I figli della mezzanotte

Salman Rushdie

Traduttore: E. Capriolo
Editore: Mondadori
Collana: Oscar 451
Edizione: 1
Anno edizione: 2017
Formato: Tascabile
In commercio dal: 15 dicembre 2017
Pagine: 644 p.
  • EAN: 9788804687269
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Descrizione
I "figli della mezzanotte" sono i bambini nati il 15 agosto 1947, allo scoccare della mezzanotte: il momento, cioè, in cui l'India proclamò la propria indipendenza. Possiedono tutti doti straordinarie: forza erculea, capacità di diventare invisibili e di viaggiare nel tempo, bellezza soprannaturale. Ma nessuno è capace di penetrare nel cuore e nella mente degli uomini come Saleem Sinai, il protagonista di questo romanzo che, ormai in punto di morte, racconta la propria tragicomica storia; una vicenda surreale attorno a cui si dipana una saga familiare, un canto corale sullo sfondo della storia dell'India del Ventesimo secolo.

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    Emanuele

    06/09/2018 09:07:41

    Romanzo complesso, ambizioso, nel quale diversi piani (storico, fantastico, personale) si sovrappongono. Romanzo difficile da giudicare. Partiamo dall'aspetto più evidente: bisogna avere pazienza! Le prime cinquanta pagine sono nebulose, per i continui rimandi a ciò che verrà narrato nel seguito e che inizialmente è solo accennato. Poi, a poco a poco, le nebbie si diradano. Quindi: niente paura, vale la pena superare le nebbie iniziali. Ma subito dopo un altro consiglio: se arrivati a pagina 200 il romanzo continua a non prendervi, allora lasciate perdere. Ho amato molto tutta la prima parte del romanzo, nella quale il protagonista racconta la propria infanzia a Bombay (probabilmente è anche la parte nella quale gli elementi autobiografici sono più presenti) . Poi a mio avviso il romanzo perde di consistenza, si sfilaccia, lo stile di scrittura risulta meno efficace. Nella prima parte del romanzo gli elementi reali (la saga familiare dei Sinai), gli elementi storici (gli anni precedenti e successivi all'indipendenza dell'India) e gli elementi fantastici (i bambini della mezzanotte) si fondono con naturalezza in maniera estremamente affascinante (tanto da farmi pensare: Rushdie sembra un Garcia-Marquez indiano). Nelle capitoli successivi, da quando il protagonista lascia Bombay, questa unità artistica di reale, storico e immaginario secondo me non si realizza più (o comunque non si realizza in maniera altrettanto efficace) e il romanzo perde di consistenza, si sfilaccia e sembra procedere un po' "a tentoni". In conclusione: un romanzo che è una sfida (come l'India, del resto).

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