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Francesco Bacone

Curatore: R. Bondì
Editore: Bompiani
Collana: Testi a fronte
Anno edizione: 2005
Pagine: 262 p., Brossura
  • EAN: 9788845233746
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    Paolo Bernardini

    04/04/2006 15.48.30

    Nell’anno del quarto centenario del manifesto baconiano dell’unione sacra di scienza e potenza, abbiamo avuto, per rimanere in Italia, una sola edizione commentata di un testo baconiano: il Dei principi e delle origini secondo le favole di Cupido e del Cielo ovvero la filosofia di Parmenide e di Telesio e specialmente di Democrito trattata nella favola di Cupido, un’opera latina di incerta datazione, sicuramente della tarda maturità, pubblicata postuma nel 1653, curata da Roberto Bondì nella splendida collana “Testi a Fronte” della Bompiani, diretta da Giovanni Reale (pp. 262, € 10). In quest’opera Bacon si confronta con Bernardino Telesio, il cui De rerum natura era stato pubblicato in edizione definitiva nel 1586. Ma lo scopo principale di Bacone era quello di riabilitare la filosofia di Democrito, un atomismo in cui egli non rinveniva tracce di ateismo, anzi, vi trovava la miglior giustificazione ex ante sia della propria filosofia della natura, sia della sua conciliabilità con un sistema teistico dell’universo. Per Bacon, Democrito aveva sostenuto la tesi della eternità della materia, e insieme della non-eternità del mondo: avvicinandosi “alla verità del Verbo divino, la cui narrazione pose la materia informe prima dei sei giorni della Creazione”. Da qui, la suggestiva lettura del mito di Cupido inteso non come divinità, ma, allegoricamente, come figura naturale, ovvero come “atomo”, nella sua nudità, e nel suo eterno moto. Il cui potere principale consiste “nell’unire i corpi”. Ovvero, nel dar forma alla materia. D’altra parte Bacone si era già distinto nel tentativo di leggere in chiave metaforico-naturalistica molti miti dell’antichità, in un’opera latina ricca di fascino. L’opera presentata qui apre un ulteriore, stimolante capitolo sui rapporti di Bacon con il mondo italiano. In Telesio vedeva, non senza argomentate critiche, il “primo dei moderni”, il restauratore di Parmenide, e di quella philosophia veterum, pre-aristotelica, a cui Bacone faceva riferimento.

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