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Traduttore: V. Mantovani
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 123 p., Brossura
  • EAN: 9788806220006
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Recensioni dei clienti

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    luciano

    28/02/2016 16.12.38

    Poco più che settantenne il personaggio del racconto si " trasforma dalla sera alla mattina da uno che scoppiava di salute a uno che inspiegabilmente questa salute la stava perdendo". Da quel momento in poi si succedono una serie di interventi al cuore, ai reni, alla carotide... La sua ossessione per la salute, la malattia e la morte si acuisce: " Ora eludere la morte sembrava essere diventata l'unica preoccupazione della sua vita e la decadenza fisica tutta la sua storia." E nella sua vita non c'è più luce, per lui " esiste solo il nostro corpo e se avesse scritto una biografia l'avrebbe intitolata " Vita e morte di un corpo maschile" ". E' un bellissimo racconto anche se non condivido la totale mancanza, da parte del personaggio e dell'autore, della dimensione spirituale. Vi è solo un materialismo senza speranza, conta solo la giovinezza; ed è questo uno dei motivi che fa dire al personaggio. " La vecchiaia non è una battaglia: la vecchiaia è un massacro".

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    Giuseppe Russo

    23/05/2014 14.32.10

    Racconto lungo, più che romanzo breve, particolarmente intriso di malinconica tristezza, come è inevitabile che accada a chi - come il protagonista - sta dolorosamente imparando l'arte della rassegnazione. Il fatto è che non è per nulla facile rassegnarsi a ciò che è inevitabile per antonomasia, e che più volte ha fatto irruzione nella vita reale di Roth, anche quando era più giovane. In un flashback, il protagonista ricorda quando il vigoroso fratello gli diceva: «Il futuro remoto sarà il momento giusto per affliggersi pensando alla catastrofe finale» (p. 25). Purtroppo il futuro remoto ha l'insopportabile tendenza ad avvicinarsi senza essere annnuciato e diventando ogni giorno meno remoto e soprattutto meno futuro. Questo libro racconta cosa si può provare quando ci si deve misurare con questo avvicinamento inesorabile.

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    Stefania

    17/04/2012 09.18.35

    Everyman, ogni uomo. La vita di un uomo attraverso le sue malattie. Un libro scomodo, duro, e umanissimo. Pieno di una straripante voglia di vivere, anche se in mezzo al disastro. Come al solito Roth è un maestro: ti prende e ti porta via, con lui, dove vuole e come vuole. Questo libro ha il ritmo angosciato di chi vede avvicinarsi la fine, ed è denso, densissimo. Perdere una sola parola, una frase, significa perdersi. Ci si può solo lasciare andare e seguirlo, dove va, senza indulgenza e senza pregiudizi. Quello che si trova è un uomo, senza veli e senza reticenze. Un libro indimenticabile.

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    Pietro

    06/07/2011 15.18.26

    Un libro scomodo e duro;un'analisi spietata dell'esistenza,della malattia,della morte;e un tentativo di cercarne un senso,per poi scoprire che probabilmente un senso non c'e'.Anche se alla fine Roth concede al protagonista anonimo una morte serena,rassegnata.Ma nelle pagine precedenti il rimpianto per tutto cio' che e' stato e che non puo' piu' essere,per tutto quello che poteva essere e non e' stato prevale su tutto il resto.E con esso la lucida consapevolezza dell'inesorabile decadenza del corpo;e la vecchiaia descritta come pura e semplice anticamera alla morte.Insomma un libro che lascia poche speranze,l'antitesi totale a qualsiasi pur minimo sentimento escatologico.Forse l'unico consiglio che Roth sembra volerci suggerire e' quello di godere l'esistenza in modo piu' pieno possibile,consapevoli che tutto e' effimero e che quello che e' oggi probabilmente non sara' domani.Un libro anche molto maschile,come molti libri di Roth;il rapporto con la figlia,l'unica persona che il tempo e gli eventi non hanno allontanato dalla sua esistenza,e' descritto in modo molto tenero e struggente.Insomma e' un libro che ti scava nell'anima,che ti rimane dentro anche molti giorni dopo averlo letto,che a me personalmente ha profondamente commosso.Sicuramente non un libro facile,ma leggerlo e' un'esperienza emotiva molto coinvolgente.Ed e' proprio questa l'abilita' di Roth:la capacita' di immedesimarsi totalmente nel personaggio,lo sviscerarne i sentimenti piu' nascosti,evidenziandone la profonda umanita'.Il tutto supportato da una scrittura mirabile,appassionata,fluida e da uno stile inconfondibile,da grande scrittore.E come molti grandi scrittori(penso a Tolstoi ad esempio e alla morte di Ivan Ilic),ha il pregio e il coraggio di svelarci la verita',anche se scomoda e ripugnante,della grande letteratura nei confronti della realta',spesso pura menzogna.

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    Alce67

    23/12/2008 14.33.14

    Roth è sempore piacevole da leggere, tuttavia non l'ho trovato tra i suoi libri migliori. Devo comunque dire che il tema della morte come pura consunzione del corpo e della vita come normale momento di transizione mi colpisce sempre. Roth resta comunque il mio scrittore preferito e l'efficacia delle parole di Phoebe quando lascia il marito porta con sè il segno del grande artista.

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    Michele

    29/08/2008 14.00.35

    Un pò pesante nella lettura, ma non è certo un libro di avventure per bambini. Bellissimo.

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    Pavarottina

    18/07/2008 11.29.20

    ...purtroppo sono d'accordo con voi: qs libro mi ha deluso moltissimo. zero personaggi e zero trama... o meglio c'è la trama, ma è lenta, a volte scontata e purtroppo molto brutta! peccato! Roth mi ha deluso!

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    Gerald Kramer

    08/06/2008 08.45.55

    Copertina= 4 Trama= 1 Suspence= 0 Personaggi= 2 Ambientazioni= 0 Conclusione= 0. In una parola = lentissimo. Libro da non regalere a un malato o a un anziano.

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    Chiara Sav

    25/01/2008 20.58.07

    Bellissimo, si legge velocemente, ma non è un libro leggero, tutt'altro. Drammatico, vero, quotidiano, universale, normale, ma molto ben scritto. Dopo pastorale americana mi è piaciuto molto di più.

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    Franco

    13/01/2008 09.30.32

    Libro doloroso. A tratti fa davvero male proseguire nella lettura, ma purtroppo è impossibile non venirne coinvolti. Dopo le prime pagine si sente che il concludere questo libro diventa qualcosa di necessario. Lontanissimo dei primi libri di Philip Roth, tranne certi coinvolgimenti sessuali del protagonista, qui comunque limitati a poche pagine: non è più quello il centro della storia. Nel libro si respira un materialismo assoluto, che non lascia nessuno spiraglio alla benché minima speranza, questo rende la storia ancora più dura.

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    Giuseppe S.

    06/11/2007 10.42.52

    Ho letto altro di Roth ma l'ho trovato spesso un po' eccessivo e sopra le righe. Questo è invece un breve romanzo intenso e sincero. Per quel che mi riguarda uno dei più bei libri che ho letto.

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    Valerio

    26/07/2007 15.16.56

    La lunga battaglia tra la vita e la morte. E' il primo romanzo che leggo di Roth, credo che ne leggerò altri.

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    stefano

    21/07/2007 20.39.36

    Mi aspettavo di meglio sinceramente, e non ho nemmeno capito nè il grande successo di pubblico nè quello di critica. Scrittura splendida senza dubbio, ma il resto non va al di là un sei. Ha fatto di meglio.

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    Giacomo Di Girolamo

    21/05/2007 20.25.44

    Prendiamola con ironia. Everyman, di Philip Roth è un romanzo che già sai come va a finire dalla copertina listata a lutto. E infatti il protagonista muore. Voilà. Ma forse in maniera più serena di come tutto è stato preparato pagina dopo pagina. E’ un buco nero Everyman. L’elaborazione di un lutto ancora a venire. Senza epica, né eroi. Proprio per questo è una storia che sembra appartenere a tutti. Roth racconta una storia minima, universale, infinita. Una storia semplice come la morte. Senza speranza. Come una linea retta. “La religione era una bugia che aveva riconosciuto presto nella vita…Niente abracadabra su Dio e sulla morte, né obsolete fantasie sul paradiso, per lui”. Perché siamo solo corpi, destinati a vivere a morire secondo modalità che hanno previsto altri corpi, venuti prima di noi. Ecco. Everyman è l’ultimo squarcio di biografia di un corpo maschile. Un po’ più di ironia non sarebbe guastata, però. C’è in Roth sempre questo senso dell’indifferibile: “La vecchiaia non è una battaglia, la vecchiaia è un massacro”. Eppure, si, tutti siamo destinati alla morte. Ma ci piace anche pensare che nel mezzo possano succedere delle cose tutto sommate piacevoli, così, per ingannare l’attesa. Come leggere un buon libro. Sicuramente non questo, però. Potrebbe andare bene “Le intermittenze della morte”, di Saramago. Si parla sempre della Grande Sorella. Ma lo fa un genio.

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    Massimo

    20/05/2007 23.44.51

    Ottimo libro che si legge bene: Roth è un grande e la storia è semplice. Dietro la storia, però fanno capolino (forse qualcosa di più che capolino..) i grandi temi che tendiamo a rifuggire: il senso della vita, dei valori reali e dell’effimero, della morte e del lento avvicinarsi ad essa. Spazio alla riflessione e a tanta (sana) malinconia. Consigliatissimo.

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    Barbara

    04/05/2007 15.44.56

    La tematica della morte è sempre "attuale", ma Roth è riuscito a non cadere nel patetico. Non si parla tanto di morte, quanto di vita vissuta perduta e rimpianti. Un gran libro. Intenso e toccante.

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    rainbow

    25/04/2007 18.30.09

    No, non è più il Roth di una volta. Peccato!

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    turiddu

    18/04/2007 11.32.28

    E' breve come "l'Animale morente" ma forte e commovente come "il teatro di Sabbath". Stupende le ultime pagine.

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    ALESSANDRO SPAZIANI

    15/04/2007 11.30.39

    Ancora una volta (al terzo libro di Roth) la stessa strana ma "unica" sensazione, che oltretutto perdura, poi, nel tempo; all'inizio del testo subito la grande ammirazione per la scrittua esemplare (complimenti a chi ha tradotto, naturalmente), perfetta nella sintassi, calibrata nei toni, calzante perfettamente con le situazioni descritte e dunque anche mutevole, mai piatta; successivamente, con lo sviluppo della vicenda un po' di sconcerto, una percezione di involuzione, come di un compiacente avvilupparsi attorno al tema centrale in termini troppo autoreferenziali; infine, a libro, chiuso, magari dopo qualche ora, la consapevolezza di avere "appreso" qualche cosa in più di ciò che si aveva prima di leggere il libro, magari una solo semplice (dopo averla letta,certo) frase che racchiude un insegnamento o un'emozione che ti fa dire: "Cavolo, che mente questo qui...". Per cui tra le due fazioni che - leggo - esistono, quella dei detrattori e quella dei clamanti il Nobel, io "debbo" scegliere la seconda, non fosse altro per questa ciclica "avventura" interiore che Roth mi offre ad ogni lettura.

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    massimo

    29/03/2007 12.13.44

    UNa meditazione sul tempo e la morte. Roth rimane un grande autore, ma lo preferisco quando racconta affreschi americani come in Pastorale Americana, oppure scrive di vicende più felicemente carnali. L'Ecclesiaste sembra un testo satirico al confronto di questo romanzo suggestivo ma plumbeo.

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