Le dieci leggi del potere. Requiem per il sogno americano

Noam Chomsky

Traduttore: V. Nicolì
Collana: Saggi
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 21/09/2017
Pagine: 175 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788868336387

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Argomenti d'interesse generale - Problemi e processi sociali - Discriminazione sociale

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    n.d.

    26/02/2018 20:13:05

    Chomsky è un autore fuori dal pensiero comune. Come Stiglitz o lo ami o lo odi

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    luciano

    18/11/2017 17:41:49

    Ormai, constata Chomsky, viviamo in una società deforme che, come aveva predetto Adam Smith, è fondata sulla massima " tutto per noi e niente per gli altri", ovvero, secondo il Nuovo spirito del tempo: "accumulate ricchezza e pensate solo a voi". Insomma questa è una società in cui vengono sradicate importati caratteristiche che da sempre albergano nel cuore umano: simpatia, solidarietà, sostegno reciproco... "Una società talmente mostruosa da non avere nemmeno voglia di viverci. Né vorrei che ci vivessero i miei figli". Questa società globale e neoliberista, in cui la fanno da padroni l'avidità e il desiderio di ottenere il massimo guadagno a spese degli altri, "sta puntando dritto verso la distruzione di massa". Basti pensare ai danni ambientali, ai cambiamenti climatici, ai venti di guerra nucleare tra Corea del Nord e Stati Uniti. E la politica? Altro non è che un'ombra proiettata sulla società dai grandi interessi economici, come diceva John Dewey fin dagli anni Trenta del Novecento. A noi persone comuni non resta, suggerisce Chomsky, che compiere piccoli gesti di protesta anche insignificanti, che sommati "possono diventare le radici invisibili del cambiamento sociale".

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    alida airaghi

    24/10/2017 09:01:14

    Il libro si compone di dieci capitoli, corredati ciascuno da un elenco di fonti: brevi estratti da testi di filosofia ed economia, oppure da articoli di giornali, proclami politici, statistiche, degli autori più vari. Si citano Aristotele e Malcolm X, Berlusconi e Bill Clinton, Walt Disney e Mc Donald’s. In uno stile semplicissimo, paratattico, quasi didascalico, Noam Chomsky ripercorre le motivazioni perverse che hanno condotto la più grande potenza mondiale all’inarrestabile declino etico attuale, all’impasse di immagine del suo profilo di stato-guida agli occhi dell’umanità intera. Sono sostanzialmente ragioni che derivano dalla volontà di concentrare il potere e la ricchezza nelle mani di un’oligarchia finanziaria senza scrupoli, che si appoggia agli interessi delle grandi banche e delle multinazionali, e che per trarre sostanziosi vantaggi economici tende a ridurre gli spazi democratici sia all’interno degli USA sia globalmente. Lo fa plasmando le menti dei consumatori attraverso un bombardamento mediatico mirato, mettendo il silenziatore alle voci critiche, limitando il diritto allo studio, precarizzando il lavoro, privatizzando la sanità. A livello produttivo, penalizza l’industria manifatturiera a vantaggio degli istituti finanziari, delocalizza la manodopera sfruttando lavoratori dei paesi poveri, e ha come unico principio la libertà del mercato e gli interessi delle lobby capitalistiche. Addio solidarietà sociale e tutela degli indifesi, addio sindacalismo e garanzie per la classe operaia, addio all’American Dream di partecipazione democratica di base: e invece sostegno al marketing deregolamentato, alla fabbrica del consenso, alla sostanziale marginalizzazione del popolo, allo spreco consumistico, all’inquinamento ambientale. Un profeta scomodo, Noam Chomsky, grillo parlante a vuoto in una società che preferisce non ascoltare.

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