Un maestro del thriller. Fiato sospeso dall'inizio alla fine. Ottimo espediente narrativo!!

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    Sari

    01/01/2020 12:47:30

    Libro molto scorrevole, avvincente! Lo si legge in pochissimo tempo perché ti spinge sempre ad andare avanti!

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    Santina

    25/09/2019 09:52:23

    Libro molto interessante e avvincente. Non vedo l'ora di legger altri libri dello stesso autore

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    Tix

    22/09/2019 09:19:43

    Enrico Mancini è uno sbirro. Commissario di polizia a Roma con una formazione professionale negli States. E già solo con questo dettaglio è uno sbirro da amare. Ma è anche un uomo ferito, segnato da un grave lutto, forse uno dei più tremendi: la perdita della moglie per colpa di una malattia. Per l’intera storia si percepisce la sua infinita sofferenza e la sua fragilità. Il senso di colpa per non esserle stata accanto nei suoi giorni di vita lo divora a tal punto da non aver più una ragione di vita. In una Roma piovosa di metà settembre, Mancini sta lavorando alla scomparsa di un medico quando viene coinvolto nelle indagini per il brutale assassinio di una donna non identificata. Inizialmente restio a occuparsi del caso, si trova ad alternare momenti in cui non vuole sentirne nemmeno parlare a momenti in cui sembra non avere altro scopo nella vita. E nonostante tutto gli riesce ancora piuttosto bene. Perché, in fin dei conti, Mancini vuole fermarlo, vuole salvare delle vite, visto che non è riuscito a salvare quella della moglie. Di Mancini m’è piaciuto soprattutto la sua fragilità, mostrata e, contemporaneamente nascosta in più occasioni. Non è un supereroe, non è infallibile né invincibile. E nemmeno affidabile, visto i suoi continui cambi d’umore. È umano. Sbaglia, perde le staffe, piange, soffre e… tanto altro, ma poi rischio di spoilerare. Ho letto in giro che lo stile di Zilahi in questo romanzo è stato definito “cinematografico”. Ogni scena, ogni luogo, ogni singolo gesto dei personaggi è descritto con una chiarezza tale da visualizzarlo in mente in maniera vivida. E sembrava di vederli quei posti, gli edifici, le strade di una Roma cupa e umida, fangosa nella quale si impantana il nostro stanco commissario. Il tema di fondo, la motivazione che dà il via all’intera vicenda è un tema duro, di quelli che lasciano il segno, affrontato con vivida oggettività in tutta la sua crudezza e crudeltà. E ci si ritrova lì a solidarizzare con tutti i personaggi, o quasi.

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    Claudio

    21/09/2018 14:29:33

    Primo libro di Zilahy, scritto molto bene e infatti si legge facilmente, anche se il protagonista è troppo tetro e inverosimile mentre risultano più riusciti gli altri personaggi. Lo stile richiama un po' Donato Carrisi, con le atmosfere cupe e i continui riferimenti al male. Leggerò sicuramente gli altri due libri della saga di Enrico Mancini per vedere come vengono sviluppate le storie dei personaggi.

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    cecilia

    19/09/2018 13:22:30

    Il protagonista di questo thriller è il commissario Enrico Mancini, unico nel suo genere. Mancini è un profiler: dagli anni degli studi si è sempre interessato alla psicologia criminale e per approfondire tale tematica ha ottenuto una specializzazione a Quantico. Conosce i pensieri dei criminali seriali. Conosce cosa realmente un essere umano sia in grado di fare. Questa consapevolezza è un tormento per il commissario, sempre più deciso ad abbandonare la propria avviata carriera, anche a seguito di un dolore privato che fatica ad accettare. Non vuole seguire il caso che sta sconvolgendo Roma: un assassino uccide senza pietà e come un'ombra scompare, senza lasciare alcuna traccia. Essendo un romanzo thriller, la morte è un tema centrale dell'opera. Nel complesso il romanzo si legge volentieri. L'italiano usato è davvero buono e il racconto scorre velocemente, spingendo il lettore a continuare la lettura. “E' così che si uccide” non dovrebbe essere presentato come il nuovo romanzo thriller ma come un romanzo che obbliga il lettore ad affrontare temi dolorosi, profondi, intimi, che non sono dolori di un singolo ma collettivi.

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    mara regonaschi

    04/09/2018 16:58:31

    Notevole thriller d'esordio di Mirko Zilahy, che indaga la psicologia del suo protagonista, il commissario Mancini specializzato in criminali seriali, e di tutta la sua variegata squadra, incaricata di scoprire chi vi sia dietro i delitti che si susseguono in una capitale uggiosa e lugubre.

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    paolo

    05/06/2018 17:12:21

    Per essere un ‘opera prima nel genere, non male. In alcune parti non molto originale ed alcuni capitoli avrebbero necessitato di un approfondimento maggiore. Aspetto di leggere la “la forma del buio” per farmi un’idea ancora più precisa su Zilahy.

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    Manuela Fontenova

    02/05/2018 18:29:09

    E' così che si uccide è sicuramente uno dei romanzi che mi ha colpito di più negli ultimi anni. Sicuramente è diverso da quello che si può leggere ultimamente, perché il grande pregio di Mirko Zilahy è stato quello di non cadere nei cliché che purtroppo abbondano nei thriller italiani (e non solo). Il suo personaggio, Enrico Mancini, sfiora lo stereotipo per distaccarsene ben presto, quasi a sottolineare la sua individualità e la sua potenza "scenica". Le ambientazioni sono davvero belle, non riesco a trovare un'altra definizione che tenga: la Roma di cui ci parla l'autore non è solo la scena dei feroci crimini dell'Ombra. E' una città ricca di storia, di cultura e di bellezza, e Zilahy ce lo trasmette con la sua scrittura elegante e ricercata. Le sua parole accompagnano la narrazione, smussando gli angoli più crudi del genere che ha scelto di proporci. Io direi che " è così che si scrive!". 5 stelle per questo grande thriller.

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    Valerio

    30/07/2017 14:03:39

    Finalmente un thriller che, nonostante alcune scene forti, non scade nello splatter o nel "già visto". Enrico Mancini è un personaggio completo... Non solo il classico commissario, ma un profiler con un vissuto alle spalle che ce lo fa apprezzare e, di più, ci fa immedesimare. Una scrittura superba che non ci si aspetterebbe da un classico thriller. Non ho parole...una rivelazione! E che Roma magnifica e sconosciuta!!!

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    Arturo de Masi

    08/05/2017 11:18:38

    Un romanzo che ha grossi punti di merito e grandi cadute. L'ambientazione è davvero particolare, la Roma "industrial" del libro è davvero particolare e godibile. La qualità della scrittura poi, ha un registro nettamente superiore ai suoi pari genere senza mai appesantire troppo. Le cadute sono nei personaggi, troppo già visti e la trama, un intreccio, a mio avviso, poco riuscito in grado di suggerire l'assassino dalle primissime pagine. In definitiva, sembra troppo un prodotto, ben scritto, ben ragionato, ma poco coinvolgente.

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    GioTacca

    26/04/2017 17:22:37

    Un thriller "all'americana" ma non troppo ambientato in una Roma non scontata. Protagonista un po' banalotto (ed è il motivo per cui non metto il massimo dei voti) ma scorrevole e di facile lettura. Consigliato!

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    cantarstorie

    04/10/2016 09:50:20

    Un esordio interessante. Il libro avvince, a tratti convince, per originalità e stile di scrittura. Di sicuro, per gli amanti del genere, un autore da seguire con grande attenzione nelle sue prossime opere.

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    Luca

    25/09/2016 15:08:03

    L'idea era buona e l'ambientazione poteva funzionare alla grande. La città di Roma si presta bene al genere thriller a patto di non esagerare. Com'è possibile che in due settimane, nel mese di settembre, non si scorga nemmeno un timido raggio di sole? Nel complesso il romanzo è troppo "americano", esasperatamente cupo, con un epilogo alquanto scontato. I personaggi non incidono (soprattutto il protagonista), non riescono a rendersi simpatici e le loro debolezze (fin troppo enfatizzate) non li avvicinano al lettore. Infine, le descrizioni: sono esagerate, superflue. Sembrano il fulcro di ogni capitolo anziché introduzione all'azione. Sono arrivato in fondo per inerzia, con molta fatica.

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  • Mirko Zilahy Cover

    Mirko Zilahy ha insegnato lingua e letteratura italiana a Dublino ed è cultore di lingua e letteratura inglese presso l’Università per stranieri di Perugia. Molto attivo su vari fronti editoriali, è stato fra l’altro editor per minimum Fax e traduttore dall’inglese di testi molto importanti, quali per esempio Il cardellino di Donna Tartt. Nel 2015 è uscito per Longanesi il suo romanzo d'esordio, È così che si uccide, a cui seguono La forma del buio (2017) e Così crudele è la fine (2018). Approfondisci
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