Traduttore: G. Guerzoni
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 17 gennaio 2017
Pagine: 224 p., Brossura
  • EAN: 9788804661856
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Recensioni dei clienti

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    Sofia

    03/07/2017 08:17:18

    La storia è miserabile. La protagonista Eileen, nonostante la difficoltà del contesto familiare in cui è cresciuta, è così cinica e patetica, immersa nelle sue fantasie da folle, che non suscita il minimo moto di pietà nei suoi confronti, se non nella parte in cui va a "casa" di Rebecca e si ha quasi nostalgia del prima, con le sue sbronze, la sporcizia e l'indolenza . Non so se l'intento dell'autrice fosse questo, ma pagina dopo pagina il disgusto per i personaggi e la storia diventa quasi insopportabile. Difficile trovare un perché.

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    Maurizio

    23/03/2017 07:55:57

    La narrazione modulata da un ritmo incalzante e un'aria sinistra, fanno di “Eileen” un’evocazione allo squallore fisico e psicologico. Il Romanzo è originale, coraggioso e magistrale, la scrittrice ci costringe ad abitare la bruttezza dell’umanità e l’umana bruttezza. E’ perversa, sporca, in un contesto cosi degradato che ne rimaniamo attratti ed affascinati… le ombre nere della nostra mente. Una scrittura apparentemente semplice, a tratti minimalista soprattutto nelle sue riflessioni psicologiche, che cela tra le righe del non detto potenti riflessioni anche personali, alcune sue ossessioni sono da sempre in me e spesso ero io a sentirmi letto dal libro. Un finale Hitchcockniano inaspettato, di forte impatto emotivo.

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    Pessimo

    26/02/2017 16:50:47

    Eileen , Ottessa Moshfech 1/5 La tristezza ed il grigiore non risollevano le sorti di un finale mprevedibile. pagg,224 febbraio 2017 ed.mondadori

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Le prime frasi del romanzo

1964

Sembravo una di quelle ragazze che vi aspettereste di vedere sull'autobus in città, immersa in qualche vecchio libro di piante o di geografia preso dalla biblioteca, e con i capelli castano chiari magari avvolti in una retina. Potevo essere una che studia da infermiera o una dattilografa, avreste notato le mani nervose, un piede che dondola, il labbro mordicchiato. Non avevo niente di speciale. È facile per me immaginare questa ragazza, una versione di me stessa strana, giovane e introversa, che si porta dietro un'anonima borsa di pelle o pesca noccioline da un pacchetto, se le rigira una per una tra le dita coperte dai guanti e risucchia le guance guardando ansiosa fuori dal finestrino. Al mattino il sole illuminava la peluria sottile sul mio viso, che cercavo di coprire con la cipria compatta, di una tonalità un po' troppo rosata per la mia carnagione pallida. Ero magra, spigolosa, i movimenti a scatti, incerti, la postura rigida. Avevo la faccia piena di cicatrici da acne, lisce ma evidenti, che offuscavano qualsiasi dolcezza o follia si nascondesse dietro quell'aspetto freddo e cadaverico da New England. Con gli occhiali potevo sembrare un'intellettuale, ma ero troppo impaziente per essere davvero un'intellettuale. Avreste detto che mi piacesse l'immobilità delle stanze chiuse, che trovassi conforto nel silenzio totale, con lo sguardo che si sposta lentamente tra carta, pareti, tendaggi pesanti, i pensieri che non abbandonano mai quello che gli occhi identificano - libro, scrivania, albero, persona. Invece, io detestavo il silenzio. Detestavo l'immobilità. Odiavo praticamente tutto. Ero sempre molto infelice e arrabbiata. Cercavo di controllarmi, e questo mi rendeva soltanto più goffa, infelice e arrabbiata. Ero come Giovanna d'Arco, o Amleto, ma ero nata nella vita sbagliata - la vita di un nessuno, una trovatella, invisibile. Non c'è un modo migliore di spiegarlo: non ero me stessa, a quel tempo. Ero qualcun altro. Ero Eileen.