L' Europa verso l'unione monetaria. Dallo Sme al trattato di Maastricht

Tommaso Padoa Schioppa

Editore: Einaudi
Anno edizione: 1992
Pagine: XXXV-323 p.
  • EAN: 9788806130022
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scheda di Bellofiore, R., L'Indice 1993, n. 1

La produzione, anche dei libri, prende tempo. La moneta e la finanza hanno invece orizzonti temporali molto più immediati soprattutto nelle crisi. È quanto vien da pensare rileggendo, in questa utile raccolta, molti scritti di Padoa-Schioppa (più qualche inedito). Padoa-Schioppa è stato artefice tra i più significativi della strada che ha portato dallo Sme dei primi tempi al piano Delors e al trattato di Maastricht. I diversi saggi, oggi capitoli del libro, sono stati scritti nell'arco di dieci anni, dal 1981 al 1991, sono stati accuratamente collazionati e rivisti prima del giugno 1992 - data del referendum danese contrario all'adesione a Maastricht, che dà origine ad alcune considerazioni incluse in una postilla - e ora sono disponibili in libro: dopo l'attacco speculativo alla lira, la svalutazione e l'uscita dallo Sme assieme alla Gran Bretagna, l'incertezza sul futuro degli accordi di cambio e della progettata unificazione monetaria europea.
Il tono dell'introduzione, che ben sintetizza il percorso logico dell'autore, è improntato ad un non celato ottimismo, alla sensazione che non poca strada è stata fatta. Secondo Padoa-Schioppa, negli anni ottanta l'affermarsi di una filosofia economica orientata al "libero" mercato, di una filosofia politica dello "stato minimo" e di una filosofia monetaria incentrata sull'"autonomia" della banca centrale avrebbe felicemente, e paradossalmente, congiurato a favore dell'accettazione generale di quell'innovazione istituzionale cruciale che è l'unione monetaria europea imperniata su un unico istituto d'emissione. Si è trattato, a parere dell'autore, di un esito positivo ed opportuno, anche se per nulla inevitabile. Libertà commerciale, piena mobilità dei capitali, cambi fissi e autonomia delle politiche monetarie nazionali configurano infatti un "quartetto inconciliabile". Il trattato di Maastricht lo armonizza, almeno nelle intenzioni, abolendo la pluralità delle "teste" monetarie.
Gli eventi degli ultimi mesi hanno però aumentato le incognite, e una qualche traccia la si ritrova appunto nella postilla. L'impressione del lettore di oggi è che la contraddizione del "quartetto" fosse stata in effetti soltanto spostata dal trattato, dando luogo a vere e proprie aporie foriere di disgrazie. Chi è convinto dei vantaggi dell'unione monetaria quale motore della convergenza reale delle economie europee non può che pensare che la moneta unica dovrebbe essere costituita immediatamente, e non debba essere invece sottoposta ad una lunga, e perigliosa, transizione quale quella stabilita nel trattato. Chi all'opposto sospettava che unificare le monete senza preventivamente promuovere un avvicinamento reale delle varie aree fosse causa di disequilibri crescenti tra "ricchi " e "poveri", e facesse presagire una instabilità esplosiva nello stesso processo di unificazione europea, non può che vedere confermati i propri dubbi da quel che è successo.