Discorso dell'ombra e dello stemma

Giorgio Manganelli

Curatore: S. S. Nigro
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2017
Pagine: 192 p., Brossura
  • EAN: 9788845931956
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Descrizione
Se c'è un libro dove Manganelli ha mostrato, nella forma più radicale ed estrema, che cosa intendeva per letteratura, è questo. Ed è senz'altro una concezione allarmante rispetto a quelle correnti. Per Manganelli, la letteratura è qualcosa di ben più temibile ed enigmatico di quel che pensano quanti si sforzano «di mettere assieme il bello ed il buono». A costoro la letteratura non può che rispondere «con sconce empietà». Perché il suo compito non è di interpretare, documentare, esprimere idee, semmai di disorientare, inquietare. Di ridere - astratta e solitaria. È il riso antico di Dioniso, senza il quale non ci sarebbero parole. Cadono così, sotto i colpi di Manganelli, molte certezze: persino la fiducia che riponiamo nella figura dello Scrittore. Che in realtà è solo un «passacarte», un Grande Mentitore, agito dalle parole. La scrittura, infatti, accade, e lo attraversa e parla per suo tramite. Ma anche i lettori non hanno di che stare tranquilli. Devono finalmente rendersi conto che coltivano una «dolce e ritmica demenza».

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    Alberto Abissina

    20/09/2018 18:07:47

    Il mio primo incontro con Manganelli, fortuito, casuale quasi per sbaglio. Ho acquistato il libro rapito e coinvolto dall'immagine di copertina, dal titolo e dalle note. Non c'è che dire, Manganelli ci mette davvero tutto sé stesso per spiazzare il lettore, per creare confusione e stordimento. Il libro (ma pagina dopo pagina il lettore scoprirà che il libro non esiste) è giustamente chiamato "discorso", non è infatti un romanzo, non un saggio. Si tratta quasi di un discorso programmatico, la visione di Manganelli della letteratura, di cosa è, o meglio di cosa dovrebbe essere. La visione di Manganelli è di quelle radicali, spiazzanti, che mirano ad abbattere dalle fondamenta ogni certezza precostituita; avanguardista fino alle più estreme conseguenze. Oltre alla struttura del libro in sé, ciò che più colpisce è il linguaggio colto, aulico, arguto e ridondante. Manganelli pesa con perizia ogni vocabolo, ogni ripetizione, ogni citazione al fine di creare volutamente e con fantastica maestria un distacco "letterario" su cui gioca l'ironia di Manganelli. Immenso è dire poco!

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Esce per la prima volta nel 1982; fa a pezzi la letteratura; per queste pagine, scrittori e lettori sono solo dei dementi.

Giorgio Manganelli, classe 1922, ci ha lasciati nel 1990; è uno dei massimi esponenti dell’avanguardia, ma è anche un ottimo critico letterario, che però non è troppo tenero nei confronti dei suoi colleghi e di se stesso. Non si pone sul piedistallo, anzi, anche lui scende nell’ombra e negli inferi. D’altronde, proprio l’ombra è l’area in cui agisce la letteratura.

Questo libro è particolare proprio perché non ha un significato; o meglio, questo significato non si rivela subito, bensì, va cercato in quel non senso o non letteratura, che è anche la densa materia di cui questo libro è composto. Manganelli, in fondo, indaga proprio sul doppio senso della parola, partendo da quella parte in ombra, in cui ogni significato si annulla.

Per lui, la letteratura è una grande menzogna, creata ad arte da ignari bugiardi, ossia, gli scrittori. Ignari, perché credono di possedere le parole, mentre non sanno di essere posseduti da questi stemmi che traggono il loro nutrimento dall’ombra. Chi è quindi l’oscuro mentore? Per Manganelli è Dioniso, quel dio che guardandosi allo specchio, non vede il suo riflesso, bensì, il mondo e gli uomini. Le sue proiezioni formano la realtà. Ma una realtà che è frutto di un riflesso non ha nulla a che fare con la verità.

Pertanto, ecco la letteratura; ovvero, un miraggio che si fonda su parole dai significati cangianti. Significati che si intrecciano nel mito. Mito nel quale si crea il non senso. In questo gioco al massacro, lettori e scrittori si inseguono. Entrambi credono di esistere in ciò che leggono o che scrivono; invece, non sanno di essere governati da una menzogna, da un’indefinibile serie di significati che si annullano a vicenda.

Manganelli ne ha per tutti; non risparmia nessuno. Non se la prende solo con i lettori e con gli scrittori, ma anche con gli editori e i critici, che definisce fieri rappresentanti della decadenza culturale. Preferisce andare a ritroso, quando il mondo non sentiva il bisogno della letteratura; quando non esisteva la scrittura; quando l’uomo era indifferente. Eppure, proprio a causa di quella tenace indifferenza, durata per milioni di anni, nacquero i presupposti per la letteratura.

Un libro controverso, ironico, tagliente; elegante, come richiede la menzogna. Così, quest’opera ripresa da Adelphi richiama alla nostra mente qualcosa di oscuro; che è in noi. Risvegliando quell’ombra in cui tutto si nasconde e si camuffa. Forse lì risiede anche la nostra verità... scritta su pagine che mai nessuno leggerà.

Recensione di Martino Ciano