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Gianni Turchetta

Editore: Carocci
Collana: Università
Anno edizione: 2003
Pagine: 350 p. , Brossura
  • EAN: 9788843027682

Non si può dire che l'editoria italiana di area umanistica si sia fatta cogliere impreparata dalla riforma universitaria che, col varo delle lauree triennali, ha dato il suo contributo alla trionfante volatilizzazione del sapere e del pensiero critico: gli editori più attrezzati - Bruno Mondadori, Carocci, Laterza, il Mulino (gli stessi cioè che continuano fortunatamente a pubblicare saggi di più ragguardevole impegno scientifico) - hanno varato apposite collane di manualetti assai compendiosi, a volte anche di accettabile qualità ma concepiti per adattarsi all'esilarante, micidiale computo delle pagine da studiare in rapporto ai crediti formativi previsti dall'esame, computo con cui ogni docente deve oggi - è il caso di dirlo - fare i conti. Di conseguenza si rinuncia a prescrivere agli studenti la lettura diretta dei testi: ecco perché, per provare a contrastare la bignamizzazione degli esami, è da salutare con grande favore almeno il ritorno alla struttura del reading ben fatto, come certi volumetti zanichelliani di una ventina di anni fa.

Un esempio eccellente di reading è offerto da questo nuovo volume di Turchetta, adattissimo a figurare come testo base (o testo unico: dipende dal numero dei crediti...) di un corso di sociologia della letteratura: l'autore ha scelto appunto la struttura dell'antologia, raccogliendo dove possibile saggi interi o, comunque, passi sostanziosi di opere "canoniche", preceduti da accurate presentazioni e corredati da un'introduzione nella quale l'intento teorico è congiunto al sale della polemica. Egli si dice infatti consapevole di quanto sia tendenzioso e quasi inattuale riproporre oggi la validità statutaria degli studi di sociologia della letteratura, da almeno una ventina d'anni oscurati per il "complessivo declino della critica dell'ideologia, a sua volta legata al crollo di un certo tipo di spinta al cambiamento politico"; d'altronde, l'obiettivo di Turchetta è dimostrare che agli eccessi dell'ideologismo anni settanta hanno corrisposto altrettali eccessi di certo formalismo (e ce n'è anche per la narratologia genettiana!), talché troppo spesso a "un massiccio dispiegamento di forze analitiche" è seguita "una sintesi interpretativa debole, quando non francamente insoddisfacente".

Mirando a evitare, sulla scorta di certe osservazioni di Mukařovský, la contrapposizione netta tra indagine formale e indagine sociologica, si capisce come Turchetta dia adeguato risalto a Bachtin, Auerbach, Jauss, Benjamin (davvero notevole per chiarezza e capacità di sintesi l'introduzione a quest'ultimo, del quale sono privilegiate le pagine su Baudelaire); lo statuto elastico della disciplina gli consente, tuttavia, di dare adeguato rilievo alle vere e proprie pagine di critica dell'ideologia e sociologia della cultura: Gramsci, Sartre, Escarpit, Watt, Bourdieu - proposta, quest'ultima, decisamente innovativa e coraggiosa, mentre gli altri autori antologizzati erano quasi tutti già presenti in un volume analogo curato diversi anni fa da Graziella Pagliano per il Mulino - oltre ai prototipi Marx ed Engels (l'utilità e attualità dei quali sono riassunte con appassionato equilibrio); per poi concludere con una sezione dedicata a chi (Spinazzola e il compianto Schulz-Buschhaus; ma perché, allora, non anche Petronio?) ha particolarmente studiato i rapporti tra sistema letterario, generi letterari e mondo editoriale.