Digiunare, divorare

Anita Desai

Traduttore: A. Nadotti
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
In commercio dal: 26/04/2005
Pagine: 224 p., Brossura
  • EAN: 9788806174774
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    Rigus68

    14/04/2018 20:42:31

    Solo alcuni passaggi sembrano novità tra i tanti romanzi indiani che trattano tutti dell’oppressione delle donne in questa società (oppressione di cui ormai si conosce proprio tutto, poiché queste storie si ripetono all’infinito in una miriade di romanzi indiani): 1. Il papà che racconta che, quando era giovane, e la povertà imperava, tutti gli studenti, la sera, andavano in strada a studiare sotto i lampioni, perché la luce in casa costava troppo! Gli studenti ripetevano tutto a voce alta e si creava una babele tra tutti i testi letti ad alta voce; 2. La truffa perpetrata contro le giovani donne che andavano in sposa: i pretendenti si facevano versare la dote (le ragazze, per sposarsi, dovevano portare una generosa dote allo sposo, pena restar zitelle!), celebravano un finto matrimonio e poi si eclissavano col bottino rimandando a casa la “novella sposa”, gettata senza essere usata. Accade ben due volte alla povera Uma, la protagonista di questo romanzo. Per il resto, sono rimasto profondamente deluso dal romanzo e dalla trama: sembra quasi che la Desai nutra un profondo odio verso i due protagonisti (soprattutto Uma) cui non concede riscatto e neppur redenzione in una vita che si dipana per un quarto di secolo e più. Uma, goffa e maldestra ragazzina, e spaventosamente succube di mamma e papà, che la sfruttano a mo’ di schiava, resta tale per tutta la durata del romanzo e anche da adulta è sempre goffa e maldestra e pure succube. Possibile che non vi sia possibilità di crescita e/o redenzione? Via, questo romanzo dovrebbe intitolarsi “I Vinti” o se preferite “Gli Umiliati”. Siete depressi o fortemente demotivati nella vita? Leggetelo e precipiterete agli inferi!

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    Laura

    14/07/2014 18:42:59

    Libro diviso in due parti e collegato da un pacco partito dall'India e arrivato negli Stati Uniti. Nella prima è descritto il mondo circoscritto e chiuso composto da mammapapà - due esseri indivisibili, tanto da essere inconcepibile per i figli pensare che potessero avere avuto un'esistenza separata - e i tre figli. Uma la maggiore, pasticciona, inconcludente, distratta, ma anche oggetto di continue critiche e reprimende da parte dei genitori. Aruna, la sorella che riesce a concludere un buon matrimonio e a dare alla propria vita la direzione voluta e Arun, il figlio maschio destinato a grandi cose. Oltre a loro vi è una girandola di parenti, di zii, cugini, ognuno con il proprio corredo di particolarità. E' l'India moderna, che manda i figli a studiare all'estero - questo è l'oggetto della seconda parte - ma anche quella dei matrimoni combinati; della necessità della dote; dell'impossibilità per una donna di divorziare, esemplare il caso della cugina Anamika; della devozione e degli ashram. La prima parte gira intorno soprattutto alla patetica e ormai rassegnata figura di Uma costretta a fare la serva in casa sua. La seconda sull'esperienza alienante di Arun in una casa americana, dove acquistare enormi quantità di cibo e stiparle nei congelatori è il modo di prendersi cura di una famiglia, dove ognuno mangia da solo e nessuno si occupa dell'altro. Peccato che le due parti siano slegate e poco amalgamate l'una all'altra. Quasi due racconti più che un romanzo unico.

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    Angela M.

    26/02/2007 00:20:11

    Scritto bene. Interessante perché descrive in maniera non folcloristica un mondo (India) per noi lontano, geograficamente e culturalmente, ma in realta' vicino nei sentimenti dei personaggi.

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    max

    07/06/2005 17:30:57

    Il libro fila via veloce per la forza commevente che esprime il personaggio principale. La ragazza al centro delle vicende, è infatti spesso emarginata dalla famiglia e non si può fare a meno di tifare per lei. Riesce a buttare via per ben due volte la dote, seppur senza colpa, facendosi ingannare da sposi opporunisti. Spaccato della società indiana descritto in modo esemplare.

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