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Paolo Di Paolo

Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2011
Pagine: 219 p. , Brossura
  • EAN: 9788807018602

Forse non è un caso che lo smarrimento, il labirinto esistenziale ed emotivo, l'indagine attorno alle questioni che più bruciano nel dialogo con se stessi, raggiungano una dimensione di soddisfazione, di chiarimento, di lucidità, in una città, Berlino, raccontata nel suo delinearsi come "città senza nome", città anche "qualunque", sfondo ideale da cui tirare le fila di un lungo e pensoso vagabondare attraverso il tempo. "Il tassista a tratti copre la musica borbottando qualcosa al telefonino, forse è russo, è di malumore, guida a scatti. Costeggiamo un fiume color carta stagnola, lui dice qualcosa in tedesco, io faccio finta di aver capito, mi giro inutilmente la mappa della città tra le mani. Ma dove sono segnati tutti i confini, mi chiedo, le frontiere, i ponti, i muri, dove sono segnate le cose che non si vedono o non ci sono più?".
È a Berlino, infatti, raggiunta seguendo le orme di una madre in fuga dai doveri familiari, e quelle di una bambina amata e mai dimenticata, Scirocco, che Italo Tramontana, nato nel 1983, riesce meglio a prendere le misure della sua storia, che è poi la storia di tutti, in Italia, impigliata fra gli anni della caduta di Bettino Craxi, della politica di Berlusconi, della Seconda repubblica e dell'attentato alle Torri gemelle; ed è la storia sua personalissima, con tutti i nomi propri, le date, gli interstizi, le frattaglie, gli orizzonti da raggiungere, superare e dimenticare, e che nell'avvicinamento al suolo tedesco (corrispondente alla parte più poetica, e ispirata), con tutti i punti cardinali che saltano e perdono una riconoscibilità emotiva forse mai completamente affidabile, si chiariscono e meglio definiscono. Perché le vicende del nonno, socialista, e del padre, insegnante neopensionato che investe con l'auto uno dei suoi ex studenti, unite all'iniziazione alla vita affettiva del protagonista, alla perdita di magia che sempre accompagna la fine delle illusioni nel passaggio all'età più adulta, con la vita che sembra accelerare con tutto il suo portato di doveri da assolvere, ruoli da assumere, identità in cui calarsi, sorvolate dopo, e dall'alto, come consentito dalla distanza di questo imprevisto asse Roma-Berlino, e come si conviene all'analisi storica, riescono a brillare di una nuova luce. Dove eravate tutti, il nuovo lavoro di Paolo Di Paolo, alle spalle una produzione già ricca (è nato nel 1983), è un libro sul tempo e sulla memoria, sul valore delle cose che restano, non meno significative e importanti di quelle che scivolano via, che non possono essere trattenute, fermate. Perché nella conta dei giorni, alla fine, tutto resta e tutto passa e, forse, l'attitudine più opportuna sarebbe quella di lasciare illuminare ogni percorso a ritroso, ogni viaggio attraverso le nostre infanzie, adolescenze, giovinezze e vecchiaie dalla luce ma anche dall'ombra che ogni vita, ogni esistenza trascina con sé, accettandone il mistero, rispettandone, anche con umiltà, i cicli e i ricicli.
Dove eravate tutti diviene allora l'interrogarsi incandescente, il filo conduttore che scorre lungo tutto il romanzo, e che fa passare in secondo piano i pur presenti echi politici, le cronologie scandite da questo o quell'episodio accaduto a scuola, a tavola durante un pranzo in famiglia, o nel chiuso di una stanza, con due ragazzi alla prese con una nuova vita da scoprire ed esplorare. Dove eravate tutti è uno sguardo volto a intercettare il tempo del tempo sul tempo, quando passa e trascina con sé i minuti, le ore, i giorni, gli anni, e più che distendersi nel profilo di un romanzo di formazione, di una ricostruzione in cui la storia individuale si lega a filo doppio con quella collettiva, è una meditazione, un invito a seguire ogni decelerazione, ogni accelerazione, ogni posa terribile e straordinaria in cui il tempo si adagia, inganna, consola. E, quasi come uno spirito, un essere sospeso tra la realtà e l'irrealtà, una bambina di cui si sono perdute le tracce e che riemerge a distanza di vent'anni, è Scirocco a rubare la scena e a farsi tramite per puntellare questa sfida, suggerendone gli ingranaggi misteriosi e oscuri: "L'unica magia di questo decennio che finisce mi sembra il fatto che è tornata, riemersa da ciò che precede il terribile '93. Viene dritta dritta dall'infanzia, dalla mia e dalla sua. Dal punto in cui per me finiva. C'entriamo ancora qualcosa con quel tempo? C'entriamo qualcosa con il nostro passato? Con i quaderni su cui abbiamo imparato a scrivere eccetera, e le mattine, i fumetti e tutto, tutto? Esiste un confine oltre il quale le cose spariscono e non conviene più cercarle?". E quelle frasi finali, quel tentativo di restare, descritto o da intendere come un'invocazione, sono il sigillo perfetto di una storia i cui fili sono affidati a chi "fa ritorno da una voragine di tempo (sic) e mette in subbuglio la cronologia", come uno scirocco che smuove l'aria, pronto ad alzare polveri e spazzare nubi, pronto a scatenare tempeste.
Raffaella D'Elia  

Recensioni dei clienti

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    cristina

    06/09/2014 12.13.18

    Una storia abbozzata e tanti flussi di pensiero libero, senza senso, snervanti a volte. Del tutto assurda la seconda parte del libro. La politica e l'analisi sociologica sull'Italia di oggi non c'entrano niente con questa storia, anzi, il tentativo di fare della satira prendendosela con un facile obiettivo italiano, mister B., risulta persino patetico. Di Paolo sa scrivere bene ma non sa raccontare, ci propina le sue riflessioni giovanilistiche e alcune tirate moralisticheggianti. Alla fine della storia non sappiamo niente di quel minimo di trama che avevamo intravisto: cosa accadrà al padre, al figlio che ritrova l'amore (ma lo ritrova?), al matrimonio dei suoi genitori...? In conclusione, la lettura delle "note dell'autore" ci fa scoprire che alcune delle frasi più belle del romanzo sono state estrapolate da altri autori. Resta la sensazione di aver letto niente, seppur a tratti ben scritto.

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    claudio

    11/11/2012 20.09.41

    Commentare un romanzo, anche se, è ovvio, solo per dare una indicazione a potenziali lettori, non è, di norma, impresa facile. C'è tanta soggettività, nella lettura, che ogni commento, a seconda di chi lo legge, può risultare, a posteriori, fuorviante, errato, insufficiente, inadeguato (anche). E questo potrebbe essere il caso. Di Paolo scrive decisamente bene. E questa sua storia, pur semplice (ma neanche troppo), ha una iniziale capacità attrattiva notevole. Mano mano che va avanti, però, stenta, si perde un po' per strada. Ricavo quasi l'impressione che l'autore, a un certo punto, si sia un po' innamorato del suo bel scrivere smarrendo - o allungando a dismisura - il filo del romanzo. Così, ogni tanto, nella lettura salto qualche riga. Poi diverse righe. E, alla fine, quando mi chiedo se mi è piaciuto, mi rispondo:mah! Personalmente, e ad aver la sua innegabile capacità di penna, avrei investito qualcosa in più nella caratterizzazione dei personaggi e qualcosa in meno nel reticolato di digressioni. Ma trattasi, a mio avviso, di autore che va senz'altro seguito.

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    Deanna

    23/09/2012 23.45.56

    buon libro che, come sempre capita con i buoni libri italiani editi da Feltrinelli (vedi alle voci Mari, Santoni, Cornia) non ha ricevuto le attenzioni che meritava. Evidentemente preferiscono far cassetta col lit-trash di Baricco e De Luca.

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    ilse

    28/05/2012 12.11.37

    Come un incidente di percorso nella storia. Come una parentesi non significativa, chiudere gli occhi, stringere i denti e sicuramente la nottata passa. Intanto la nottata si allungava, si allungava e scorreva tutta la mia età adulta. Così leggo questo simpatico libro adolescenziale e mi accorgo che per qualcuno nato in questo ventennio, e cresciuto e ormai adulto, politica e società civile significano (come dato di fatto, né buono né cattivo solo vero) esattamente il grottesco insieme al quale sono invecchiata sentendomi sempre fuori posto. Romanzo fresco, molto "giovane" perché quasi privo di cinismo, forse addirittura ingenuo nella rappresentazione idealistica degli affetti familiari; interessante nella struttura; scivola con grazia ma lascia trasparire una sottofondo robusto che forse poteva mostrarsi di più. E' stato sfrondato da una pesante mano editoriale?

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    silvia

    28/01/2012 23.32.02

    L'impianto narrativo lascia un po' a desiderare. Folgoranti però le pagine sull'era-Berlusconi: quelle almeno vale la pena leggerle!

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    ant

    18/01/2012 18.08.38

    Libro in cui un trentenne dei giorni nostri affronta e sviscera sia impressioni riguardanti la sua privata che constatazioni e digressioni relative alle vicende italiche degli ultimi vent'anni. Vanno di pari passo in questa narrazione gli episodi familiari riguardanti l'io narrante, cioè Italo, e gli avvenimenti recenti politici,culturali e sociali italiani più significativi. Ho trovato molto interessanti e profonde le pagine in cui lo scrittore narra dei dialoghi tra Italo e suo padre, quest'ultimo un prof in pensione descritto come un esempio di rettitudine e morigeratezza, che però commette un gesto spiazzante e inaspettato che manda all'aria sia la sua aura da immacolato..che la quiete e la serenità della sua fam (investe con l'auto, di proposito, un suo ex alunno che gli stava particolarmente..simpatico). Negli scambi di domande, soprattutto di carattere privato tra i due, sul perché fosse successa una determinata cosa o sul perchè fosse capitato un particolare avvenimento, lo scrittore è abile e acuto ad inserire anche quesiti di carattere politico;infatti un adolescente che apre gli occhi al mondo attuale ,non può non chiedere ad un padre: dove eravate tutti,( da cui il titolo del testo) quando quest'Italia stava prendendo la deriva che ha preso e che ancora non è finita? Analizzando la situazione italiana attuale e facendo un bel parallelismo Di Paolo ci vede tutti su una nave da crociera. "Ci siamo saliti negli anni Ottanta, al ritmo di balere, discoteche e Colpo grosso. Abbiamo preso il largo e siamo rimasti a bordo per vent'anni" e ora? Da sottolineare ,per concludere, lo stile a metà tra il giornalistico e il confidenziale di Di Paolo, che accompagna il lettore in un amarcord di avvenimenti sicuramente non indifferenti a noi che abbiamo vissuto questi anni e allo stesso tempo capace di far incuriosire il lettore a riguardo di storie personali molto ben narrate. Da pubblicizzare, saluti

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