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Editore: Mondadori
Anno edizione: 1998
Formato: Tascabile
Pagine: 256 p.
  • EAN: 9788804450870
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Recensioni dei clienti

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    S.A.

    05/12/2012 16.19.23

    Un bel libro. L'ho letto dopo aver visto il bellissimo film di Zurlini. Pensavo ad un romanzo più lungo invece l'ho trovato molto breve, l'ho finito in 2 giorni. Il film comunque mi è piaciuto più del libro.

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    michelacarla

    29/03/2008 17.37.44

    c'è solo una cosa più erreta del non leggere libri: obbligare a leggerli. avviene quasi sempre a scuola:ecco perchè"il deserto dei tartari"viene spesso accantonato.perfetto ritratto dell'uomo che aspetta, mosso da un ideale che in realtà non ha un volto definito.nella sua attesa leggiamo tutte le speranze e le illusioni che ci muovono ogni giorno,fino alla fine dei nostri giorni.giovanni drogo è fatto di frammenti.ogni frammento è uno di noi.

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    Antonio

    11/02/2008 20.35.01

    Ci sono capolavori che giacciono in un cassetto per esser rivalutati postumi e romanzi modesti che si vuol, a tutti i costi, far passare per opere d'arte. Il Deserto dei Tartari appartiene a questa seconda categoria. La scuola può far danni come la religione! Perchè romanzi come quello in esame passano alla storia? Sono convinto che sia la società ad inculcare concetti errati nel giovane e lo costringa a pensarla in un determinato modo. Crescendo poi, fortunatamente, qualcuno riesce a liberarsi dai condizionamenti e nuotare controcorrente. Leggete il Deserto dei Tartari liberi da condizionamenti e lo troverete un romanzo che di speciale non ha nulla. Semplicemente racconta la vita per come la conosciamo. E' questo un motivo sufficiente per farne un capolavoro?

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    Romano De Marco

    23/04/2007 16.34.36

    Il tempo che scorre inesorabile, il passaggio dalla spensieratezza della gioventù ai rimpianti della senilità, la disillusione, le occasioni perdute, l'attesa dei "tempi migliori" e del riscatto esistenziale che non arriverà mai. E infine l'incontro dell'uomo con la morte, un concetto considerato estraneo nel corso di tutta l'esistenza fino al momento in cui si è costretti a confrontarsi con esso. IL DESERTO DEI TARTARI affronta queste tematiche alla base della fragilità della condizione umana con una metafora esplicita, forte, quasi grossolana. Tanto da lasciare il lettore un po' spiazzato e da colpirlo allo stomaco, soprattutto se la lettura avviene in una età non giovane, quando i bilanci e i primi rimpianti iniziano ad affacciarsi alla soglia del quotidiano. Ho trovato quest'opera di Buzzati molto diretta ed efficace, così come mi accadde con UN AMORE che comunque, nella sua globalità, giudico un'opera superiore sia dal punto di vista introspettivo che da quello del coinvolgimento emotivo del lettore.

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    Simona

    12/03/2007 14.22.35

    Che dire, il vero argomento secondo me è la morte. L'attesa e la morte. Ognuno di noi è eroe di se stesso..e questo può bastare per una vita dignitosa! Non serve molto...basta questo! Basta vincere l'unica vera battaglia... Meraviglioso...

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    stefano

    08/09/2006 17.38.55

    C'è il protagonista,il tenente Drogo, c'è una sperduta fortezza,e c'è un'assurda attesa.Questi elementi bastano a Buzzati per regalarci una lucida e angosciante metafora sulla vita.Ci ammonisce l'autore e ci sprona a vivere intensamente;a non aspettare domani,il domani che non arriva mai.

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    roberto cocchis

    04/09/2006 16.12.55

    Uno di quei romanzi che ti cambiano la vita. Se poi te la cambino in meglio o in peggio non lo so, e neppure credo abbia importanza. Io credo che sia comunque in meglio, perché la consapevolezza (in questo caso, della propria reale dimensione)è sempre preferibile all'illusione.

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    il Parolaio

    19/06/2005 11.40.58

    Perchè sono così mediocre da non poter trovare parole per questo capolavoro?

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    Pierpaolo

    21/02/2003 03.16.23

    Possono le illusioni lacerare l' animo di un uomo fino ad ucciderlo? Secondo me cio' è possibile ne Il Deserto dei tartari, un libro in cui a mio giudizio domina un tono di disillusa speranza fin dall' inizio del romanzo. Il protagonista, il tenente Drogo è un moderno Don Chisciotte che combatte contro i mulini a vento che sono qui invece chiamati "tartari". Cio' che colpisce di piu' il lettore a mio avviso e' che non è solo il protagonista a cadere vittima delle allucinazioni belliche , ma anche coloro che gli stanno attorno, quasi che la fortezza Bastiani fosse una sorta di ariostesco castello incantato

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