Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 08/05/2018
Pagine: 430 p., Rilegato
  • EAN: 9788806222277

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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    Laura

    25/05/2018 09:49:27

    Purtroppo sì è avverato ciò che temevo: Giordano non ha saputo aggiunto niente rispetto alle sue opere precedenti. Questa opera sa di già letto ed estremamente noiosa nella stragrande maggioranza delle pagine. Ahimè, stessa minestra riscaldata. Non lo consiglio , tranne a quelli che abbiano voglia di sbadigliare e che non abbiano già letto altre sue opere.

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    Manuela

    22/05/2018 10:05:14

    Ho letto tutti i libri di Paolo Giordano, e questo è a mio avviso il migliore: una storia potente, sorprendente, dove prevalgono sentimenti profondi che l'autore ha saputo trasmettere incollando il lettore alle pagine. Giordano non ha perso la propria vena artistica, era e si riconferma un ottimo scrittore che sa dosare nel tempo le storie che immagina, creando un'aspettativa sempre crescente. Bravo Paolo!

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    Michela

    17/05/2018 19:16:06

    Primo libro di Paolo Giordano che leggo, incuriosita principalmente dalla storia ambientata nella mia Puglia. Sarò breve: è un nì. Giordano scrive bene, ed ha la capacità di tenere incollati alle pagine. Però la storia me pare un po’ Beautiful, e cade totalmente nell’inverosimile, ovviamente secondo me, alla fine. I protagonisti sono interessanti e ben caratterizzati, ma si è fatto prendere un po’ la mano con gli intrighi del cuore Giordano, e magari poteva alleggerire la storia di qualche pagina. La Puglia fa vagamente da sfondo, non lasciando granché nel lettore.

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    Matteo

    27/04/2018 12:52:41

    Autore che amo, i suoi romanzi sono storie stupende (la solitudine dei numeri primi, il nero e l’argento) storie che ci permettono di vederci dentro. Scrittura magistrale, trame sempre ricche e piacevoli. Questo nuovo romanzo già mi incuriosisce, la trama è la copertina sono meravigliosi!

Vedi tutte le 4 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Sono 430 pagine di scrittura densa, magmatica, questo nuovo romanzo di Paolo Giordano. Una scrittura che scorre lenta e piena sopra la curva degli eventi, tanto da rimanerci invischiati per alcuni giorni.

Quattro protagonisti, una storia suddivisa in tre parti, quasi tutta ambientata in una masseria in Puglia, vicino a Ostuni. Intorno alla vicenda personale dei quattro ragazzi, molte storie più grandi di loro e di noi. Torna al romanzo di formazione Paolo Giordano - dopo aver conquistato una fama fulminea forse effimera con La solitudine dei numeri primi – ma da uomo di scienza prima che di lettere, lo fa con un romanzo intenso e gravido, scritto con la precisione del thriller, dove però il delitto è soltanto la vita comune di quattro ragazzi.

Teresa all’inizio del racconto è una giovanissima studentessa di Torino, che passa le sue vacanze estive nella grande villa di sua nonna, in Puglia. È guardando fuori dalla finestra della sua torre d’avorio che scorge per la prima volta Bern, Nicola e Tommaso. Sono nudi e nuotano nella sua piscina, hanno scavalcato la recinzione di notte, vengono dalla masseria che si trova a poche centinaia di metri da casa sua.

La masseria attrae Teresa come il miele velenoso attira la mosca dell’ulivo. Tra quegli antichi muretti a secco, oltre il tratturo, ci sono Cesare e sua moglie, e poi ci sono di volta in volta ragazzini sempre nuovi, non proprio fratelli tra di loro, ma quasi. Sono i bambini dati in affidamento alla coppia. Nella masseria con Bern, Nicola e Tommaso, Cesare applica alla lettera le sacre scritture e recita lunghi sermoni, obbligando tutti al lavoro nei campi. La masseria è una Chiesa delle origini, un Eden prima che si compia il peccato originale. Almeno finché non arriva tra loro la ribellione.

La storia inizia in questa maniera, come inizia la storia del mondo, con una donna a sconvolgere la tranquillità della natura. E prosegue come prosegue la storia del mondo, tra amore, colpe e tradimenti. Nel mezzo c’è il racconto della vita nei campi coltivati con il metodo biologico, l’utopia di un gruppo di giovani che producono senza consumare risorse idriche o energetiche, c’è l’integralismo di chi difende gli ulivi secolari dalle ruspe, ma anche un’incessante, spossante, avvilente lotta contro la natura ostile: il raccolto rovinato dalla grandine, la Xylella, gli embrioni che non attecchiscono e quelli che invece crescono e si moltiplicano in ventri di ragazze minorenni.
Nel nugolo di queste quattro vite, tutte intrecciate e dipendenti, tutte conficcate l’una nell’altra pur avendo radici sottili e volatili, l’autore riesce a tracciare una storia potente e drammatica. Sin dall’inizio l’odore acre della morte si insinua nel racconto: il giardino dell’Eden ha in sé la gioia e anche il dolore, la benedizione e la dannazione. L’amore è imperfetto, è questo il messaggio più forte che ci restituisce questo romanzo, lo dice bene Paolo Giordano quando la sua riflessione si allarga alla vita di tutti.

Questa volta l’autore estende e approfondisce - portandolo all’estremo - il tema che gli è più caro: la fuga e il rifiuto della società borghese. Per farlo, con Divorare il cielo, arriva dritto fino al ventre del mondo.

Recensione di Annalisa Veraldi