Cucinare un orso - Mikael Niemi - copertina

Cucinare un orso

Mikael Niemi

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Editore: Iperborea
Collana: Narrativa
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 7 novembre 2018
Pagine: 507 p., Brossura
  • EAN: 9788870916027
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Cucinare un orso

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Dopo Musica rock da Vittula, bestseller mondiale e vincitore del premio August, Mikael Niemi torna alle sue radici lapponi con un giallo storico che ricorda Il nome della rosa di Umberto Eco e Lila di Marilynne Robinson.

"La prosa di Mikael Niemi risuona di meraviglia e coraggio. Ogni personaggio è un'epopea in miniatura" - The New Yotk Times

"Mikael Niemi: il Nick Hornby scandinavo" - Corriere della Sera

"Uno scrittore straordinario: spassoso, ribelle, osceno" - The Observer

Lars Levi Laestadius è un carismatico pastore di origini sami, esperto botanico e fondatore di un movimento religioso revivalista che a metà ’800 si diffonde a macchia d’olio tra la gente del Tornedal, nell’estremo Nord della Svezia e della Finlandia. Jussi è il suo fedele compagno e discepolo, un ragazzo sami che Laestadius ha adottato, salvandolo dalla miseria e insegnandogli tutto sulle piante e sulla natura (ma anche a leggere, scrivere e, non meno importante, ad amare e temere Dio). Nell’estate del 1852 nel villaggio di Kengis, Jussi e il pastore sono chiamati d’urgenza da una famiglia di contadini della zona perché una ragazza che badava alle mucche è scomparsa nella foresta. Pochi giorni dopo viene ritrovata uccisa e la gente del posto subito sospetta di un orso. Lo sceriffo Brahe è pronto a offrire una ricompensa per catturare l’animale, ma il predicatore trova altre tracce che indicano un assassino assai peggiore ancora in libertà, e insieme a Jussi s’improvvisa detective, ignaro del male che lentamente si sta avvicinando a lui e che minaccia di distruggere la sua azione di rinnovamento spirituale. Con la scrittura audace e ingegnosa che lo contraddistingue, capace di intessere poesia e humour tagliente, Mikael Niemi costruisce un giallo storico appassionante e visionario e s’interroga sulle grandi questioni filosofiche della vita, calandoci nel cuore di una piccola comunità ferita da grandi eventi ai margini artici del mondo. Cucinare un orso segna il ritorno del grande narratore svedese ed è diventato un piccolo caso editoriale internazionale alla ultima fiera di Francoforte, in corso di pubblicazione in quindici paesi.
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    Francesca

    24/08/2020 10:15:20

    Originale romanzo che da’ l’occasione al lettore di conoscere qualcosa della cultura rurale finlandese dell’800 e in particolare della scarsa considerazione per la popolazione Sami. La forma del giallo rende più avvincente la trama che altrimenti potrebbe risultare un po’ troppo filosofica. Interessante, ma non per tutti.

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    Nadia

    20/05/2020 07:50:54

    Un signor romanzo: corposo, avvincente, profondo, con un'ambientazione affascinante, nitidamente evocata, e personaggi intriganti. Non do 5 stelle solo perché non mi ha del tutto convinto il finale. Anche alcuni dettagli un po' troppo crudi e "forti" avrebbero potuto essere evitati, secondo il mio parere. Ma resta un libro che consiglierei.

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    Alice

    14/05/2020 22:46:29

    La cura di Iperborea nella scelta degli autori, nella traduzione, nell’impaginazione è sempre straordinaria e questo libro ne è l’ennesima dimostrazione. Cucinare un orso è un sostanzioso romanzo ambientato nell’estremo nord della Svezia, tra campagne e foreste che l’autore descrive in modo estremamente evocativo, denotando la minuziosa ricerca che sta dietro l’opera. Il libro è ricchissimo di piacevoli rimandi alla botanica, sembra quasi di essere tra le brughiere con Laestadius e Jussi a raccogliere erbe da riporre poi con cura tra spessi volumi nella ricca biblioteca del pastore. Inizialmente il romanzo può sembrare un semplicissimo giallo dalle tinte cupe, ma andando avanti la storia si fa sempre più complessa, arricchendosi di riflessioni sulla fede, la religione, la conversione, la morale. Molte descrizioni sono davvero crude e ci restituiscono l’immagine di una comunità apparentemente pacifica e dedita al lavoro ma in realtà avvelenata dall’odio nei confronti del diverso, dalla necessità di sfogare le frustrazioni per una vita di fatica sul primo capro espiatorio innocente che capita a tiro. Il finale è sconcertante e vi lascerà probabilmente con molti interrogativi, ma amerete sicuramente il fatto che non sia scontato.

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    Syberia

    12/05/2020 19:42:13

    Il nome della rosa in salsa lappone. Un maestro, il suo allievo, un misterioso omicidio e le foreste nordiche: cucinare un orso è un giallo con il folklore dei popoli scandinavi a fare da filo conduttore. Si legge con scorrevolezza, anche nelle scene più crude e non mancano i numerosi spunti di riflessione che l’autore ci regala fra le pagine, il tutto accompagnato da nozioni di botanica, teologia, zoologia e sociologia. Non faccio spoiler ma se ad un certo punto il lettore crede di avere la soluzione del giallo in tasca, ecco che si delinea un finale per niente scontato. Bellissima la copertina e simpaticissimo il titolo… anche se non “c’azzeccano” niente!

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    priMario

    27/10/2019 17:00:55

    Devo dire che mi ha sorpreso: la prima parte del libro sembra un classico giallo, ma l'autore cesella i vari personaggi a tutto tondo e alla file tutti i nodi intrecciati vengono sciolti meravigliosamente.

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    A. I.

    23/09/2019 14:27:17

    Affascinanti atmosfere nordiche, suggestioni dalla cultura dei Sami, richiami a "Il nome della rosa" sono gli ingredienti fondamentali di un giallo storico in cui nulla è come appare.

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    Laura

    22/09/2019 10:53:11

    Questo libro per me ha significato fare un viaggio: in altri tempi e in altri luoghi, in una cultura, quella finnica, che mi affascina molto e che non è così conosciuta. Niemi cattura con questo romanzo, lo consiglio davvero.

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    SalvoChiLegge

    21/09/2019 19:23:50

    "Cucinare un orso" non è un titolo indovinato (ma chi l'ha scelto?). Siamo in un paesino svedese alla metà dell'ottocento. A parte l'orso che ha comunque un ruolo di comparsa, per il resto è un romanzo che ricalca per certi versi Il nome della rosa. Come Adso da Melk, Jussi, ragazzo lappone, segue le orme del suo Guglielmo da Baskerville, il predicatore Laestadius, per raccogliere tramite metodi scientifici e spirito di osservazione una serie di indizi per investigare sulla scomparsa di una ragazza e, in seguito, su alcuni omicidi. Definire il genere mi è alquanto difficile. Parte come una favola scandinava per poi toccare stili diversi: dal giallo all'horror, dal trattato teologico al clima quasi gotico, condita di una tenera storia d'amore. Sicuramente avrei avuto un giudizio più che positivo almeno fino a 4/5 del romanzo quando l'autore decide di virare la storia e maltrattare un personaggio a me caro. Malgrado questo evento che ho preso sul personale, il giudizio rimane positivo; è una storia che ho divorato e ne consiglio la lettura.

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    AA

    21/09/2019 13:41:09

    Una serie di inspiegabili omicidi turbano un tranquillo paese della Svezia. Laestadius pastore e studioso della natura cerca di risolvere il mistero applicando i metodi "scientifici" a disposizione, contro il volere e la comprensione della polizia e dei concittadini. Nel frattempo, come spesso accade, i sospetti ricadono sul "diverso", il giovane e chiuso lappone che il pastore aveva accolto in casa molti anni prima.

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    mare bluprofondo

    18/07/2019 07:07:14

    spiritualità ancestrale unita ad una razionalità sorprendente. si legge d'un fiato.

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    rob

    01/07/2019 09:00:04

    leggetelo, e basta!

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    nihil

    20/03/2019 15:01:10

    scritto benissimo con ritmo costante, ma l'autore mette troppa carne al fuoco: folklore, religione, politica, leggende, usanze, filosofia. La trama del giallo rimane in sottofondo e si perde tra mille rivoli, di cui qualcuno non si sa che fine faccia.

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    consuelo

    15/03/2019 19:38:36

    Libro meraviglioso! Le scene cruente non mancano ma questo libro è decisamente scorrevole e accattivante, ricorda un pochino il nome della rosa, anche qui abbiamo un investigatore appartenente alla chiesa e un valido assistente

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    Fabiana P.

    26/02/2019 15:12:37

    Non solo un giallo storico, ma anche un libro capace di far riflettere sull'animo umano. Una scrittura per niente scontata, personaggi davvero tali, con una personalità capace di trasparire oltre le pagine. Sicuramente leggerò altro di questo autore.

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    Paola

    03/01/2019 10:25:14

    Avevo letto Musica rock da Vittula e lo avevo trovato straordinario. Questo non è etichettabile semplicemente come "giallo", perché è molto di più: parla di vita, di morte, del tempo che passa, dell'uomo e di eternità, e la traduzione è stupenda, così come lo sono tutti i suoi personaggi. Sa fare anche riflettere sui tempi odierni, sull'odio verso tutto ciò che è diverso e sull'arroganza e la stupidità del potere. Appena finito, alcune parti le ho rilette avidamente.

Vedi tutte le 15 recensioni cliente

Delitti orrendi e reiterati e una mano assassina d’ordinanza non riescono a relegare questo libro nell’angusto, ma pur sempre affascinante, recinto della giallistica. Perché Cucinare un orso (507 pagine, 19,50 euro) di Mikael Niemi (Iperborea), tradotto da Alessandra Albertari e Alessandra Scali. è molto più di una successione di vicende nella quale qualcuno, come da copione, si incarica di cercare il colpevole, altri provano ad ostacolarlo, mentre lui, il colpevole appunto, pensa di averla fatta franca, soprattutto quando le autorità addebitano l’omicidio addirittura a un orso. Che di norma non è in grado di accusare un altro orso e men che mai un uomo.

La storia raccontata da Niemi affonda le sue radici nella realtà, perché Laestadius, il pastore sami che regge le fila della trama con la sua doppia, tripla o addirittura quadrupla figura di predicatore, botanico, investigatore e padre adottivo di Jussi – il giovane lappone che egli ha accolto in casa sua, togliendolo dalle meschinità della strada e dalle insidie del bosco – ha veramente operato nella Svezia della seconda metà dell’800, fondando peraltro anche un rivoluzionario movimento spirituale, ancora oggi attivo.

Grande conoscitore della natura (e soprattutto delle piante) Laestadius nel racconto di Niemi utilizza le sue non comuni competenze per cercare, investigare, confutare tesi e ipotesi e sgretolare marmorei preconcetti. Francobollato a lui, Jussi, che con circospezione e curiosità si avvicina al luogo del delitto e, dapprima con titubanza e poi in modo sempre più deciso, al più rassicurante ma non meno intrigante mondo della scrittura e dei libri: «Non avevo mai visto nulla di simile: lungo la parete c’erano scaffali stracolmi di oggetti piatti, foderati di pelle. Era la prima volta che vedevo dei libri. Il pastore si allungò per prenderne uno, lo aprì e sfogliò le pagine fitte di scrittura» annota, mentre la storia torna, con cadenza direi ciclica, quasi a voler rafforzare il concetto, sull’istruzione ai diseredati, come unico antidoto alla marginalità, alla povertà e alla discriminazione.

Perché un noaidi istruito fa storcere il naso praticamente a tutti quelli che hanno in serbo per lui solo disprezzo e odio ed il ragazzo stesso sa che non appartiene ad alcuna delle classi predestinate. Tuttavia, questo non gli impedisce di osservare il suo benefattore che si difende contro i suoi non pochi nemici, mentre scrive la prossima omelia, né di concludere che «l’unico mezzo che ha per difendersi è la penna».

Così, anche se non sembra intenzionato a intraprendere il viaggio della salvezza spirituale intravisto da Laestadius, il ragazzo si avvia non senza timori nel brulicante mondo delle lettere, che messe al posto giusto formano le parole, e poi i periodi, e poi intere pagine, e poi, ancora, i libri. È qui che quei segni si trasformano in «oggetti, animali, nomi di persone» che tutti possono imparare a leggere e comprendere, sì da poter senza dubbio affermare che «ora, anche i poveri possono sperare».

Arricchito da improvvise, quanto suggestive descrizioni della natura più estrema (quella del nord che più nord non si può), il romanzo di Niemi si sofferma volutamente sulla cattiveria umana – che con perfida puntualità si accanisce contro una minoranza e, in genere, contro l’indifeso e il diverso – per comporre un autentico inno all’uomo, alle sue speranze e astrazioni, nascoste tra le pieghe di un destino che sembra ormai tracciato e che, invece, può essere modificato, per il riscatto delle generazioni future, che «avrebbero potuto essere a casa a badare al bestiame e invece erano lì, a scuola. Il futuro della comunità aveva il loro volto». Un buon inizio, vero?

Recensione di Camillo Scaduto

  • Mikael Niemi Cover

    Nato nel 1959 a Pajala, cittadina svedese al confine con la Finlandia, Mikael Niemi ha raggiunto il successo con "Musica rock da Vittula" (pubblicato in Italia da Iperborea nel 2002). Il romanzo, vincitore del Premio August nel 2000, ha superato le 700.000 copie ed è diventato uno dei romanzi più amati e letti in Svezia negli ultimi anni. Iperborea ha pubblicato anche "Il manifesto dei cosmonisti" (2007), "L'uomo che morì come un salmone" (2011), "La piena" (2013). Approfondisci
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