Echi di una autobiografia

Nagib Mahfuz

Traduttore: A. Lamarra
Editore: Tullio Pironti
Anno edizione: 1999
In commercio dal: 15 dicembre 1999
Pagine: 128 p.
  • EAN: 9788879372244
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    Fabio Brotto

    09/04/2003 14:46:07

    "Il tempo e il luogo non hanno stabilità; il desiderio lascia solo melanconia": le ultime parole di uno dei brevi brani che costituiscono gli Echi di un'autobiografia di Naghib Mahfuz ( trad. A. Lamarra, con un'intensa prefazione di Nadine Gordimer) potrebbero rappresentare l'essenza di questo libro. Abbiamo qui il distillato di Mahfuz, giunto alla vecchiaia e ad una sapienza che presenta, nella diversità, molti punti di contatto con quella di un altro grande, prolifico vecchio della letteratura, Julien Green. Ad entrambi la vita è stata generosa di anni, di anni pieni, ed essi li hanno saputi usare per giungere alla saggezza: intensamente, drammaticamente cristiana in Green, come mostra il suo "Journal", sufica o quasi-sufica in Mahfuz. Ciò che li unisce è la saggezza come accettazione delle contraddizioni dell'esistenza umana. Così, in Mahfuz come in Green la sensualità, ad esempio, non è negata ma compresa e vissuta in una sorta di aufhebung che la supera mantenendola. Negli "Echi" Mahfuz trapassa dalle brevi narrazioni, prive di qualsiasi riferimento cronologico, ai detti attribuiti ad uno sceicco Abd-Rabbih al Ta'ih (l'orfano), che rinnovano un genere tradizionale. Questi non sono appunti per un'autobiografia, ma echi appunto, risonanze, che in una vecchiaia matura di sapienza raccontano di una vita vissuta fino in fondo: fisicamente, sentimentalmente, intellettualmente.

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