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Martin Heidegger

Traduttore: A. Marini
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2011
Formato: Tascabile
Pagine: XL-614 p. , Brossura
  • EAN: 9788804606147

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    pietro

    29/05/2011 13.48.35

    "Essere e tempo" é, probabilmente, la più importante opera filosofica del '900. Frutto di un'attenta critica al maestro Husserl, il saggio risente di quattro influenze principali: il carattere problematico dell'esistenza ricercato da Kierkegaard, lo storicismo e la distinzione epistemologica di Dilthey fra scienze dello spirito e scienze della natura, il nichilismo e la critica alla metafisica di Nietzsche, la fenomenologia stessa di Husserl, accusata, nonostante l'epoché, di non essersi liberata della psicologismo. Per Heidegger l'attenzione dev'essere posta più all'essere che all'essenza del fenomeno.Ma che cos'è l'essere? Come la sostanza di Aristotele è ciò che può essere usato con più significati, anche se tra essi ne viene analizzato uno prioritario e stabilita una distinzione fra ciò che si cerca,l'essere, colui che si interroga, l'ente-uomo o essere-qui (Dasein), e ciò che si ricerca, ovvero il senso medesimo dell'essere. Altra domanda che si pone il filosofo é: il tempo appartiene al senso dell'essere? L'essere qui o esserci, dice Heidegger, è un "lasciare vedere qualcosa in se stesso" (Lògos)che appartiene all'esser-ci il quale può avere una vita autentica o inautentica nel suo stare con gli altri: può uniformarsi ad essi in un "si" impersonale, frutto della moderna civiltà tecnologica, o comprendersi come pura possibilità, sentendosi situato cioè "gettato" nel mondo e articolandosi perciò in un discorso. L'opera manca perciò, volutamente, di una vera conclusione: l'esser-ci non potrà mai considerarsi come un ente compiuto, ma come poter essere, immerso non nel tempo, che non viene spiegato, bensì nella temporalità. Il libro è dominato da una scrittura enigmatica, a tratti ambigua e risente di due elementi fondanti dell'"età della crisi": il peso della colpa per l'inautenticità e il senso cupo e cieco del destino, elemento quest'ultimo che, probabilmente, orientò in modo irrazionale il filosofo verso un'iniziale adesione alla necrofila dottrina nazista.

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