L' età dell'informazione. Una guida non convenzionale al Settecento

Robert Darnton

Traduttore: F. Salvatorelli
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 18 aprile 2007
Pagine: 249 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788845921520

36° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Studi interdisciplinari - Studi sulla comunicazione

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Descrizione
Il padre della patria George Washington aveva gravi problemi di denti - tant'è che a Mount Vernon sono conservate diverse dentiere: di legno, di avorio, di zanna di tricheco o di ippopotamo. A partire da una constatazione apparentemente marginale ed eterodossa, Robert Darnton, con erudizione e gusto nel narrare, ci porta all'interno di un mondo molto più complesso e contraddittorio da come emerge dalle interpretazioni della storiografia dell'Illuminismo, in particolare quella marxista. In questo libro egli affronta quattro temi strettamente connessi fra loro: i rapporti franco-americani, la vita nella Repubblica delle Lettere, le forme di comunicazione e i modi di pensare tipici del Settecento francese. E lo fa, come al solito, rivolgendosi non agli storici di professione, bensì "al comune lettore colto", che guida in luoghi del tutto inaspettati. Rispetto poi ai suoi libri precedenti c'è però una novità, e di un certo rilievo: questa volta Darnton intende "fornire una prospettiva storica" a quesiti, come si usa dire, di scottante attualità: "L'adozione dell'euro mette in crisi il concetto di identità europea? Internet ha creato una nuova società dell'informazione?". Quesiti ai quali risponde in un modo che è sempre spiazzante, offrendo ai miti dell'attualità uno specchio in cui si sveleranno, appunto, come miti.

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Colui che si è imposto come il massimo studioso americano del Settecento francese confeziona una guida non convenzionale al suo secolo d'elezione, ripubblicando alcuni interventi – tre su otto escono sulla "The New York Review of Book", uno su "Harper's Magazine", gli altri in riviste accademiche o in volumi collettanei – radicati nel territorio della storia delle mentalità. Questa formula spinge Darnton a rivolgersi a un pubblico colto ma non specialista, rivelando un Settecento fatto di idee, di uomini e donne in azione che interpella costantemente il lettore. I saggi delineano un percorso tra Illuminismo e Rivoluzione scandito da temi forti – il rapporto degli intellettuali francesi in lotta contro l'Ancien Régime in patria, l'America libertaria e il suo modello, la vita nella repubblica delle lettere, le forme di comunicazione, i modi di pensare e le abitudini sociali – sui quali fonda una concezione senza peli sulla lingua del mestiere di storico.
Chi scrive del passato deve assumersi responsabilità precise e prendere le distanze da tre rischi – il "presentismo" (guardare il passato con gli occhi di oggi), il "passatismo" (deformare le peculiarità del passato) e l'altrificazione (far apparire il passato come terra straniera) – dietro i quali è sempre in agguato per lo storico il pericolo massimo, l'anacronismo. La via di salvezza per chi scrive di storia ma anche per chi legge non può essere altro che il "metodo Darnton", cioè l'indagine sul passato puntata a fornire prospettiva e profondità storica ai quesiti moderni davvero urgenti perlopiù relativi all'identità europea, alla nuova società dell'informazione, all'attenzione ossessiva alla vita privata di personaggi pubblici.
La seconda delle tre questioni affrontate da Darnton sollecita in particolare lo storico dei media e si concentra nel capitolo Le notizie a Parigi. Una precoce società dell'informazione. Il lettore, conquistato dalla forza narrativa del tasto, entra in un mondo strano, diverso, affascinante e dominato dai media. Ragionando in termini di storia della comunicazione, anche la società di antico regime ha sviluppato metodi di caccia e raccolta delle proprie informazioni: comprendere i suoi strumenti per comunicare significa comprenderne appieno l'esperienza. Come circolano le informazioni nella Parigi di Luigi XIV e XV? È la dimensione orale quella più attiva e anche quella più difficile da documentare. Passaparola, voci pubbliche, pettegolezzi che, per diversi canali, arrivano a una forma di fissazione sulla carta. Dalle panchine dei giardini delle Tuileries o del Palais Royal ai salotti come quello di Mme Doublet, da cui escono dei "notiziari" ricopiati e fatti circolare. La richiesta di notizie e di partecipazione della Francia prerivoluzionaria, nonostante il pugno di ferro governativo, è pressante e Darnton la documenta, con molte cautele, scavando negli archivi della polizia. Gli agenti fanno rapporti sulle reti orali composte da servi, poetastri, intellettuali, frequentatori di caffè, che rivelano i primi passi della formazione di un'opinione pubblica, insofferente verso un re non più taumaturgo, il cui tocco magico è ormai un ricordo. Darnton, in vari punti del libro, ritrae un clima "comunicativo" misto, in cui si amalgamano i messaggi parlati, scritti, stampati, figurati, cantati, fugando il timore che il medium più nuovo, la stampa, avrebbe neutralizzato i media già esistenti.
Personaggi principali di questo mondo in trasformazione sono gli illuministi. Darnton ci presenta quasi tutti i Founding Fathers dall'Illuminismo alla Rivoluzione: Rousseau, Voltaire, Diderot, Condorcet, Brissot e le loro biografie. Sono un "gruppo di baldanzosi intellettuali" i quali, più che sviluppare una filosofia sistematica, padroneggiano i media del loro tempo, eccellendo nella conversazione intelligente, nei notiziari manoscritti, nell'epistolografia, nel giornalismo e in tutte le forme della parola stampata. Anche loro però si scontrano con il potere e con il suo rigido controllo. Fondamentale è la loro alleanza con Lamoignon de Malesherbes, direttore del commercio librario dal 1750 al 1763 a Parigi. Grazie alla sua protezione, l'Illuminismo può esprimersi completamente a stampa e le grandi opere confluiscono nelle arterie dell'industria editoriale. L'Encyclopédie diventa così un bestseller.
Una riflessione finale la merita il titolo inglese di questo volume: George Washington's False Teeth. Perchè ragionare sulla dentiera del primo presidente americano? Darnton racconta che, in anni di frequentazione del Settecento e delle sue storie, ha più volte incontrato un'umanità dolente, disperata, impotente di fronte alla natura ed è su questo che la contemporaneità deve segnare le distanze e lo storico non commettere errori. Enrica Bricchetto