Editore: Garzanti Libri
Collana: Saggi
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 12 gennaio 2017
Pagine: 249 p., Rilegato
  • EAN: 9788811672623

10° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Politica e governo - Relazioni internazionali - Spionaggio e servizi segreti

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Descrizione

«Il "Dossier" è storia allo stato puro: in parte reportage, in parte memoir, spesso costruito come un romanzo più che come saggio. Garton Ash sa esattamente quale tasto premere per sorprenderci.» - Julian Barnes

«Un ritratto agghiacciante di tradimenti e compromissioni; un inestimabile documento dei nostri tempi, coraggioso e magnificamente scritto.» - John le Carré

Nel 1992, dopo la caduta del muro di Berlino e dopo che gli archivi dell'Europa dell'Est vennero aperti, Timothy Garton Ash varcò la soglia del ministero che ora controlla i dati della Stasi e chiese se ci fosse un dossier sul suo conto. Scoprì quindi che esisteva una cartella con scritto sulla copertina "Romeo", il suo nome in codice. "Dossier Romeo" è il resoconto della sua ricerca nel passato alla (ri)scoperta di un mondo ormai lontano. L'autore rivisita i luoghi del potere, cerca i vecchi amici, scopre insospettati nemici, prova a rintracciare le persone coinvolte nel caso. E la sua vicenda personale gli serve da spunto per riflessioni di carattere più generale, sulla storia recente, gli errori degli uomini, la democrazia e la dittatura.

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Le prime frasi del saggio

Mi siedo a un piccolo tavolo di formica nell’ufficio angusto di Frau Schulz all’Ente federale per gli archivi del servizio di Sicurezza nazionale dell’ex Repubblica Democratica Tedesca: il ministero dei dossier. Aprendo la cartella, mi ritrovo a pensare a uno strano momento della mia vita nella Repubblica Democratica Tedesca.
Una notte del 1980, quando ero studente a Berlino Est, tornai con una ragazza, Andrea, nella mia camera, in un fatiscente caseggiato in stile guglielmino nel quartiere di Prenzlauer Berg. Era una camera con vista, nel senso che ci si poteva guardare dentro da fuori. Grandi porte-finestre davano direttamente su un balcone e, se non fosse stato per le tendine, la gente che viveva dall’altra parte della strada avrebbe potuto tranquillamente osservare l’interno.
Mentre ci abbracciavamo sul lettino stretto, Andrea all’improvviso sgusciò via, finì di spogliarsi, andò alla porta-finestra e scostò le tendine. Accese la luce del lampadario e poi tornò da me. Se fossimo stati, diciamo, a Oxford, probabilmente mi sarei un po’ turbato per la luce forte e le tende aperte. Ma eravamo a Berlino, e quindi non ci pensai più.
O meglio, non finché seppi del dossier. Allora mi ricordai di quel momento e cominciai a chiedermi se Andrea avesse lavorato per la Stasi, e se avesse aperto le tende perché ci potessero fotografare dall’altra parte della strada.
Forse quelle foto si nascondono nella cartella, che Frau Schulz ha già esaminato. Cos’è che ha detto? «Lei ha un dossier molto interessante.»
Sfoglio in fretta le pagine e sono sollevato nel constatare che non ci sono fotografie del genere e che Andrea non compare come informatrice. Ma ci sono altre cose che mi colpiscono. Qui, per esempio, c’è il rapporto di un pedinamento con la descrizione di un giro che feci a Berlino Est il 6 ottobre 1979 dalle ore 16.07 alle ore 23.55. La sigla assegnatami allora dalla Stasi era, meno romanticamente, «246816».