Curatore: E. Garin
Editore: Mondadori
Collana: Oscar scuola
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: XXXVI-134 p., Brossura
  • EAN: 9788804644958
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Recensioni dei clienti

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    Davide Baretto

    16/02/2013 15:46:18

    C'è poco da aggiungere ai commenti positivi che sono già stati scritti su altre edizioni dell'opera più famosa di Erasmo da Rotterdam. Il libro si apre con una dedica a Thomas More, giocando sull'assonanza More-moria (il titolo originale del pamphlet è Moriae encomium), per poi cominciare la vera e propria dissertazione della Follia, la quale, con molti esempi, dimostra l'assunto "è meglio essere folli che saggi". Sul finire dell'opera emerge l'intento dell'autore, ossia una critica anticlericale del cattolicesimo: infatti Erasmo sottolinea la differenza che separa lo spirito del Vangelo, dove Gesù predilige i folli e scaccia i sapient(on)i, dal comportamento degli ecclesiastici, che fanno l'opposto della parola evangelica. Non è un caso che Erasmo scrisse l'Encomium dopo il viaggio in Italia (1506-08), paese che riassume in sé le contraddizioni della civiltà rinascimentale: cultura e corruzione, coscienza e delirio, sapienza e follia. Infine questa edizione ha il pregio di essere stata curata da Eugenio Garin, che era uno dei massimi esperti di Umanesimo e di Rinascimento.

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    Olindo Pedrocchi

    15/02/2013 21:08:45

    Pochi libri sono così istruttivi e gradevoli come questo. Pubblicato nel 1511 a Parigi, il Moriae Encomium conobbe un successo considerevole ma attirò sull'autore l'accusa (ingenerosa) di superficialità e leggerezza. I detrattori di Erasmo trovavano sconveniente che un teologo della sua fama avesse dato alle stampe un trattato faceto e mordace su un tema così frivolo come la follia. In realtà l'opera dell'umanista olandese, che dagli antichi e in particolare da Luciano di Samosata aveva imparato a dire la verità ridendo e a mescolare con sapienza "gli scherzi alle cose serie e le cose serie agli scherzi", è un'analisi acuta, basata su sterminate letture, della natura umana. L'uomo appare ad Erasmo come un Giano bifronte, ovvero come un groviglio indissolubile di saggezza e follia. La tesi principale di questo aureo libretto è che senza un grano di pazzia -ma la pazzia elogiata da Erasmo non è altro, beninteso, che dissennatezza, fatuità, mancanza di spirito critico- la vita di ciascuno di noi, in balia della fredda ragione, sprofonderebbe in un'amara e tetra desolazione.

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