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Andrea Tarabbia

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2011
Pagine: 350 p. , Rilegato
  • EAN: 9788804604211

Recensioni dei clienti

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    Luca Zivelonghi

    07/05/2015 15.53.48

    Affascinante ricostruzione dell'ipotetico viaggio nella mente del terrorista Marat. Con una scrittura che lascia incantati, Tarabbia utilizza più voci per cercare di comprendere quali avvenimenti e moti interiori sconosciuti, se non allo stesso terrorista, hanno portato un ragazzo, e poi un uomo, ad annullare il concetto comune di coscienza. Alla fine dovrà fare i conti, chiuso in una cella, con una confessione (eseguita in modo tecnicamente meraviglioso) che ti lascia in bocca un amaro sapore inconfessabile di pietà per il demone. Da leggere.

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    Iginio Petrussa

    06/12/2014 21.46.07

    Il libro è la tormentata confessione dell'unico terrorista ceceno sopravvissuto dopo aver partecipato alla strage di Beslan, nota dalle cronache del tempo (2004). Il libro è magnifico: la scrittura è intensa, e particolarmente convincente è il contrasto irrisolto nel protagonista tra l'autogiustificazione razionale e la umana pietà per le vittime. Per me il miglior libro dell'anno per quanto riguarda gli autori italiani.

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    Chiara

    16/10/2014 22.45.26

    Non so... Libro che si legge in modo abbastanza scorrevolmente ma che non mi ha emozionato. Nonostante il tema. E' andata così: avevo sentito di questo libro, e l'ho preso. Prima di leggerlo però ho voluto informarmi un pochino sull'argomento, su cui conoscevo quasi nulla, e così ho letto Proibito parlare di Anna Politkovskaja. Dopo aver letto questi suoi articoli, Il demone a Beslan non mi ha dato di più. Del "punto di vista" ceceno parla anche lei, oltre che ovviamente dell'orrore dell'attentato alla scuola...e di molto altro. L'unico aspetto trattato in più da questo romanzo è uno spiraglio di pentimento/redenzione da parte di Marat Bazarev, protagonista e unico terrorista scampato al massacro di Beslan. Certo si tratta di due generi diversi: la Politkovskaja è giornalista, Tarabbia è romanziere. Ecco cosa mi è mancato in Il demone a Beslan: il coinvolgimento, l'emozione che provo quando leggo un bel romanzo. Probabilmente il tono distaccato, quasi da cronaca dei fatti è voluto. Ma gli accenni di messa in discussione da parte di Marat di quello che è stato fatto, non mi sono bastati.

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    Luca

    21/02/2014 10.20.46

    Sconvolgente e bellissimo. E' un pugno nello stomaco, ma allo stesso tempo è una lettura avvincente e (se riesci a convivere con la crudezza di certe descirizioni) non riesci a mettere giù libro sino alla fine. Tarabbia scrive benissimo e rende perfettamentel'idea dell'inferno (non solo di Beslan, ma di tutta la tragedia Cecena). Complimenti all'autore

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    Carmelita

    05/11/2013 20.35.47

    Concordo con gli altri recensori, il libro ti prende e non riesci a staccarti. Ti porta con sè nella scuola di Beslan. Duro ma anche triste. Leggetelo non vi pentirete.

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    Donatella

    03/04/2012 10.41.13

    Racconto molto forte e d'impatto. Atroce pensare che questa terribile vicenda sia realmente accaduta.

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    prevosto

    11/03/2012 13.48.52

    Un'opera intensa e coraggiosa. Tenere in equilibrio le ragioni delle vittime e dei carnefici è esercizo arduo e, talvolta, improduttivo perchè il rischio è confondere. Alla prossima.

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    Raffaele

    09/03/2012 16.22.59

    Un incredibile capolavoro

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    Sara

    14/02/2012 23.30.43

    Libro meraviglioso, durissimo ma insieme delicato. Mi sono agitata,commossa, indignata... grazie Tarabbia, erano anni che non amavo così tanto una storia da correre a casa pur di andare avanti nella lettura!

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    Taty

    05/01/2012 08.37.10

    E' un libro che dovrebbero leggere tutte le persone che hanno creduto e credono che la guerra possa essere uno strumento utilizzabile dai governi! questo libro scava nel male che c'è nelle persone evidenziando che la sofferenza e l'odio sono irrimediabilmente collegati in un circolo virtuoso senza fine! non si può sconfiggere la violenza con altrettanta violenza: è inutile e controproducente!! Gran bel libro, mi ha fatto riflettere e ho sofferto per i protagonisti perchè sono tutti vittime innocenti! da leggere

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    annalisa

    11/12/2011 18.30.40

    Un'indagine sulle origini del male, sul perché si possa arrivare a concepire un tale orrore. L'unico ceceno sopravvissuto alla strage in Ossezia ci racconta cosa ha portato lui e i suoi compagni a quella scuola. E' deciso a scontare le sue colpe, ad assumersi questo atroce carico di responsabilità. Le vittime continuano a fargli visita e a chiedergli il perché. Ivan, il Pope, il piccolo Petja sono figure tratteggiate magistralmente, il libro è scritto in modo da tenere incollato il lettore fino a giungere all'ultima pagina. Nonostante l'argomento porti un grande carico di sofferenza,il libro è bellissimo

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    Gloria

    22/11/2011 13.51.38

    Un pugno nello stomaco che fa riflettere. Una ricostruzione fedele e attenta di quello che è accaduto in quei giorni ma anche di tutto l'orrore che ci sta dietro. Da non perdere!

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    Orax

    14/10/2011 15.10.27

    Ci vuole coraggio a imbastire un romanzo del genere, davvero: un "fantastico" pugno nello stomaco. Bellissimo.

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    enrico.s

    10/10/2011 11.21.59

    Bisogna riconoscere che Tarabbia (che prima d'ora mai avevo sentito nominare) ha avuto un bel coraggio nello scegliere il tema del suo romanzo: la questione, niente di meno, del male (la violenza) e delle sue possibili giustificazioni. Inevitabile il richiamo a Dostoevskij (che l'autore cita in epigrafe). E anche se Tarabbia non è Dostoevskij il suo libro va segnalato e raccomandato, non solo per l'argomento trattato. Infatti il romanzo è anche ben scritto (fatto sempre più raro nella narrativa italiana contemporanea); la storia è resa in modo asciutto, ma non esangue (tutt'altro) e, dopo un inizio un filo "rigido" e di lettura poco avvincente, le vicende dei vari personaggi ti entrano davvero nell'anima, suscitando, inevitabilmente, riflessioni morali che ciscuno, credo, trarrà in base alle proprie convinzioni. Davvero notevoli le ultime trenta/quaranta pagine (la fine dell'assedio alla scuola di Beslan), scritte con autentica bravura. Mi sento di consigliarlo a chi da un romanzo chiede di essere, almeno un poco, disturbato nelle proprie convinzioni, così da rimetterle in discussione (magari per rinconfermarle, ovviamente).

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    Agilulfo

    18/09/2011 15.03.08

    350 pagine lette d'un fiato: mai un calo di tensione. Libro ben scritto e sapientemente ideato. Dostoevskiamente è l'uomo ad essere sotto i riflettori, non la politica. Monumentali le due figure dei pope, struggente il vecchio Ivan, che porto dentro di me. Complimenti Tarabbia.

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