L' epidermide nomade e la pelle psichica

Didier Anzieu

Traduttore: C. M. Xella
Anno edizione: 1992
In commercio dal: 01/02/1996
Pagine: 115 p.
  • EAN: 9788870782370
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recensione di Di Carlo, A., L'Indice 1993, n. 1

La ricerca psicoanalitica ha visto nell'oralità del bambino il luogo originario di un'esperienza profonda di maturazione della mente. Attraverso la bocca che riceve il seno materno, il bambino fa una prima esperienza di differenziazione fra il dentro e il fuori, attraverso la bocca impara a mettere dentro un cibo, il latte materno, e, insieme ad esso, i sentimenti, i gesti, le parole che la madre vive nella relazione.
La funzione orale di cui parliamo va intesa evidentemente come una modalità della vita psichica. È come se alle origini della mente vi fosse un'esperienza fondante che va al di là (pur includendola) della soddisfazione libidica della pulsione orale: è l'esperienza del ricevere, dell'accogliere e interiorizzare, del sentirsi pieni di qualcosa di buono e quindi di "essere", di "esistere". Esistere in particolare, grazie a quel vissuto altamente unificante che è l'essere tenuti insieme, l'essere sostenuti dalle mani, dalle parole, dalle cure materne. La mente, in altri termini, nasce intorno ad un nucleo profondo in cui essere contenuti: ricevere, unificarsi e differenziarsi fanno parte di un unico movimento di crescita. La funzione materna (intesa come madre-ambiente) è stata interpretata nella ricerca psicoanalitica più recente come la funzione di chi protegge e sostiene, di chi contiene ed elabora il dolore mentale del bambino, di chi comunica senso attraverso la parola e i gesti, per immettere in un universo di significati la mente del piccolo che cresce.
In questo modello confluiscono la ricerca della Klein, di Winnicott, di Esther Bick e di Bion. Anzieu interviene con una sua originalità introducendo il concetto di Io-pelle, di un contenitore cioè della vita psichica, l'Io appunto, che ha radici profonde nella pelle del bambino e della pelle biologica conserva alcune funzioni fondamentali.
La pelle, osserva Anzieu, è un involucro, un contenitore del corpo del bambino, ma è anche un confine, una barriera di protezione tra il dentro e il fuori; essa è inoltre un luogo di contatto e di scambio con il mondo esterno. L'Io-pelle nasce e cresce assolvendo in termini psicologici le stesse funzioni che la pelle biologica assolve nei confronti del corpo. L'Io-pelle è il contenitore somato-psichico di quanto il bambino ha sperimentato nel contatto con la madre. In questo suo perimetro entrano le esperienze dell'essere toccati, tenuti al caldo, ascoltati e nutriti e, insieme, i sentimenti di sicurezza, stabilità e protezione che vi sono connessi. L'Io, in altri termini, non si comporta "come una pelle" per semplice analogia, l'Io si radica nella pelle, ha una sua origine epidermica e propriocettiva, nasce e si sviluppa nel contatto di un corpo con un altro corpo.
Anzieu ha pubblicato negli anni ottanta un'opera, "Le Moi-peau" (Dunod, 1985, trad. it. L'"Io-pelle", Borla, 1987) in cui questi temi sono analizzati in modo sistematico, in termini sia teorici sia clinici, con alcune interessanti considerazioni sul mito di Marsia.
Questo secondo volume (una raccolta di brevi saggi e conferenze) si apre con uno scritto autobiografico in cui l'autore racconta la genesi infantile e adolescenziale del suo interesse per la pelle e le sue prime esperienze di chirurgia dermatologica, per poi entrare direttamente, attraverso alcuni casi clinici, nell'esperienza analitica. Alle origini del suo lavoro analitico, Anzieu è colpito dai disturbi dermatologici dei suoi pazienti: "Un ascolto attento - egli dice - mostrava che queste reazioni, sotto forma di eczema, erano conseguenti ad una separazione precoce dalla madre, direi la prima separazione importante... Il fenomeno della separazione provocava un arrossamento della pelle e ho avuto per la prima volta, ancora sotto forma di immagine, prima che divenisse un'idea, l'intuizione che la separazione dalla madre fosse vissuta come una lacerazione della pelle".
Il lavoro analitico nasce con lo scopo di curare queste lacerazioni della pelle psichica e non solo quando si riproducono nella pelle biologica. Le possibilità della terapia analitica dipendono tuttavia da quanto il setting analitico è in grado di entrare in sintonia con il codice che attraversa l'Io del paziente, un codice biopsichico intessuto delle funzioni fondamentali dell'Io-pelle e quindi di alcuni bisogni di base: il bisogno di contenimento, di protezione, di comunicazione. È come se nella relazione analitica il terapeuta e il suo paziente intrattenessero un rapporto con i diversi strati di cui la pelle psichica è costituita, e, in particolare, lo strato in cui ci si difende dal mondo esterno e dalle sue irruzioni e lo strato che, più interno e sottile, comunica con la vita inconscia.
Il setting analitico - dice in altri termini Anzieu - con la sua stabilità e continuità di tempo e di luogo, con la regola dell'astensione da rapporti che non siano verbali, con l'atteggiamento neutrale (non giudicante) del terapeuta, protegge il paziente, entra in sintonia con il bisogno di protezione della sua pelle psichica, per aiutarlo ad aprirsi alla comunicazione con il suo mondo interno, alle libere associazioni, all'ascolto delle emozioni, dei ricordi, dei sogni. In questo senso il setting riproduce la condizione originaria in cui l'Io-pelle nasce e matura. Matura come si è detto, grazie alla continuità e stabilità delle cure, ma grazie soprattutto alla 'rˆverie' materna, alle parole, alle immagini, ai sogni, che passano tra madre e bambino, alle origini della vita psichica. Possiamo dire che tutta l'opera più recente di Anzieu è un lavoro intorno alla definizione dei confini della persona. Il contenitore Io-pelle non deve naturalmente far pensare a qualcosa che ha radici solo in un perimetro corporeo intessuto di vita psichica: è anche l'involucro di suoni, di parole, di risonanze affettive in cui cresce il bambino. La pelle psichica è infatti intessuta di libido e di quel particolare bagno sonoro di balbettii e di voci che accompagnano la crescita e sono parte della risonanza affettivo semantica che accompagna il divenire della mente.
L'uso che Anzieu fa del mito di Marsia è illuminante. Racconta come Marsia, suonatore di flauto sfidato da Apollo, perda la sfida e venga scorticato. Ma, dopo il sacrificio, la sua pelle intatta pende in una grotta della Frigia, da dove nasce il fiume Marsia. Il fiume dà vita e fertilità alla regione, grazie a lui le piante, gli animali, gli uomini generano. La pelle, con la sua unità e integrità, sembra dire il mito, assicura eros e fecondità ad ogni essere vivente di quella terra. Ma il fiume produce anche un suono profondo che incanta gli abitanti della Frigia e la pelle di Marsia appesa nella grotta, vibra e risponde sensibile al canto dei fedeli, al suono delle melodie suonate da essi. Il mito - dice Anzieu - suggerisce ancora una volta che, alle origini della vita, l'identità dell'uomo nasce nei suoni, in quelle risonanze reciproche e profonde che legano gli esseri umani tra loro.
Le risonanze di cui Anzieu ci parla e di cui vive l'Io-pelle sono fatte dei contatti e delle emozioni di cui si è detto, ma sono anche fatte di parole e su questa considerazione vorrei concludere con parole di Anzieu. La parola dell'altro, egli dice, ci aiuta a costituire il nostro involucro contenitore, le parole ascoltate tessono per noi una pelle simbolica: "La parola orale e ancor più quella scritta ha un potere di pelle. I miei pazienti me ne hanno convinto. La frequentazione con alcune grandi opere letterarie me ne hanno dato conferma... Se ho scritto questo libro è anche per difendere, mediante la scrittura, il mio Io-pelle".