Curare con la psicoanalisi. Percorsi e strategie

Giuseppe Di Chiara

Anno edizione: 2003
Pagine: 143 p.
  • EAN: 9788870788501
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Nomen omen. La citazione latina viene alla mente leggendo questo ultimo lavoro di Di Chiara, che nella chiarezza e nella semplicità ha il suo maggior pregio. Molto arduo è scrivere di psicoanalisi, sembra quasi impossibile poterne scrivere un manuale. La letteratura psicoanalitica è infatti costituita da saggi, riflessioni, esposizioni di concetti e teorie suffragati da esemplificazioni di casi clinici. Questo scritto è invece proprio una sorta di testo didattico, venendo a esporre con semplicità e chiarezza, appunto, come si dovrebbe sviluppare e svolgere una terapia psicoanalitica.

Il percorso analitico viene suddiviso nelle sue tre fasi: lÆinizio, il cuore, la conclusione. Di esse vengono sviscerati gli elementi principali, le difficoltà più comuni che si possono affrontare al loro interno. Ma l'importanza di questo testo, al di là dei suoi contenuti ben noti e assolutamente condivisibili, sta nell'affermazione contenuta nel titolo: la psicoanalisi concepita definitivamente come cura. Benché sia nata come tale, quando Freud curava l'isteria attraverso l'abreazione dei sintomi mostrando alle donne quale fosse la reale natura delle loro conversioni somatiche, il suo evolversi ha portato a considerare la guarigione o la cura del paziente come una conseguenza dell'interpretazione: essa sola era scopo e fine dell'approccio psicoanalitico.

Di Chiara inizia il suo discorso sulla dimensione teorica, tecnica e clinica della psicoanalisi con un approccio storico. Partendo ovviamente da Freud e dalla sua metapsicologia. Procede quindi a descrivere i vari modelli con cui si è sviluppata la psicoanalisi teorica e clinica nei diversi ambienti culturali sottolineando come la psicoanalisi si sia trasformata all'interno della stessa disciplina. Una particolare attenzione viene dedicata alla psicoanalisi italiana e al profondo arricchimento del pensiero psicoanalitico di autori italiani dal dopoguerra a oggi.

L'autore passa quindi a cogliere il vero vertice del suo interesse: il significato del sintomo e il suo senso. Apparentemente la contraddizione è inesistente o sottile, ma è pur vero che non è la stessa cosa accogliere un paziente per guarirlo ovvero per interpretarne le difese, considerando la risoluzione della sintomatologia come conseguenza, non come fine della cura. Lo spostamento dell'interesse della clinica sulla relazione tra terapeuta e paziente, sul controtransfert e sulla ricostituzione degli oggetti interni del soggetto ha reso sempre più "curativa" in senso stretto la terapia analitica.

Sarebbero due problemi principali a porre in essere le varie manifestazioni psicopatologiche: la presenza di contenuti mentali inconsci non metabolizzati e un difetto nei meccanismi di metabolizzazione. Alterazioni quantitative della metabolizzazione lasciano troppe rappresentazioni ansiogene perché insufficienti; alterazioni qualitative della metabolizzazione forniscono al paziente meccanismi di difesa patologici.

Di Chiara sottolinea particolarmente l'aspetto narratologico del trattamento. Ne deriva una suggestiva e interessante ipotesi eziologica: il paziente sofferente di un disagio mentale, sarebbe malato di "insufficienza narratologica". Sarebbe infatti l'insufficiente competenza narrativa del soggetto nei confronti di alcuni aspetti della propria mente a turbarne le condizioni psichiche. L'autore evidenzia quattro possibilità: mancanza di storie, storie false, dissociate o perverse.

La psicoanalisi sarebbe proprio "la rappresentazione di un testo nascosto e patogeno che attraverso l'analisi diventa rappresentabile e integrabile nel repertorio mentale del paziente, che acquisisce alla fine del percorso analitico una competenza per questa rappresentazione mentale, che prima non aveva". In buona sostanza, si tratta di riconsegnare al soggetto la sua "vera" storia, di porlo nelle condizioni di raccontarsi accettando la propria realtà interna, qualsiasi essa sia, mettendosi armoniosamente in relazione con le proprie parti, anche le più difficili da affrontare e accettare, divenendo nel tempo capace di riconoscere le sue vere emozioni, per poter sperimentare una condizione esistenziale adeguata e soddisfacente.

Questo risultato va mantenuto nel tempo perché si possa affermare che la cura è stata efficace. Perciò Di Chiara sottolinea l'importanza di poter raccogliere informazioni sul dopo analisi per verificare che l'intervento psicoanalitico abbia dato quei "risultati corrispondenti a una capacità introspettiva e trasformativa che permetta una migliore regolazione dell'equilibrio mentale, sufficientemente stabile e duratura". Se è vero, infatti, che la psicoanalisi è efficace e si differenzia dalla psicoterapia proprio nel fornire dei mezzi di autoanalisi che consentano al paziente di affrontare in modo completamente diverso le sue problematiche esistenziali, questo va dimostrato, senza paura, esattamente come in tutte le cliniche mediche, che considerano il follow up dei pazienti un elemento irrinunciabile per dimostrare l'efficacia di qualsiasi terapia.