Categorie
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2001
Formato: Tascabile
Pagine: 422 p.
  • EAN: 9788804499077
Disponibile anche in altri formati:
Usato su Libraccio.it - € 5,67

€ 8,92

€ 10,50

Risparmi € 1,58 (15%)

Venduto e spedito da IBS

9 punti Premium

Attualmente non disponibile Inserisci la tua email
ti avviseremo quando sarà disponibile

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Cristiano Cant

    22/10/2015 10.10.23

    Impossibile trascurare, nel folle e disperato plotone dell'amore libresco ormai incurabile, un romanzo tanto magnifico, opera che trasuda intelligenza, lavoro sul dettaglio, sulla lingua, sugli odori, i dialetti, le calme e malinconiche campagne e il canto delle colline piemontesi come non molti nel paesaggio romanzato che almeno io possa aver sfiorato. Stemma di una città come pochissimi nella nostra letteratura, Torino, e di un coro di personaggi stravaganti e indecisi, matti, viziati, schiavi di timidezze e contraddizioni, salotti raffinati e pomposità meschine, ritratto di una borghesia gonfia di affanni, piccinerie, nelle ossa di strade sinistre e insegne romantiche, portici sabaudi descritti in modo impeccabile e un fiume che raccoglie sguardi avvolti in una riccastra decadenza sognante, flaccida, forse insuperabile. Da questo sfondo sgorga la tragedia, un delitto figlio di rancori e dispetti che finisce per rilegare attorno alla sua trama un corteo di caratteri indimenticabili. Anna Carla, donna bellissima, sfuggente e calda: "Una grande dolcezza, una pacata soavità, rallentavano ogni gesto di Anna Carla. Ne era lei stessa consapevole, e felice in un modo anch'esso attutito, ovattato, come se le fosse appena nevicato dentro". Massimo, uomo smarrito nelle proprie inquietudini, in segreti sempre trattenuti, e Santamaria soprattutto, il commissario che questo universo lo tocca, lo scruta, lo vede nei movimenti più bassi e nelle trame più laide. Ma, senza nessun dubbio, romanzo di e su Torino, sulla poesia misteriosa dei suoi vicoli, dei suoi portoni e dei suoi cortili, delle sue nebbie e dei suoi baveri alti, del Balon, immensa distesa di rigattieri e librai nella quale si può solo affogare con abbandono di contentezza, curiosità, come in un mare di sorprese. Senz'altro un capolavoro, un romanzo che ormai è una statua nel grande museo della narrativa italiana (e giallistica) del secolo scorso. E altrettanto splendido nella resa il film di Comencini.

  • User Icon

    Rossella

    16/10/2015 19.39.22

    Il talento dei due scrittori giallisti permea l'opera dall'inizio alla fine. Il ritmo è incalzante,i personaggi ben delineati.avrebbe giovato una maggiore chiarezza nelle sequenze dialogicHe (mi è capitato di perdere il filo).affascinante l'affresco del substrato torinese degli anni Sessanta.

  • User Icon

    carlotta pucci

    21/09/2015 09.45.32

    Anch'io come diversi altri lettori avevo letto il libro alla sua uscita e mi era piaciuto moltissimo. Per anni ho ripetuto battute dei personaggi e frasi simpaticamente ironiche del testo ( mi faceva impazzire per esempio "il gesto di scolare le mani" con cui Massimo reagisce alla scenata di Lello). Allora però trovavo che il plot non fosse proprio da libro giallo. Rileggendo adesso il romanzo, l'ho trovato ancora bellissimo ed estremamente fresco, nonostante gli anni passati. Il plot non mi infastidisce più perchè in fondo è credibile, data la personalità dell'assassino, personalità che ci era stata presentata a tutto tondo. La tecnologia è un po' antiquata: cosa non combinerebbe oggi il Santamaria con il telefonino! Ma la cosa non guasta l'effetto generale. Io trovo che questa sia l'opera più bella e irripetibile di F&L perchè tutti i successivi romanzi e racconti sono magari gradevoli ma non stanno a pari conq questo.

  • User Icon

    Gaia

    02/06/2015 23.29.24

    Il giallo è un pò all'ombra del romanzo vero e proprio, che lo usa come scusa per potersi esprimere,per poter descrivere l'ambiente e i suoi frivoli e privilegiati protagonisti e lo fa al meglio, il punto di forza del romanzo è proprio la potenza descrittiva e il ritratto dei borghesi dell'epoca, di cui gli autori interpretano molto bene il modo di essere. Il finale del giallo è un pò contorto, il movente debole. Nel complesso molto piacevole.

  • User Icon

    Melania

    16/02/2014 23.55.46

    Divertente e sagace affresco della Torino anni 70, ma pur sempre attuale e, direi, universale nella descrizione dell' "ambiente". Scorrevole, piacevole, mai banale. E' il primo giallo che non mi annoia e non mi innervosisce e il primo in cui non ho colto il colpevole prima della fine. Da consigliare e regalare (come fece mio padre 40 anni fa, quando usci, a mia madre che lo conserva ancora come uno dei suoi libri più cari)

  • User Icon

    Francesca

    16/12/2013 21.57.44

    Riletto dopo anni per rigustarne l'eleganza della scrittura, le variegate figure dei protagonisti in una Torino "bene" degli anni '70. Un giallo di quarant'anni fa che trovo ancoora attuale.

  • User Icon

    zombie49

    03/10/2013 11.33.11

    L'architetto Garrone, ambiguo e sgradevole personaggio che vive di squallidi espedienti, viene trovato ucciso nel suo appartamento, il cranio sfondato da un pesante soprammobile. Una lettera incompiuta, consegnata alla polizia da due domestici appena licenziati, sembra coinvolgere una signora della Torino bene ed un suo amico industriale. Un testimone ha visto una donna, forse una prostituta, presso la casa del delitto, armata di un lungo tubo. Il commissario Santamaria deve indagare con il dovuto tatto in un ambiente delicato, ma non crede troppo alla colpevolezza di Anna Carla e Massimo, anzi si fa dare da loro indicazioni sulla personalità della vittima. Il giallo è piacevolmente lineare e ben costruito, non mancano colpi di scena, ma protagonista del romanzo è soprattutto la Torino della borghesia benestante anni '70. Un sottobosco urbano perbenista, tradizionalista con qualche desiderio di trasgressione, conformista solo in superficie, ironico o squallido, cortese e carico di odio represso, in cui i veri torinesi parlano il dialetto piemontese e guardano con distaccata superiorità gli immigrati meridionali, compreso il commissario di polizia. Un mondo classista all'ombra della Fiat e delle grandi fabbriche, i cui confini sono determinati dalla geografia urbana delle ville in collina e degli squallidi viali di periferia. Un ritratto colorito e ancora attuale, anche se è cambiata la nazionalità degli immigrati, gli uffici si sono informatizzati, i telefoni pubblici sono scomparsi dai bar. Alcuni scrittori di gialli ambientano le loro storie in una città, che ne diventa parte integrante, importante quanto la vicenda stessa: Milano x Scerbanenco, Genova x Paglieri, Torino x Fruttero e Lucentini. Da questo romanzo, a mio avviso il migliore della pregiata coppia, è stato tratto un ottimo film di successo, fedele al racconto, magistralmente interpretato da Jacqueline Bisset, Marcello Mastroianni, Jean Louis Trintignant e Lina Volonghi.

  • User Icon

    Chiara

    22/08/2013 22.42.59

    Magistrale esercizio prosaico della coppia Fruttero & Lucentini. L'opera non è da apprezzare tanto per l'intreccio giallo, che è solo un pretesto per offrire al lettore uno spaccato realistico della Torino bene degli anni '70. Gli autori, con ironia e disincanto, ci presentano una serie di personaggi, con le proprie nevrosi, frivolezze, vizi e pregiudizi. Ci si trova immersi in una vera e propria parodia della società torinese, ed italiana in senso più ampio, dell'epoca. Ed il tutto risulta più che mai attuale, nonostante siano trascorsi 40 anni dalla stesura dell'opera. Libro da gustare con il sorriso sulle labbra.

  • User Icon

    Mara

    17/12/2012 15.22.30

    Quando Fruttero&Lucentini scrissero questo libro, mi ero appena laureata, e da allora sono passati quarant'anni. Il libro è anche un magnifico ritratto della società torinese di allora. Ecco un mio personale catalogo delle cose che non ci sono più, o sono irrimediabilmente cambiate. Primo: i telefoni a gettone. Per sentirsi, il commissario Santamaria, Anna Carla, Massimo, entravano in un bar e cercavano un telefono a gettone. Magari dopo aver parcheggiato, cosa che era ancora possibile. Secondo: i meridionali e gli stranieri. Gli stranieri non esistevano. I domestici erano italiani, anche piemontesi, magari antipatici ed infidi. A Torino c'erano "i napoli", come anche i pugliesi, con le loro strade e i loro locali, chiaramente erano "diversi", ma i pozzi non erano ancora avvelenati, come è stato dopo l'arrivo della Lega. Tant'è vero che il commissario Santamaria si ritiene in diritto di continuare a portare i suoi baffi da meridionale, anche se molti colleghi se li tagliano per dissimulare meglio. Terzo: soprattutto nelle famiglie abbienti, esistevano ancora donne che non lavoravano. Anna Carla è giovane, simpatica, ha la bambinaia e la servitù, passa il tempo a chiacchierare con amici e amiche, di cose futili e non, non si farebbe scrupolo a concedersi qualche piccola "avventura". Oggi sarebbe una nevrotica donna manager, e non so se ci abbiamo sempre guadagnato. Quarto: i gay. Ho l'impressione che per loro in quarant'anni sia cambiato ben poco, tra clandestinità e tolleranza ben circoscritta. Quinto: i capelli biondi,obbligatori, per le donne belle, o aspiranti tali. Sesto: le sigarette, tutti fumavano, accendere una sigaretta era un atto di seduzione, un codice di comunicazione. Settimo: il treno, con cui si andava anche a Francoforte: non c'erano i voli low cost. Ottavo: il francese, era quella la lingua staniera di riferimento, non l'inglese. Nono: la Terra contava 3 miliardi di abitanti, oggi più del doppio.

  • User Icon

    maurizio

    26/11/2012 19.57.17

    Avevo gia' espresso un commento su questo bel libro e lo avevo giudicato maluccio, osservando soltanto la trama " gialla "; adesso rileggendolo in questi giorni,finalmente svincolato dalla ricerca del colpevole,ho gustato appieno la prosa letteraria e le pennellate con cui gli autori sbeffeggiano la " high society " torinese dei 70; devo dire che con una prosa letteraria veramente alta ed elegante riescono nel loro vero intento di renderci insopportabile la borghesia metropolitana;Infine, per la eleganza della prosa raggiunta dai due, consiglio, questo romanzo, ad uno scrittore torinese, che non legge i polizieschi, ma è abituato alla haute cuisine letteraria, lo consiglio a Baricco, credo che rientri nella sua idea di mondo.

  • User Icon

    angelo

    24/07/2012 13.40.17

    Ingredienti: una città (Torino) che fa da sfondo-complice-movente ad un duplice omicidio, una società italiana (anni'70) pubblicamente virtuosa e privatamente viziosa, cicale-perditempo della ricca borghesia piemontese osservate ed indagate da un'operosa formica-commissario meridionale. Consigliato: a chi ama i gialli conditi con abbondanti dosi di costume & società, a chi è curioso di sapere cosa sia o come si usi un itifallo.

  • User Icon

    filippo nox

    14/03/2012 18.22.19

    Per un mio gusto personale, il libro non mi ha particolarmente entusiasmato per la mancanza di suspance e di azione. Inoltre il senso del romanzo non è immediato ma si ottiene intrecciando i vari personaggi e le varie situazioni che lentamente si delineano. Nulla da dire sullo stile degli autori: impeccabile. Una volta che il lettore assimila la forma e il significato del romanzo/giallo, rimane piacevolmente colpito dalla finale inaspettato ovvero dalla scoperta del colpevole.

  • User Icon

    Alessandro

    23/02/2012 12.39.37

    Grande romanzo giallo. Scritto benissimo, e come già scritto da altri, in modo originale con un ventaglio di personaggi principali ma nessun vero protagonista...o meglio, protagonista potrebbe essere la città di Torino di quegli anni. Non do il voto pieno solo perchè (a tratti almeno) gli autori, per eccellendo nelle descrizioni si sono lasciati prendere un pochino la mano, a mio modesto avviso. Forse un pizzico di sintesi in più, in certi tratti, specie all'inizio del libro, non avrebbe guastato. Il ritmo diventa invece serrato negli ultimi 3 capitoli. F & L già ci mancate!

  • User Icon

    simeone

    08/01/2012 15.57.51

    il libro mi ha parzialmente deluso..o meglio: mi aspettavo molta più suspence visto che è stato considerato il padre dei gialli italiani,però tutto sommato bello. Bisogna abituarsi al modo di scrivere dei due autori dove ogni pagine è intresa di descrizioni e momenti,gesti e pensieri,nulla è lasciato al caso,il tutto fatto in maniera liscia(anche se in alcuni punti esagerano)se letto di continuo sembra di vedere un film degli anni 70 con le belle musichette e i personaggi strani,altolocati,svampati di una città perbene. Sta il fatto che il finale in se è in parte inaspettato,sia perchè l'assasino è ben celato e sia per le motivazioni che per quanto assurde sono quelle più reali,però resta il fatto che c'è poca suspence.....sembra tutto molto calmo. E' da notare invece le simpatiche battute tra i vari personaggi e gli atteggiamenti snob

  • User Icon

    Emilio

    27/09/2011 16.42.29

    Libro molto bello. Sia per la trama sia, e direi soprattutto, per l'elevata capacita' di scrittura degli autori che rende la lettura estremamente piacevole. Ambientato nella Torino dei primi anni '70, offre uno spaccato anche della societa' italiana del tempo. Da consigliare.

  • User Icon

    maurizio

    25/09/2011 12.00.43

    Per commentare bene questo libro, credo sia inevitabile compararlo al " A che punto è la notte ",degli stessi autori;Nella " Donna ... " il duo di scrittori,focalizzano la attenzione sullo ambiente sociale della elegante Torino,piuttosto che sul delitto,che sta sullo sfondo, quasi a non curarsene più di tanto,tranne che il delitto dell'architetto Garrone serve a dare tensione a tutto il libro,a tutta la vicenda,che è forse un divertissement sui vizi, molti, e sulle virtu', poche, di un certo ambiente borghese torinese.Mentre in " A che punto è la notte "abbiamo da un lato un giallo più classico, in quanto i delitti e i colpevoli aumentano, ma in quel testo si pone lo accento sul movente,che è in definitiva una mega truffa ai danni di una grande industria italiana. Certo troviamo lo stesso commissario - Santamaria -, e ritroviamo lo stesso sguardo su un ambiente sociale torinese, che puo' essere il fine ultimo di questi due bei romanzi; ma troviamo anche che lo sguardo, reso con efficacia ed eleganza dagli autori, si focalizza anche e sopratutto nei costumi delle forze dell'ordine;" La notte ... " a differenza della " Donna ... " ha una trama gialla più complessa, e credo che i due maestri intendessero proprio portare alla luce crimini inaspettati e poco immaginabili - per i tempi - che quindi,perchè tali, producessero ancor più scalpore,in quanto perpetuati in un grande e famoso ambiente industriale e nato nello stesso. Per chiudere,se "La Donna..." vuole essere sopratutto il pretesto di una fotografia della borghesia torinese dei 70', " La Notte " vuole sopratutto suscitare sgomento nei lettori per la particolarità del movente trattato,che è inaspettato e quindi molto singolare, e provoca scalpore.IL parere personale e la mia preferenza va quindi a questo ultimo,piuttosto che alla pur bella foto di gruppo della società torinese dell'inizio dei 70'.

  • User Icon

    maresa paoli

    31/08/2011 22.58.08

    perfetto in tutto: lingua, trama, dialoghi, disegno della società. F&L dove siete?

  • User Icon

    Fabian

    29/07/2011 23.28.23

    mai letto prima un libro di F&l , difficilemte leggo libri datati perchè spesso perdono smalto, questo è del '72 .... C A P O L A V O R O gli applausi sono per Fibra , per "la donna della domenica" c'è la Letteratura

  • User Icon

    Sebastiano

    08/05/2011 13.47.40

    Bel libro! Non si può considerare un "semplice" giallo perchè sebbene tutta la vicenda inzia con un delitto, gli autori non si limitano a svolgere la trama intorno al suddetto delitto ma prendendolo a pretesto "indagano" a fondo sulla città di Torino ed i suoi abitanti. Devo dire che sebbene ci sia stato solo due volte, ho trovato conferme all'idea che avevo maturato all'epoca del mio soggiorno. Infine, volevo sottolineare l'estrema attualità di alcuni temi trattati nonostante il libro sia stato scritto nel 1972!

  • User Icon

    annalisa

    16/01/2010 17.25.51

    Il libro è bellissimo, per la trama, per i personaggi, per il linguaggio così coinvolgente ma nello stesso tempo di una delicatezza commovente. Il formidabile sodalizio di Fruttero e Lucentini ha espresso per me, in questo libro, una delle sue migliori opere.

Vedi tutte le 51 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione