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Francesco Piccolo

Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2013
Pagine: 264 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806194567

Vincitore Premio Strega 2014
Ognuno di noi ha vissuto, più o meno consapevolmente, un momento ben preciso della propria vita in cui si è sentito parte del tutto. Un’esperienza intuitiva e intuita in cui le notizie che provengono dal mondo esterno, dai giornali e dalla tv, entrano e si mescolano con la nostra esistenza individuale. L’emozione di questa grandiosa epifania, della scoperta di appartenere a qualcosa che ci trascende, è il filo conduttore di questo romanzo di Francesco Piccolo. Una scoperta che, come sempre, nasconde lati oscuri e anche tragici, dal momento che essere parte o essere esclusi da qualcosa, non è mai un’operazione indolore, può lasciare delle tracce indelebili. Su questo lento e difficile processo di interiorizzazione della storia si basa la parte più appassionante e direi anche divertente del romanzo, che è quella autobiografica. Allo stesso tempo al racconto autobiografico si affianca e procede parallelamente su un altro piano narrativo la storia, o meglio la biografia, di un altro “personaggio” centrale del romanzo: il Partito Comunista Italiano. Dalla fusione di questi due elementi, quello individuale e quello collettivo, viene fuori un’opera singolare, difficilmente descrivibile, una vera e propria biografia di un partito politico scritta dal punto di vista di chi, in qualche modo, durante gli ultimi cinquant’anni di storia italiana, ha scelto di farne parte.
Francesco sceglie di essere comunista in un momento ben preciso della sua vita, il 22 giugno 1974, quando ai mondiali di calcio la comunista Germania dell’Est segna il goal del riscatto alla occidentale e democratica Germania dell’Ovest. In quel momento Francesco, che ha 10 anni, dentro di sé e senza farsi notare, esulta. In quel momento decide di “fare il tifo” per i più poveri, gli emarginati, le minoranze. Saranno moltissimi altri i momenti in cui il protagonista deciderà di schierarsi dalla parte dei comunisti pur non facendone mai del tutto parte. In un momento storico difficilissimo in cui il mondo è diviso in due schieramenti contrapposti, così come lo sono le famiglie, i compagni di banco e gli amanti, Francesco si ritrova nel mezzo. Troppo comunista per suo padre, che continua a ripetergli che “fa il comunista con la macchina di papà” e che l’assicurazione dovrebbe pagargliela Berlinguer, ma allo stesso tempo troppo borghese per il Movimento studentesco, che invece gli ripete che “quando ci sarà la rivoluzione i primi a sparire saranno i borghesi come lui”.
Né di qua e né di là insomma. Tentato dal desiderio di essere come tutti, come tutti quelli che sono corsi in Piazza San Giovanni a salutare il feretro del segretario del Pci, Enrico Berlinguer, ma anche intimamente, geneticamente, propenso alla superficialità. Piccolo rifugge la tragedia, si tira indietro di fronte alla catastrofe rivoluzionaria, intuisce prima degli altri, quando il partito è ancora ammantato di moralismo e gravità, che la felicità individuale può e deve convivere con l’impegno politico, che non può essere la discriminante per stabilire l’appartenenza a qualcosa.
Quella che emerge alla fine è un’ideologia giocosa, mediterranea e godereccia, che mal si sposa con l’atmosfera cupa, elitaria e dispregiativa che per anni ha contraddistinto il partito comunista e anche quello che è diventato negli anni successivi. Trovare la chiave di lettura di questo libro, un po’ romanzo e un po’ saggio, non è semplice, forse non c’è. Non c’è un messaggio fondante né una lezione, non c’è una strada né un monito, forse c’è solo la voglia di rivendicare, in un momento in cui tutto sembra grave e imminente, il diritto ad essere felici come tutti.

Recensioni dei clienti

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    Carol

    28/07/2016 16.04.35

    Condivido la recensione di Jane che mi precede, avrei potuto scriverla io. Aggiungo solo che mi è stato utile per capire certi episodi della nostra storia recente, quando ero troppo piccola per comprenderli, pur avendoli vissuti. Per il resto, scrittura prolissa e piatta, priva di guizzi e carattere, idee e opinioni ripetute all'infinito, fino al tedio. Solo nelle parti in cui descrive/recensisce libri e film diventa veramente brillante. Premio Strega? Sempre peggio...

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    Stefano

    17/08/2015 10.52.47

    Questa è la maxistoria di un bambino che voleva essere Berlinguer (sì, Berlinguer), che una volta cresciuto parla del proprio ombelico, con la presunzione di parlare di temi universali. Fosse almeno leggero, la cosa sarebbe anche sostenibile, e invece no. Non un guizzo, non un lampo. La prosa, specie la seconda parte, si trascina stanca in interminabili masturbazioni mentali atte a giustificare la senile adesione dell'autore al renzismo. La letteratura italiana è ridotta veramente male.

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    jane

    26/05/2015 18.35.46

    Ho cominciato a leggerlo abbastanza prevenuta, poi andando avanti ho scoperto che non era poi così male. La scrittura non è eccezionale, oscilla fra prolissità e studiata ironia, soprattutto disturba il tornare ripetutamente su certi argomenti e immagini. Ma spinge a fare riflessioni su quel periodo di storia che abbiamo vissuto, su atteggiamenti e scelte che abbiamo condiviso; molte volte non abbiamo avuto la voglia, o l'onestà o la capacità di ripensarci seriamente. Le caratteristiche del protagonista sono in grande misura quelle di noi italiani.

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    Euge

    24/03/2015 22.06.25

    All'inizio è abbastanza pesante : il racconto di un fighetto saccente che diventa comunista, con motivazioni veramente superficiali. Poi comincia a fare autocritica e diventa più interessante, però resta confuso e con digressioni non molto contestualizzate.

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    Mauro

    05/03/2015 10.35.02

    Ieri sera ho finito di leggere "il premio Strega" cioè "il desiderio di essere come tutti". Che faticaccia ... Ma il vento di ieri sera ... che non si fermava neppure con il bandone, ha portato via quasi subito questa ricostruzione del tempo e della società, per me troppo soggettiva e densa di un pur comprensibile ribellismo adolescenziale ed intimistico. Una esperienza come tante e a mio parere non certo all'altezza dello "Strega". Il lato peggiore letterario? Gli innumerevoli tratti ripetitivi ispirati ai tanti libri e "alle figurine Panini e Mira Lanza" di Veltroni. Chi vuole darsi pace, trovare la leggerezza ed in essa una risposta se la dia senza preoccuparsi tanto o troppo. Le contraddizioni restano sul tappeto e soprattutto dinanzi a TUTTI.

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    gaetano romanelli

    31/12/2014 19.22.34

    Il libro mi è piaciuto. Un libro onesto, diretto e coraggioso, a tratti mi sono immedesimato nella disillusione dell'Autore rispetto al dogma della diversità etica di certa sinistra. Il libro diventa un manifesto generazionale e ben descrive i dubbi che assalivano i giovani di quegli anni sospesi tra ideologia e realtà. Meglio le parti di analisi storico-politica che le parti relative all'introspezione personale. Un solo appunto alle ultime pagine declinanti verso una piacioneria tutta renziana.

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    cristina

    18/12/2014 08.54.17

    Peccato aver sprecato un così bel titolo per un romanzo inutile, direi; si tratta a mio parere solo di un impeto di letterario egocentrismo. Non è un romanzo e nemmeno un saggio, è una via di mezzo che non appassiona il lettore, lo lascia del tutto indifferente. Interessante solo a sprazzi, come nell'analisi di libri e film altrui. Una scrittura veramente prolissa, piena di incisi (virgole, punti e virgole, parentesi e trattini) che fanno spesso perdere il filo del discorso. Ho fatto fatica a leggerlo ma ho voluto comunque portarlo a termine per tentare di cogliere un che di positivo. Affaticante e snervante.

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    marco

    13/12/2014 08.42.11

    Sono riuscito a terminarlo solo per testardaggine. Uno dei libri più noiosi e prolissi di sempre, poteva essere condensato in una quarantina di cartelle. Le parti più interessanti sono le perifrasi di racconti di altri autori o dei discorsi/interviste di Berlinguer e Craxi. Se questo rappresenta l'apice della nostra produzione letteraria e gli si fa vincere il premio Strega, c'è di che preoccuparsi.

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    Iginio Petrussa

    01/12/2014 11.07.20

    La mia precedente recensione non l'avete pubblicata e non so perchè. E' un libro noioso scritto da un adolescente prolisso e pedante che fa la storia delle proprie infatuazioni. Premio Strega? Ma è proprio così profondo il nostro declino?

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    Talisie

    05/09/2014 09.56.50

    Dopo "Momenti di trascurabile felicità" e ancor più "L'Italia spensierata" ho affrontato piena di speranza il libro vincitore del Premio Strega, aspettandomi un testo brillante, scritto con la vivacità, il brio, la fluidità lessicale a cui Piccolo mi aveva abituata. Ahimè, niente di tutto questo. Ho trovato la narrazione talmente pesante, noiosamente autoreferenziale (e d'accordo che parla della sua vita, ma poteva prendersi anche un po' meno sul serio), dilatata in un numero eccessivo di pagine che - ammetto con una punta di vergogna la sconfitta - ho mollato il libro prima ancora della metà. Continuo a consigliare i due libri sopra citati, talmente spiritosi e ironici da sembrar scritti da un'altra persona.

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    MAURIZIO

    01/09/2014 17.42.09

    Riflessione "definitiva" sugli ultimi trent'anni di politica italiana e soprattutto sull'annosa vicenda Berlusconi. Ho la netta sensazione che chi non apprezza questo libro, per lo meno nei contenuti perché di saggio stiamo parlando non di alta letteratura, un po' sia perché evidentemente non lo capisce. Ovvero non riesca a fare proprio quel passaggio culturale e concettuale che Piccolo invece fa e che benissimo illustra. Non fosse così, del resto, non ci troveremmo (la sinistra italiana) ancora messi come siamo messi (molto poco risolti).

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    Spartacus

    01/09/2014 15.36.40

    Il libro si fa leggere. E' scorrevole ed è percorso da una piacevole ironia sulla vita dell'autore. Sulle riflessioni politiche può suscitare qualche dubbio, ma ha il grande merito di fare chiarezza su quarant'anni della nostra storia recente. Direi che è un libro che serve, perché fa riflettere.

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    stefano

    01/09/2014 14.45.26

    Si diventa comunisti perchè la DDR vince contro la grande Germania? L'ho trovato noioso e infarcito della solita politica

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    stefano crupi

    26/08/2014 09.00.21

    L'ho letto in un paio di giorni, divorandolo. Se volessi trovare una definizione potrei definirlo un'autobiografia politico-esistenziale. Piccolo contrappone due figure che hanno segnato la sua vita passata e quella più recente, Berlinguer e Berlusconi, e mischia il tutto con alcune vicende personali, le più significative, quelle che lo hanno segnato maggiormente. E da questo parte per ragionare su come la sua anima di uomo di sinistra abbia vissuto a lungo un dissidio tra una purezza, di cui una certa sinistra ha sempre preteso di avere l'esclusiva, e una naturale predisposizione alla superficialità, che è in ognuno di noi, oppure alla quale tutti cedono prima o poi, se non altro per poter vivere sereni, al riparo dai mali del mondo. A me il libro è piaciuto molto, sarà perché un po' mi ci sono ritrovato in questo casertano appassionato di basket, politica e letteratura, con un padre fascista, una madre protettiva, una donna che lui chiama Chesaràmai. Sarà perché comunque ho trovato divertente e piacevole il suo stile che a volte cede allo scanzonato e all'ironico, alla Virzì per intenderci (di cui Piccolo è sceneggiatore). Per questi motivi mi sento di consigliarlo.

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    daniele

    25/08/2014 21.33.34

    L'autore ci conduce in un periodo non molto ben considerato nella letteratura italiana: gli anni '70. La prima parte e' abbastanza convincente e dettata dall'animo. Gli episodi narrati rispecchiano i sentimenti dello scrittore risultando emozionanti e segno del tempo. La seconda parte non mi ha convinto molto..come se fosse stata aggiunta per dovere, per rendere il libro piu' interessante nella sua contrapposizione che e' comunque segno d'attualita'. La bellissima Reggia di Caserta ci accompagna in un trasporto ideale e reale di spazio-tempo.

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    Ivonne

    01/08/2014 15.02.58

    Sono d'accordo con Beatrice. Anche a me il libro non è piaciuto. E nella seconda metà mi ha anche irritato.

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    Beatrice

    25/07/2014 15.24.50

    L'ho letto prima che vincesse il Premio Strega. Do un 2 come votazione perchè solo la prima parte si salva...il resto è veramente ma veramente una gran noia. E' il rapporto con il padre lo porta ad essere comunista...quasi come una sfida...e scegliere politicamente "da che parte stare" senza una motivazione valida (e nello specifico, parte tutto perchè guarda una partita di calcio (?)) mi sembra insipido e privo di contenuto.

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    joe roberts

    11/07/2014 18.21.27

    Ho terminato il libro con un senso di profondo disagio. La conclusione a cui giunge l'autore è disarmante nella sua pochezza e furbizia. Ma sì, siamo tutti uguali, basta con questo tentativo di migliorarsi, va bene scrivere per la casa editrice di Berlusconi, Dell'Utri fa compassione, ecc. L'aspetto peggiore del libro, però, è la prosa: faticosa, meccanica, media; perdonabile soltanto nel caso in cui i contenuti siano indimenticabili, non quando in 261 pagine si esprimono due concetti: la leggerezza della vita privata compensa la pesantezza della vita pubblica; il puro e l'impuro vanno a a braccetto e va bene così. Prima di questo libro avevo appena letto quello di Pecoraro, forse per questo il "romanzo" di Piccolo mi è sembrato inadeguato.

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    FEDERICA

    08/06/2014 22.07.38

    Ho già commentato questo libro qualche mese fa e ci ritorno solo per dire che, nella mia classifica personale dei finalisti al premio Strega, è primo pari merito con il libro di Cazzottella. Speriamo bene.

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    Fabrizio

    25/05/2014 09.05.21

    Tanto rumore per nulla. Inutilmente prolisso. Sarebbero bastate 20 pagine.

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