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Massimo Pini

Editore: Mondadori
Collana: Le scie
Anno edizione: 2006
Pagine: 737 p. , ill. , Rilegato
  • EAN: 9788804496779
Apologetica, da un collaboratore tanto intimo e fedele, c'era da aspettarsela, ma così è troppo. È talmente giustificativa di ogni minima posizione del personaggio seguito anno per anno, così pronta a rintuzzare ogni osservazione critica, così animosa nel mettere in cattiva luce avversari effettivi o presunti, che la biografia dedicata da Massimo Pini a Bettino Craxi va collocata nello scaffale delle fonti da consultare per capire il leader più che in quello destinato agli studi sui protagonisti delle tormentate vicende del socialismo italiano.
Pini, manager pubblico e intraprendente editore, si sente investito di una missione di verità. La sua devota amicizia con Craxi risale al maggio 1967, a un incontro al fervido Club Turati, e fu un colpo di fulmine. Da allora cominciò ad annotare in taccuini, invero smilzi e frettolosi stando al saggio che è stato edito (cfr. Taccuini craxiani, in "Nuova Storia Contemporanea", 2006, n. 3), mosse e disegni del capo tanto ammirato. Sotto la data 19 ottobre 1982, nel corso di un weekend umbro, scrive con fierezza: "Ha ripetuto che io sono autorizzato a scrivere la sua biografia vera. E io intanto prendo nota". Sicché questo malloppo, allestito con vena giornalistica, si fregia di una sorta di placet postumo del biografato ed è ragguardevole per la massa di notizie, indiscrezioni, notiziole, messe a punto e retroscena che elenca in maniera minuziosissima, seguendo con ossequio cronologico i foglietti di un'agenda più che un filo interpretativo capace di organizzare la materia secondo un'accettabile prospettiva.
Del resto non poteva essere il lavoro caparbio – un quadriennio – di un fedelissimo a darci qualcosa di più: per certi versi orgoglio e umiltà si intrecciano in capitoli che spesso hanno un'indubbia utilità ricostruttiva e più di una volta fanno intravedere scenari che meritano illuminazioni e sostanziosi supplementi d'indagine. Il tavolo di Pini è ingombro di ritagli e articoli, nella sua testa mulinano confidenze e ricordi: l'intento di dire tutto ubbidendo alla scansione di un'arringa o eseguendo un lascito testamentario non gli consente di rispondere a interrogativi, che, chiuso il libro, sono più pressanti e complicati che mai.
D'accordo: il tentativo ostinato di Bettino Craxi fu quello di dar vigore all'autonomia riformistica del Psi. Perché questa operazione, perseguita fino dagli anni dell'Unione goliardica (l'organizzazione degli studenti laici), non dette i frutti sperati? Solo perché i comunisti furono sordi e fedeli alla loro ideologia di stampo leninista e ai loro legami internazionali? E, da ultimo, l'angosciato tramonto è solo imputabile al complotto di insidiosi magistrati? In realtà, Pini, proprio nel registrare gli scatti di amaro umore e la punitiva ringhiosità di un sospettoso leader, finisce per dimostrare – volontariamente o meno – quanto il disegno di Craxi sia stato inficiato dalla voglia di renderlo concreto giocando spregiudicatamente, d'azzardo, sullo scacchiere di un potere logoro e corrotto: non riuscendo a tramutare in movimento e diffusa coscienza una strategia che ebbe i suoi momenti e le sue intuizioni forti, sia dall'ottica del partito che da quella del governo. Non si avvertiva in lui il calore appassionato di un Nenni o la lucida asprezza di un Lombardi. Sembrava essere interessato solo a cambiare a suo vantaggio i rapporti di forza, non a cambiare le cose.
Ci sarebbe da sbizzarrirsi nel pescare qua e là in questo dossier per trarne spunti di ordine psicologico o fondate ipotesi di analisi politico-diplomatica. Craxi – un sintomatico episodio tra i tanti – incontrò papa Giovanni Paolo II il 1° dicembre 1983 e si trattenne a colloquio con lui per ben cinquanta minuti, senza testimoni. All'ora di pranzo incontrò alcuni collaboratori, "tra essi Massimo Pini", come si legge testualmente. Dal taccuino del quale si trascrive pari pari l'appunto del giorno: "A pranzo di buon umore mi ha detto che Wojtyła è un anticomunista e un estremista 'come lui', che Casaroli rappresenta l'italiano che si crede furbo, machiavellico e che invece è imbroglione, che la Chiesa polacca fa il pompiere in patria". Il passaggio rende abbastanza bene il tono prevalente di un modo di leggere gli avvenimenti e di inquadrare – con sicumera, arroganza e sconfinato egocentrismo – personalità e situazioni. L'aneddoto surroga sovente spiegazioni adeguate e documentate. Si vedano le pagine – pur interessanti – dedicate al tentativo di liberare Moro in cambio della concessione della grazia a una brigatista. Fanfani, scrive Pini, assicurò Claudio Signorile che avrebbe sottoposto il problema alla direzione democristiana del 9 maggio (1978). "Signorile – veniamo a sapere – parlò di questa esplosiva svolta con Craxi al telefono della sua auto, e Aldo Moro fu ucciso". Maledette intercettazioni.
  Roberto Barzanti

Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Luca

    17/04/2015 14.14.04

    Interessante perchè include informazioni, aneddoti, battute, retroscena. Come analisi storica vale zero - a parte la prospettiva di parte (come c'era d'aspettarsi), manca proprio il metodo storico. Pini non è uno storico, non consulta altre fonti, non cerva di collegare il piano politico a quello economico, culturale, etc. E' la testimonianza di chi a Craxi è stato molto vicino, ed è in questo il suo valore. Per una biografia seria di Craxi, anche di tipo giornalistico (come quella di Franco su Andreotti), c'è ancora da aspettare.

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    Roberto

    09/02/2012 14.47.28

    Bè, scritto da un craxiano di ferro, è normale che venga fornita una versione "alternativa" a quella ufficiale. Pallido panegerico.

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    Alessandro Marocco

    04/09/2008 12.04.44

    Ho acquistato questo libro e l'ho letteralmente divorato. Primo perchè mi interessa moltissimo la storia recente del nostro paese, secondo perchè volevo farmi un'idea personale ,e non inquinata dagli ideologismi, di questo grandissimo leader la cui storia e le cui drammatiche e tristissime vicende giudiziarie sono state mistificate e travisate. Un leader e uno statista che può essere considerato tra i più grandi di questo secolo, assieme a Berlusconi, De Gasperi, La Malfa, Croce e Mussolini. E' una biografia scritta con grande intelligenza, precisione e rigore storico e narrativo. La parte più interessante è comunque quella dedicata ai terrificanti anni di "Mani Pulite", quando Bettino Craxi cercò in ogni modo di reagire, assumendosi le proprie responsabilità con dignità, ma lottando per far sì che anche tutti gli altri politici coinvolti facessero altrettanto con senso dello stato e della giustizia. Purtroppo all'epoca Craxi fu crocifisso...solo oggi, che la storia, "magistra vitae", mette in luce le grandezze di quest'uomo, si sta cominciando a riabilitarlo e a capire che ciò che diceva non era del tutto sbagliato...Speriamo che un giorno la verità possa emergere integralmente, senza falsificazioni dettate dall'ideologia o dall'intolleranza. Grazie per aver avuto la pazienza di leggere quello che ho scritto. Ciao...

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    Andrea

    22/11/2006 10.17.36

    Un libro interessante che serve a ricostruire il clima infame del periodo di "mani pulite", un vero e proprio golpe bianco. Da leggere!

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