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Tiziano Terzani

Editore: Longanesi
Collana: Il Cammeo
Anno edizione: 2008
Pagine: 366 p. , ill. , Rilegato
  • EAN: 9788830424418

Questo libro di Tiziano Terzani raccoglie gli articoli, i messaggi, i telegrammi, le corrispondenze inviate dalla Cambogia in guerra ai giornali europei: a Der Spiegel, di cui era corrispondente fisso dall'Asia, al Giorno, all'Espresso, al Messaggero, alla Repubblica e, dal 1988, al Corriere della Sera. Sono pagine intense, sospese tra l'illusione di una nuova era per l'Indocina e l'autocritica che il giovane reporter esercitò senza remore, di fronte ai drammatici eventi descritti con la sua Lettera 22.
Il libro inizia con i pezzi sui bombardamenti americani in Cambogia nel '73, i caccia bombardieri F-111 che saettavano nel cielo, il ronzare dei B-52 che nel giro di un secondo potevano cancellare un intero villaggio: Terzani, giunto a Singapore all'inizio del '72, si era spostato a Phnom Penh nel marzo dell'anno seguente e aveva trovato un Paese assediato dalle bombe e dalla miseria. Al governo c'era il generale Lon Nol che, nel 1970, sostenuto dalla Cia, aveva rovesciato il re Sihanouk e aveva preso il potere senza godere di alcuna simpatia da parte della popolazione. Terzani vedeva i mercanti e gli ufficiali di quella repubblica, arricchiti dalla guerra, pranzare sulle verande degli alberghi mentre per le strade la gente era costretta dalla fame a mangiare i cani randagi e a scortecciare gli alberi per fare la legna per cucinare. In quello scenario di coprifuoco e rovine, c'era la grande attesa per l'arrivo dei Khmer Rossi, i "partigiani", il movimento comunista clandestino formato da Khieu Samphan e Saloth Sar, il futuro Pol Pot. "I guerriglieri – scriveva il giornalista fiorentino nell'agosto del '74 – controllano l'80 per cento del paese, hanno le risaie, la regione con le rovine di Angkor, tengono in mano tutte le strade… si sono anche presi il vecchio importante centro buddista di Udong." In quel clima di tensione per l'arrivo della svolta, Terzani si spostò al confine con la ricca Thailandia e nella piccola cittadina di Poipet, appena invasa dai guerriglieri rossi, rischiò di morire fucilato perché scambiato per "Ameriki! Ameriki!", come gli urlava il quindicenne che per ore lo tenne al muro con una pistola puntata al volto. Liberato, perché grazie a un commerciante cinese venne riconosciuto come non americano, Terzani attraversò quello stretto ponte di ferro che costituiva la frontiera tra Thailandia e Cambogia convinto che alle sue spalle, al di là di quel ponte, finisse non solo il paese della corruzione, dei repubblichini arricchitisi con i dollari dei militari Usa, ma anche che cominciasse una Cambogia diversa: quella dei contadini, la Kampuchea Democratica come l'avrebbero ribattezzata i Khmer Rouge, povera, dura e popolare.
Invece non ci fu neanche il tempo di festeggiare l'ingresso dei "liberatori" nella capitale che una cortina di silenzio calò sul paese: 4 milioni di abitanti furono trasferiti in pochi giorni con una forzata migrazione, dalle città nella campagna. Tutti i mezzi di trasporto vennero collettivizzati, il danaro eliminato e l'intera popolazione fu costretta a partecipare al lavoro nelle risaie e a vasti progetti di opere pubbliche. I giornalisti occidentali furono espulsi da Phnom Penh e se, per il nuovo regime di Pol Pot, il paese era un'"immensa officina", Terzani nel '76 raccontava la tabula rasa realizzata dall'epurazione e confermava ciò che dicevano i rifugiati scampati ai massacri di un esercito di ragazzini ai danni dei propri connazionali. Scuole, biblioteche, chiese e pagode furono chiuse; insegnanti, intellettuali, chiunque avesse legami con la memoria del passato fu ucciso. "Non c'è persona oggi in Cambogia – scrisse Terzani nell'80 – che non abbia perso un familiare, la stima di 3 milioni di cambogiani uccisi o morti di fame tra il 1975 e il 1978 non dovrebbe essere esagerata." Il giornalista ricostruì l'orrore onnipresente: fosse comuni e stragi in nome di un comunismo nazionalista e rurale, rozzo e primitivo, in nome della "purezza khmer" anti-thailandese e anti-vietnamita (i nemici storici del nord e del sud).
Da quei Killing fields, dai teschi delle vittime accatastati nel crudo ed efficace "museo dell'orrore" di Tuol Sleng, prenderà corpo la svolta che porterà Terzani ad abbandonare ogni fiducia nell'ideologia, in cui pure aveva creduto, per iniziare un nuovo cammino di ricerca. Perché in Cambogia, l'unico paese dell'Asia che visiterà per altri 25 anni, Terzani vide in piccolo la tragedia del mondo in grande. E questo libro, Fantasmi, spiega le ragioni che lo hanno spinto a voltare le spalle al mondo e a cambiare direzione.

"Tiziano all'inizio sta visibilmente dalla parte dei khmer rossi, i guerriglieri comunisti che cercano di spodestare l'usurpatore sostenuto dagli Usa. Questi si avvicinano progressivamente alla capitale, che conquistano nella primavera del 1975. Terzani li vede come liberatori, capaci di riportare il Paese alla pace.Da lì comincia, invece, la stagione più terribile, l'autogenocidio imposto dalla dirigenza khmer, capeggiata da Pol Pot, laureato a Parigi, che per riportare la Cambogia alla sua originaria cultura programmò di eliminare fisicamente tutti coloro che dal modo di pensare occidentale fossero stati «inquinati». Un milione e mezzo, due milioni di morti su una popolazione di circa sette milioni. […]Spinto dalla curiosità e dal dubbio, e sempre disposto a rivedere le sue convinzioni, [Terzani] arrivò a capire del tutto cosa fosse successo e lo fece sapere ai lettori… Terzani percorre tutte queste vicende con una grande partecipazione verso chi soffre (si carica sulle spalle moribondi per fame cercando di salvarli) e immensi interrogativi su giusto e ingiusto; ci fa vedere come dal male non possa che nascere il male." GHERARDO COLOMBO EX PM DI MANI PULITE E GIUDICE DI CASSAZIONE

"Per il grande inviato di guerra, innamorato dell'Asia, del mestiere giornalistico, degli ideali socialisti, la svolta inizia in quel giugno del 1976 in cui gli eventi lo costringono a rielaborare la sua visione della vita e del mondo. […] Vediamo il professionista onesto mettere i lettori al corrente dei dubbi che stanno inesorabilmente affiorando in lui. Saltano i vecchi schemi di analisi, la realtà si presenta con più facce, ed emerge il timore che quella meno bella e gloriosa corrisponde purtroppo maggiormente al vero. […] Tiziano non può fare a meno di registrare quelle testimonianze. Ed è evidente che non sono solo raccapriccianti in sé, ma bruciano come altrettante coltellate al cuore per l'idealista che vede sgretolarsi davanti agli occhi l'amato castello di convinzioni e di speranze." L'UNITÀ

"In quel paese Terzani legge, meglio che in altri luoghi, la parabola delle vicende umane. Delle promesse tradite, della vitalità impetuosa che esplode dopo i conflitti, e che rinnova i vizi e i guasti che la rivoluzione voleva eliminare. Terzani allora raccontava la guerra e questo libro può essere letto come un trattato militare a puntate per spiegare l'Iraq e l'Afghanistan di oggi. […] Gli articoli di giornale hanno vita effimera. A distanza di anni i dispacci di Terzani invece vanno oltre il ritratto della sfinge cambogiana, rimuovono quella maschera sorridente che ha nascosto i carnefici, il loro complici stranieri, e ingannato le vittime." LA STAMPA

"È un risveglio lento dal 'sogno'. Un progressivo scivolamento nel pozzo di una realtà da incubo, imprevedibile a priori. Una progressione (dubbio – incredulità – sconcerto – sdegno – scoramento - disgusto) che Terzani racconta dispaccio dopo dispaccio seguendo il flusso delle informazioni, delle esperienze, delle testimonianze (inizialmente sospette e via via sempre più verosimili fino a diventare inconfutabili) e delle riflessioni che da tutto questo derivano. La curiosità diventa passione…" ALIAS

Recensioni dei clienti

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    assur

    25/01/2013 01.39.57

    Raccolta di articoli in presa diretta. L'autore cerca di comprendere e spiegare il fenomeno "khmer rosso", prima con partecipazione poi con orrore e condanna.

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    Michele

    20/06/2012 13.08.02

    Ottima e preziosissima raccolta di articoli scritti sul campo. Vero giornalismo di cui andare fieri, poichè italiano. Altroché propaganda anticomunista:i fatti sul campo e le percezioni del reporter filtrate dal suo background culturale cristallino. Dopo averlo letto si sa quasi tutto della Cambogia post coloniale.

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    Andrea

    23/12/2010 17.08.32

    Glorioso ed amabile Pol Pot? ma vergognati Aldo, ed accendi il cervello sempre che tu ce l'abbia. Questo libro è come al solito un eccezionale documento storico scritto da un giornalista che non ha nulla a che vedere con la maggior parte dei giornalisti attuali, servi del potere appartenenti ad una casta il cui scopo è quello di fare propaganda.

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    Beatrice Zanetti

    03/12/2010 12.17.42

    Questo è il secondo libro che leggo di Terzani. "IN ASIA" mi è piaciuto moltissimo, "FANTASMI" mi ha colpito al cuore. Mi sono innamorata dell'Asia subito, appena conosciuto il popolo thailandese ed ho cominciato a documentarmi per capire le ragioni del sorriso e della gentilezza incredibile che hanno tutti i popoli dei quella zona. Terzani mi ha raccontato la storia come non l'avevo mai studiata , letta o capita in vita mia, ha fatto una analisi politica logica e circostanziata. Conoscere la storia del genocidio Cambogiano e della guerra in Vietnam solo attraverso i film di Hollywood è abberrante! Questo lo dico per le nuove generazioni. Noi quarantenni siamo un po' più consapevoli.Il libro è elegante dal punto di vista letterario, la premessa della moglie e l'ordine degli articoli ed il loro spessore. L'emozione è un crescendo. Ho scoperto un giornalista, uno scrittore, un uomo.

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    Dino

    02/05/2010 10.46.49

    Un Terzani che dipinge in modo personale e con accurate descrizioni le vicende dell' indocina degli anni 1970.

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    giampaolo

    26/04/2009 18.53.02

    Un bel libro. Un grande giornalista con una grande onestà intellettuale ed una grande umanità ci aiuta a comprendere un paese che egli ha molto amato ed a scoprire uno dei grandi drammi dello scorso secolo. Caro Aldo, negare il genocidio cambogiano è come negare l'olocausto degli ebrei! Leggiti qualche libro di sopravvissuti cambogiani come "Stay alive my son" di Pin Yathay. C'è sempre da imparare qualcosa sulla crudeltà dell'essere umano.

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    Aldo

    02/10/2008 22.41.14

    Un libro di propaganda anticomunista che cerca di gettare fango sulla gloriosa ed amabile figura di Pol Pot e sui Khmer Rossi che lottarono per la libertà del popolo cambogiano. Chi conosce la verità sà che in cambogia non successe nulla di quello che i media e i giornali borghesi cercano di farci credere. Semmaì a fare i milioni di morti non fu Pol Pot ma furono i bombardamenti americani prima del 1975 e l' invasione vietnamita nel gennaio 1979.

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    Giancarlo

    29/05/2008 15.36.51

    l'emozione di leggere terzani la scopri la sera quando stanco della giornata lavorativa ritrovi nei suoi libri un oasi di serenità..

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    Lucia

    14/05/2008 22.01.38

    Gran libro. C'è la geopolitica, la storia, il peso delle ideologie, l'indagine giornalistica, lo smarrimento dell'uomo, le scelte da compiere, la fatica di cercare ed accettare la verità. Ecco, forse è un bene che Terzani sia diventato un "fenomeno" - come banalmente dice la lettrice precedente - è un bene perché ha aperto gli occhi a tanti lettori indagando con passione realtà a noi distanti, sia geograficamente che culturalmente. Sempre mosso da un unico scopo: cercare di capire. E questo è il merito dei grandi, scusate se è poco.

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    Marta

    13/05/2008 11.16.41

    Basta! Quanti libri ancora dovremo assorbirci del "fenomeno" Terzani... Mi sembrano solo sfruttamento della moda per far soldi...

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    Daniela

    12/05/2008 15.47.02

    Un bravo reporter cerca la verità. Un grande reporter, la trova e te la spiega. Un bravo narratore ti racconta una storia. Un grande narratore, te la racconta e ti fa emozionare. Grazie, Signor Terzani.

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    damiano

    01/05/2008 09.50.33

    Il libro è una rievocazione storica di quello che accadde in cambogia. Le descrizioni sono molto accurate ma a me sembra un progetto per fare soldi. Speriamo di sbagliare

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