Il dio delle piccole cose

Arundhati Roy

Traduttore: C. Gabutti
Editore: Guanda
Anno edizione: 2008
Formato: Tascabile
In commercio dal: 28 agosto 2008
Pagine: 360 p., Brossura
  • EAN: 9788860882240
Disponibile anche in altri formati:
Usato su Libraccio.it - € 6,75

€ 10,62

€ 12,50

Risparmi € 1,88 (15%)

Venduto e spedito da IBS

11 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:
 
 
 
 

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Giulia

    17/07/2016 14:57:28

    La trama del libro in sé ti incuriosisce: narra in 300 pagine una vita intensa di ingiustizie di una madre indiana e i suoi due figli, però descritta dal punto di vista dei due bambini che aggrappandosi alle piccole cose e all'amore superano la malvagità dell'uomo. La narrazione è alternata spesso tra presente e passato al tal punto da far perdere il filo della narrazione. Inoltre sono narrate alcuni episodi che non c'entrano nulla con la storia e sono solo di contorno. Più vuoi scoprire il nocciolo della storia più si allontana dal fulcro aggiungendo parti superflue. Non si può sottovalutare comunque l'insieme di emozioni che ti trasmette l'ultima parte del libro. Solo una volta che il quadro è completo,le vicende assumono consistenza e quando hai finito il libro, è inevitabile non rimanere 'scossi' e in qualche modo segnati da questa storia.

  • User Icon

    Gabriella

    15/04/2015 14:53:30

    Bellissimo. Da leggere e rileggere.

  • User Icon

    mitla

    14/04/2014 11:42:47

    Il classico libro che ti da il magone appena si è girata l'ultima pagina, leggendo quell'ultima parola "domani" che sai per i protagonisti della scena non ci sarà mai più. E' vero, lo stile è complesso, sia per i salti cronologici sia per la scrittura ricca di similitudini e invenzioni linguistiche, molto plastica e innovativa, ma dopo avere intuito cosa è successo sia facile seguire sul filo del ricordo i drammatici eventi che in 2 settimane hanno portato allo sfacelo le vite di tutti i personaggi del libro. Forse inizia in sordina ma già a metà si capisce perchè abbia vinto il Booker Prize. Da tempo non leggevo un libro con tanto lirismo, passione, e una scrittura avvolgente che riesce a far provare i sapori, gli odori, le sensazioni in maniera così "bruciante". Tuttavia viste le sue peculiarità è comprensibile che possa non piacere a tutti.

  • User Icon

    Lias

    24/03/2014 00:06:55

    Non mi ha entusiasmato. Difficile da seguire la storia con i continui passaggi dal presente al passato senza un ordine temporale. Come nei libri gialli, solo alla fine tutti i tasselli trovano una giusta collocazione, ma arrivare a quelle ultime pagine è stato veramente difficile. Descritta bene la società indiana delle caste dove ognuno deve mantenere un ruolo ben preciso per non "creare problemi" all'interno della famiglia.

  • User Icon

    Francesco72

    22/09/2013 16:22:40

    Mah, che dire? Ho aspettato fino alla fine che qualcosa mi prendesse, che la storia decollasse,che ci fosse una qualche svolta nei personaggi. Ma non è stato così. Pesante, noioso, un lessico troppo pomposo. Deludente.

  • User Icon

    lorenzo

    13/02/2012 14:18:39

    il libro peggiore che abbia mai avuto il piacere di leggere! anzi non potrei neanche dirlo, perché per essere peggiore implica che trovi oggettivamente del "Male" in esso; mentre qui non c'è... non c'è assolutamente nulla. 357 pagine di nonsense. Che storia racconta? un plot c'è - l'ho capito solo leggendo su internet - ma da come l'ha scritto non si capisce, se non a fatica. Prima i gemelli sono grandi, poi piccoli, poi grandi; poi muore un personaggio, il capitolo dopo lo rivede ancora in vita, poi è morto di nuovo. Va a sbalzi: avanti, e indietro. E poi lo riempie di inutili particolari, che gonfiano il libro stesso inutilmente. per dire una cosa ci mette 45 pagine, usando uno stile prolisso all'inverosimile. Penso che sia più che voluto, ma la scelta non è ben riuscita nel messaggio (se c'è) del libro. Uno stile del genere ha più successo nel libro di Salinger "il giovane Holden" (dove sembra che non abbia voglia di scrivere, dato che dice spesso "e via discorrendo"), e appunto lì ha senso. Ma qui no. Se vi piacciono tanto i particolari meglio leggere Wilde. Lui era uno Scrittore con la S maiuscola, lei no, mi spiace.

  • User Icon

    anna nibba

    26/01/2012 20:51:32

    Alcuni punti di grande profondita' e l'analisi spietata delle caratteristiche psicologiche dei personaggi ne fanno un libro interessante, ma lo stile e' piatto, lento e noioso. Non lo consiglio.

  • User Icon

    Rubina

    16/12/2011 13:19:19

    Difficile trovare le parole per un libro così bello. Io l'ho letto in lingua originale e non so se la traduzione renda giustizia allo stile unico di Arundhati Roy: evocativo, fantasioso, commuovente. Così bello che a volte mi soffermavo su alcuni passaggi per assaporarli, sentirli. La storia si svela pagina dopo pagina, saltando avanti e indietro nel tempo e formando gradualmente il quadro degli avvenimenti, in maniera così perfetta che parlare della trama servirebbe solo a rovinare tutto. Un libro che affronta temi duri e dolorosi e che ci fa riflettere su quanto i sentimenti siano preziosi.

  • User Icon

    SIMONETTA ORTELLI

    12/07/2011 09:43:20

    Rimando la mia recensione ormai cancellata perchè sto male al pensiero di vedere un capolavoro simile con un punteggio complessivo così basso. E' una delle cose migliori che abbia letto in tutta la mia vita, raramente un romanzo moderno mi ha incantata fino a questo punto. La Roy scrive divinamente, lo "stream of consciousness" raggiunge livelli altissimi. Narrazione non lineare, forse per qualcuno troppo complessa (non per chi ama la Woolf, Joyce e Faulkner). Un'autrice già completa al suo primo romanzo. Se avessi scritto un libro così penso che poi avrei potuto posare la penna per il resto della mia vita. Superlativo. simonetta

  • User Icon

    Ale

    09/07/2010 17:01:19

    Mi spiace perchè lei è una gran personaggio, ma francamente mi sono annoiato.

  • User Icon

    cri

    24/09/2009 15:14:33

    Bello e profondo, ironico in modo intelligente, una denuncia implicita a certo Stato di Cose fatta con la punta del coltello. A me restituisce il profondo senso di disincanto e relativismo della vita, ma senza pessimismo. forse poteva essere un po' più breve

  • User Icon

    Liliana di Trieste

    31/05/2009 01:27:29

    Idea buona. Tentativo di scrittura creativa troppo pomposo. Mah, c'è di peggio ...

  • User Icon

    Anna

    11/05/2009 13:16:10

    Bello, davvero bello. Tocca argomenti come il rapporto madre-figli, visto con gli occhi dei bambini, l'amore profondo e proibito, il pregiudizio e le differenze di classe (o casta che dir si voglia) e gli eventi che segnano per sempre. Ambientazione fantastica e raccontato in una stile unico: tutto fatto di piccole cose.

  • User Icon

    assunta

    23/03/2009 10:28:23

    il senso di questo libro è racchiuso nel finale....semplicemente stupendo! è un libro che fa riflettere sulla profondità dei veri sentimenti

  • User Icon

    k88

    17/02/2009 14:47:47

    Stupendo e delicato, leggero e allo stesso tempo ricco di spunti di riflessione, poetico eppure immerso nella realtà sociale e politica dell'India degli anni 60. I personaggi, le scene e le sensazioni in cui la storia proietta il lettore restano nel cuore anche molto tempo dopo aver chiuso il libro. Da leggere, rileggere e consigliare.

  • User Icon

    giorgia

    03/12/2008 16:19:31

    Decisamente un libro toccante, lascia uno sconforto infinito dentro. Mi ha colpito molto l'estrema durezza della madre verso i bambini nonostante il suo amore per loro. Il linguaggio è talvolta appesantito da uno stile molto lontano da quello occidentale, poco lineare, con molti dialoghi interiori mischiati liberamente a descrizioni oggettive

  • User Icon

    Estelgard

    19/05/2008 15:24:27

    Consigliatomi vivamente dalla mia ragazza che lo ha letto durante il nostro viaggio in India, si è rivelato una piacevole sorpresa. Inizialmente è un libro che spiazza, in particolare nelle prime pagine, per la prosa semplice ma al tempo stesso complicata dalle espressioni riportate direttamente dalla mente dei bambini-ragazzi protagonisti della storia. nel principio non è facile seguire l'azione e riconoscere bene tutti i personaggi e i loro legami di parentela, quindi credo sia un romanzo da leggere con attenzione e se possibile rileggere una seconda volta. La freschezza con la quale l'autrice descrive le spensierate giornate dei piccoli gemelli non riesce a togliere l'alone di angoscia provocato dai tanti piccoli drammi che si susseguono all'interno di questa famiglia borghese del Kerala, che alla fine sarà rovinata da un concatenarsi di tragedie. L'autrice è brava ad alternare passato e presente e descrive anche gli eventi più orribili con il linguaggio dei bambini, sempre alla ricerca di una spiegazione, anche di fronte al mistero della morte, o della vita. Infine la parte terminale si arricchisce di suspence quasi giallistica e ogni cosa acquisisce il suo senso, in un mondo, quello degli uomini, che troppo spesso non ne ha. Leggetelo senza scoraggiarvi dello stile un pò strano, non vi deluderà!

  • User Icon

    TERESA

    29/05/2007 12:41:21

    FORSE IL MIGLIORE LIBRO CHE IO ABBIA MAI LETTO, ANCHE SE NON LO CONSIGLIEREI A TUTTI. SICURAMENTE NON SI DIMENTICA.

  • User Icon

    Antonio Gatti

    26/03/2007 10:21:42

    Sono rimasto decisamente colpito da questo libro, che come ogni buon libro d'esordio (o, in questo caso, quasi esordio) sembra scritto come se i ricordi di una vita intera debbano essere strizzati dentro le 300 pagine della narrazione, e quindi ne risulta una lettura strabordante, grassa e succosa, mai banale, con tanto materiale che un buon Wilbur Smith avrebbe potuto farci 30 libri almeno... la narrazione poi e' fenomenale, e' quasi incredibile come la Roy sia riuscita a tenere le fila del discorso... un assoluto capolavoro

  • User Icon

    claudia

    08/01/2007 17:19:32

    uno dei libri più belli, di quelli che accarezzano il cuore ma anche il lato oscuro dell'anima. Bello bello bello

Vedi tutte le 32 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione


«Il Dio della Perdita.
Il Dio delle Piccole Cose.
Non lasciava impronte sulla sabbia, né increspature nell'acqua, né la sua immagine nello specchio.»


Un'India diversa, meno nota, non turistica, né drammaticamente dominata dalla miseria e dalla morte, è quella che appare dal romanzo di Arundhati Roy, terra descritta da una scrittrice allora esordiente, che ha l'orgoglio di vivere in India e di parlare di una realtà che quotidianamente vive.

La trama, che non ha un andamento strettamente cronologico, ma si svolge lungo vari periodi della vita dei personaggi, ha dei nuclei portanti intorno ai quali muovono gli innumerevoli piccoli eventi quotidiani, che, pur scorrendo quasi insignificanti, sono in grado di cambiare radicalmente e drammaticamente le esistenze. Ma ciò che avviene non è descritto, è filtrato dall'immaginario di chi ne è protagonista, soprattutto dalla psicologia dei due "gemelli dizigotici" che sono il nucleo principale della storia. Per un bambino ogni parola, ogni gesto ha un significato assoluto, l'amore è un sentimento perennemente a rischio e la morte è una realtà che la fantasia può ignorare (Sophia Moll, la cuginetta morta, in realtà sta facendo le capriole dentro la sua bara, e sorride e gioca...). Più crudele è la vita per Ammu, madre di Estha e Rahel, i due gemelli: il matrimonio con un uomo alcolizzato e violento, il rifugiarsi nella casa paterna del piccolo paese in cui marxismo e pregiudizi di casta convivono, la relazione con un Paravan, un Intoccabile, che la farà scacciare come indegna di vivere in una famiglia abbiente e rispettata. La sua solitaria morte, a un'età in cui non è né giovane, né vecchia, la sua cremazione a cui assistono, in un'atmosfera di alienazione, la figlia e il fratello, sono in un certo senso la conclusione logica di una vita, che vuole rompere certi canoni, ma non sa farlo fino in fondo.

L'aspetto più affascinante del romanzo è il linguaggio, che la traduzione di Chiara Gabutti rende efficacemente: parole che si fanno immagini e cose, anzi piccole cose, piccoli dei. Si è circondati da realtà vive, basta nominarle o pensarle e assumono una loro autonomia e una forza condizionante con cui è possibile dialogare o scontrarsi. Il silenzio e l'isolamento in cui si chiude Estha, che nemmeno la sorella osa spezzare, è forse l'unica risposta possibile, almeno fino ad oggi, a questa società così impermeabile, pur nell'apparente rapida evoluzione del costume.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi

1
CONSERVE & COMPOSTE PARADISO

Maggio ad Ayemenem è un mese caldo, meditabondo. Le giornate sono lunghe e umide. Il fiume si ritira e corvi neri si rimpinzano di manghi lucidi sugli alberi verdepolvere, immobili. Maturano le banane rosse. Si spaccano i frutti dell'albero del pane. Mosconi viziosi ronzano vacui nell'aria fruttata. Poi si schiantano contro i vetri delle finestre e muoiono, goffamente inermi sotto il sole.
Le notti sono limpide, ma soffuse di un'attesa fosca e pigra.
Con l'inizio di giugno, però, arriva il monsone da sudovest, portando tre mesi di vento e pioggia, con brevi incantesimi di sole aspro e brillante che i bambini elettrizzati rubano per i loro giochi. La campagna diventa di un verde sfrontato. I confini sfumano man mano che i filari di tapioca mettono radici e fioriscono. I muri di mattoni diventano verdemuschio. I viticci del pepe nero serpeggiano su per i pali della luce. I rampicanti selvatici traboccano dagli argini di laterite e si riversano nelle strade allagate. Le barche riforniscono i bazar. E nelle pozzanghere che riempiono le buche lasciate per le strade dal Dipartimento dei Lavori Pubblici compare qualche pesciolino.
Pioveva, quando Rahel tornò ad Ayemenem. Argentee funi frustavano la terra sfatta, arandola a colpi di cannone. La vecchia casa sulla collina portava il ripido tetto a due spioventi calcato sulle orecchie come un cappello. I muri, striati di muschio, si erano ammorbiditi e leggermente gonfiati per l'umidità che filtrava dal terreno. Il giardino incolto e straripante era pieno del sussurro e del trapestio di piccole vite. Nel sottobosco un serpente si strofinava contro una pietra lucente. Gialle ranetoro perlustravano speranzose lo stagno melmoso in cerca di un compagno. Una mangusta fradicia sfrecciò per il viale d'accesso cosparso di foglie.
La casa sembrava vuota. Porte e finestre serrate. La veranda anteriore nuda. Senza mobili. Ma la Plymouth azzurrocielo con gli alettoni cromati era ancora parcheggiata lì fuori e, dentro casa, Baby Kochamma era ancora viva.
Era la baby-prozia di Rahel, la sorella più giovane di suo nonno. Il suo vero nome era Navomi, Navomi Ipe, ma tutti la chiamavano Baby. Diventò Baby Kochamma quando fu grande abbastanza per essere zia. Rahel non era tornata a trovare lei, però. Né la nipote, né la prozia si facevano illusioni al riguardo. Rahel era venuta per vedere suo fratello, Estha. Erano gemelli nati da due ovuli diversi. "Dizigotici", dicevano i dottori. Nati da ovuli separati, ma fecondati contemporaneamente. Estha - Esthappen - era più vecchio di diciotto minuti. Non si erano mai assomigliati in modo particolare, Estha e Rahel, e nemmeno quando erano bimbetti dalle braccia magroline, il petto piatto e i ciuffi alla Elvis Presley,... c'erano mai stati i classici "Chi è Rahel?" e "Qual è Estha?" da parte di parenti tutti sorrisi o dei vescovi siriano-ortodossi che visitavano spesso la casa di Ayemenem per le offerte.
La confusione stava in un posto più profondo, più segreto.
In quei primi anni amorfi, in cui la memoria cominciava appena a esistere, in cui la vita era piena di Inizi e non conosceva Fine, e Tutto era Per Sempre, Esthappen e Rahel pensavano a loro due insieme come Io, e separati, individualmente, come Noi. Quasi fossero una rara specie di gemelli siamesi, separati nel corpo ma con identità fuse insieme.
Ancora adesso, dopo tutti questi anni, Rahel ricorda di essersi svegliata una notte ridendo per un sogno buffo fatto da Estha.
Rahel ricorda anche altre cose che non ha il diritto di ricordare.
Per esempio, ricorda (anche se non era presente) che cosa fece a Estha l'Uomo delle Aranciate e delle Limonate, quella volta al Cinema Abilash. Ricorda il sapore dei sandwich al pomodoro - i sandwich di Estha, quelli che Estha stava mangiando - sul postale per Madras.
E queste sono solo le piccole cose.

Ad ogni modo, lei adesso pensa a Estha e Rahel come Loro, perché separatamente loro due non sono più quello che Loro sono stati o quello che Loro pensavano sarebbero stati.
No
Le loro vite hanno forma e dimensione, adesso. Estha ha la sua e Rahel pure.
Margini, Bordi, Orli, Confini, Frontiere e Limiti sono comparsi ai loro orizzonti separati come una banda di folletti maligni. Creature piccole dalle lunghe ombre, che pattugliano un Limitare Sfocato. Sotto i loro occhi sono sorte delicate mezzelune e hanno la stessa età di Ammu quando morì. Trentuno.
Non vecchi.
Non giovani.
Ma vitalmente morituri.