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Ludwig Wittgenstein

Curatore: L. Perissinotto
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2007
Pagine: 175 p. , Brossura

20 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Filosofia - Storia della filosofia occidentale - Dal 1900

  • EAN: 9788806186760
Le note che Wittgenstein scrisse in occasione delle lezioni tenute a Cambridge dal 1934 al 1936 su "esperienza privata" e "dati di senso" vengono tradotte in italiano e pubblicate insieme con gli appunti che Rush Rhees, discepolo, amico e poi esecutore testamentario di Wittgenstein, raccolse durante l'ultima parte di quelle lezioni. Le note rappresentano un testo di prima stesura e di carattere privato, anche se, come ha osservato Luigi Perissinotto nell'introduzione, la distinzione fra note private e note scritte in vista della pubblicazione non è facilmente applicabile al modo di lavorare di Wittgenstein, vuoi in virtù dell'importanza che egli attribuiva all'insegnamento orale, vuoi a causa della sua inclinazione a percorrere e ripercorrere in lungo e in largo la medesima, vasta, regione di pensiero.
Da questo insieme di osservazioni aforistiche emerge l'attacco che Wittgenstein intende sferrare al cosiddetto "mito dell'interiorità", secondo cui il significato di espressioni come "mal di denti" o "vedere rosso" consiste nell'avere un'esperienza essenzialmente privata. Wittgenstein intende non tanto rifiutare quell'idea fornendo una teoria psicologica alternativa, quanto smascherarla come illusoria e dogmatica, esibendo gli usi effettivi delle parole. Quella immagine fuorviante allude al fatto che una persona non possa avere il dolore di un'altra persona, ma questa è un'osservazione "grammaticale" sul termine "dolore" e non una scoperta metafisica sulla natura del dolore. Essa fa inoltre leva sul fatto che esistono due tipi di fenomeni, uno dei quali consiste solo nel dire "vedo rosso", mentre l'altro consiste nel dire la stessa cosa ma al tempo stesso vedere davvero rosso; e in questo caso è utile chiedersi come facciamo a identificare l'esperienza privata che caratterizza il secondo tipo di fenomeni.
Wittgenstein critica l'idea di una definizione ostensiva privata in virtù del fatto che non esiste nessun criterio per stabilire che l'oggetto su cui focalizziamo l'attenzione sia lo stesso che avevamo indicato in origine. L'espressione "riconoscere lo stesso oggetto" si usa solo "laddove puoi sbagliare nel riconoscere", e perciò non è applicabile alle nostre esperienze private, che potrebbero anche cambiare continuamente aspetto, senza che noi ce ne accorgessimo. D'altra parte, Wittgenstein non intende spiegare tutta la vita mentale nei termini del mero comportamento, e in questi appunti prende le distanze, in maniera più efficace che altrove, dal comportamentismo, che invece di limitarsi a evitare certi modi fuorvianti di parlare, intende ridurre qualcosa a qualcos'altro, e con ciò si rivela come l'altra faccia del mito dell'interiorità, visto che se diciamo che "il mal di denti non è altro che comportamento", sembra che vogliamo escludere qualcosa che potrebbe essere indicato altrimenti.
  Paolo Tripodi