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Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2005
Pagine: 350 p., Rilegato
  • EAN: 9788811597582
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Recensioni dei clienti

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    Leopoldo Roman

    03/02/2015 20.48.01

    Attenzione Andrea Vitali può creare dipendenza, bisognerebbe scrivere sulle copertine dei suoi libri. Abile nel creare storie che s'intrecciano con personaggi folcloristici ed accattivanti si lascia leggere tutto di un fiato. Il suo stile asciutto con capitoli che sembrano fotogrammi è invitante. Peccato che poi i finali siano sempre deludenti e non all'altezza dei mirabolanti intrecci creati nella storia. E così, fra un libro impegnato e l'altro, cerchi di divertirti un po', ma poi resti deluso. E passi al prossimo, ma la storia non cambia

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    Graziana

    16/11/2014 18.12.26

    Ho letto dello stesso autore "Olive comprese" e "Il segreto di Ortelia" e li avevo trovati piacevoli ma questo libro proprio no. Noioso e scritto male. Ho fatto davvero fatica a finirlo.

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    claudio

    02/05/2014 08.53.10

    E' sempre un piacere leggere le storie di Bellano di Andrea Vitali, anche se questa non è a parer mio la migliore. Fa comunque sempre la sua parte: siamo nel periodo fra le due guerre, il periodo "migliore" di Vitali. E a Bellano questa volta non partecipano alla storia nè i carabinieri, nè -se non in piccolissima parte- il prevosto, personaggi ormai fissi. Ma ci sono molti altri, che gravitano in particolare attorno al Comune. E dentro quelle stanze, oltre a quelle della casa del podestà, nasce la storia raccontata in queste pagine.

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    V. Terzi

    17/02/2014 21.17.21

    Leggero, simpatico, senza impegno. Come un moscatello.

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    paola

    01/09/2012 16.03.07

    libro interessante ma a tratti noioso

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    Ilydily

    16/07/2010 15.50.05

    Forse è vero che i libri di Vitali si assomigliano un po’ tutti, dopo che se ne leggono 2 o 3 magari l’entusiasmo un po’ scema. È anche vero però che sono tutti belli. A me è un genere che piace e questa è stata una lettura spassosa e leggera, dove una pagina tirava l’altra. Le ambientazioni sono le stesse e a volte anche alcuni nomi sembrano già sentiti ma ogni storia è a sé e anche questa è stata bella e piacevole

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    Gianfranco

    28/03/2010 02.59.32

    Stupendo ed esilarante, La figlia del Podestà è un libro che consiglio a tutti. Do il massimo dei voti

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    Elisa

    02/08/2009 19.13.53

    Piacevolissimo romanzo in puro stile Vitali: scorrevole, pieno di curiosi ma innocenti intrighi, sullo sfondo di uno pseudo-tranquillo paese affacciato sul lago. Decisamente migliore rispetto a "La signorina Tecla Manzi", che lo precede nella cronologia. Ho trovato un po' noiosetti i capitoli riguardanti la faccenda dell'idrovolante, confesso che ho saltato qualche pagina! Impeccabile il modo in cui vengono tratteggiati i personaggi, primi fra tutti la zia Rosina che è davvero spassosa!

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    jane austen

    14/01/2009 23.31.38

    carino, ma il frizzante si perde, dopo averne letti diversi. forse si somigliano un po'?

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    antonella santarelli

    24/11/2008 20.29.15

    Dopo Olive Comprese e Il Segreto di Ortelia, ho letto con avidità il voluminoso romanzo di Andrea Vitali, La figlia del podestà. Lo stile e il ritmo sono sempre gli stessi: il divertimento è quindi garantito. All'inizio confesso di avere faticato nel reggere sempre con attenzione lo scorrere di avvenimenti e intrecci; nessun problema da metà libro in poi, dove il genio e la fantasia dell'autore tratteggiano con grande fluidità i personaggi e le loro comiche azioni. L'avventura della bella Renata, con tutti i veti possibili da parte del padre, il sogno del piccolo podestà della borgata, inevitabilmente infranto dalle poco eroiche gesta di due giovani bellimbusti, un mare di battute, equivoci e trovate per capovolgere situazioni e dare corso al destino nel modo più naturale e umano, a dispetto delle convenzioni del momento... I romanzi di Andrea Vitali piacciono anche perché ci restituiscono la dimensione più terrena e comica della nostra esistenza: quella per cui è possibile ridere e prenderci in giro, lasciando poco spazio alla serietà deprimente dietro cui spesso ci rifugiamo, facendoci ulteriormente del male.

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    Antonella Chinaglia

    16/10/2008 16.51.33

    Innegabile che sia la stringatezza descrittiva ad incollare gli occhi alla pagina. La brevissima sezione del cap. 102 è di due righe: incastonata al centro di passaggi d’inquadratura sull' amico del pilota e il pilota, i quali, sostituendosi l’uno all’altro, si appropriano del palcoscenico offerto da un centinaio di pagine dando vita ad un canovaccio da commedia dell’arte. Veramente ad arte, A.V. si appoggia ad un espediente che rende incalzante il raccontare: il concetto finale di una sezione narrativa, seppur minima, viene riproposto, rivisitato, in apertura di quella successiva. Rincorrersi di significante e significato che, pur ricordando il coblas capfinidas di poetica duecentesca memoria, è denudato di qualsiasi liricità. Si riversa nella prosa quale stratagemma: rende la simultaneità degli eventi, la similarità delle situazioni in una godibilissima zona centrale della narrazione. La forza del suo scrivere consiste nel soggetto sottinteso di una frase semplice. Voce verbale e complemento oggetto dicono già tutto. Molto è sottinteso. In alcuni casi basta il verbo in compagnia dell’avverbio. Ed il lettore diviene complice perfetto di A.V. immedesimandosi e immaginando insieme ai degni compari dell’ironia cognitiva della narrazione, i protagonisti delle scenette ambientate a Bellano, inconsapevoli maschere delle dinamiche di esclusione e collaborazione sollevate dall’ironia di A.V. nell'ulteriore puntata della saga di paese. Atteggiamenti riversati nel linguaggio. La sequenza di aggettivi riferiti all’indumento di biancheria femminile (unica esperienza del podestà in casa di tolleranza); quanto inespresso, ricavabile dal contesto, nel momento in cui la zia escogita la scusa per i due giovani; comiche implicazioni riguardanti la centralinista. Stilisticamente povero? Anzi, lo stile sfacciatamente proporzionato ai profili dei personaggi che A.V. intende dipingere è atto a ridicolizzare storie private e competizioni tra amministrazioni locali.

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    pamela

    29/03/2008 16.36.50

    E' il primo romanzo di questo autore che leggo: mi sembra un pò modesto.

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    fcoraz

    17/03/2008 13.01.24

    E' il Piero Chiara lariano (meno arguto e pungente). Una storia di provincia durante gli anni Trenta in cui le microstorie individuali fanno da sfondo al roboante progetto degli idrovolanti. Un libro scritto bene.

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    Alessia

    29/02/2008 21.24.14

    Un romanzo scorrevole, simpatico e leggero che si chiude con un sorriso sulle labbra.

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    Matteo Merola

    21/02/2008 23.03.32

    Semplice, banale ma allo stesso tempo coinvolgente. Leggendo questo romanzo ci si immerge letteralmente nell'ambiente lacustre di Bellano. Persino la carta delle pagine pare odorare di acqua stagnante. Un podestà con segreti e sogni da realizzare, l'amore "impossibile" tra due giovani, gli inganni e le illusioni e la simpatica presenza di una vecchina, ormai ottuagenaria, che sconvolge il corso della storia con i suoi consigli di vita a due giovani amanti. Fresco nuovo e intrigante è il romanzo di Andrea Vitali che riesce a descrivere il suo paese natale in modo impeccabile, preciso anche nel dipingere la società degli anni '30 e del fascismo. Personaggi avvincenti, determinati e trame elaborate. Lascia un dolce retrogusto di felicità nell'animo del lettore. "La figlia del Podestà" è sicuramente uno dei romanzi più ben riusciti dell'ormai noto autore Bellanese. Il successo di questo libro non tarderà ad arrivare.

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    claudio s.

    16/12/2007 12.37.39

    Massì, cosa si può voler da un libro se non quello di volersi fare leggere e di lasciarti appeso a....come va a finire? In certe serate dove la TV non ti offre un fico secco, rintanarsi nel microcosmo di Bellano, respirare l'aria del lago, sorridere alle macchiette disegnate vale tutto il prezzo del libro (che ci fai con 5.90 euro di questi tempi?).

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    paola64

    08/11/2007 17.47.09

    Nell'esprimere il mio gradimento per questo libro di Andrea Vitali, ed anche per gli altri suoi libri, mi permetto di ricordare agli amici lettori (in alcuni dei quali a volte riscontro una certa dose di presunzione [provassero loro a scrivere un libro]), che un libro non deve essere per forza un'opera da premio Pulitzer. Un libro deve far riflettere, deve informare, deve insegnare ed a volte "deve" far divertire. Divertire di più o di meno a seconda del senso dell'umorismo di ognuno di noi. Personalmente questo non è il periodo migliore della mia vita e ringrazio vivamente gli autori dei libri che contribuiscono a farmi passare delle ore spensierate e a strapparmi anche qualche sorriso, anche se non sono capolavori. Trovo giusto scambiarsi dei consigli sui libri, ma con un po' di umiltà, senza crederci dei grandi critici letterari. E poi alla fine non tutti i gusti sono alla menta.

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    Cinzia

    23/10/2007 11.45.45

    Aiutoooo! Mi imbatto sempre in romanzi a sfondo politico… bastaaaa! Città di Bellano nel primo dopo guerra quindi circa 1930. Periodo di grande ripresa, di nuovi progetti, di ottimismo popolare, dedito non più ai problemi riguardanti la guerra ma ai fatti propri, come per esempio alla nascita di nuovi amori e alla realizzazione di nuovi progetti per il futuro finanziario del paese. Una storiella, così mi viene da definirlo questo romanzo, perché nella realizzazione di un progetto economico relativo al collegamento della città di Bellano con gli altri paesi del lago di Como attraverso un idrovolante, l’autore ci mescola l’amore di Renata (figlia del podestà di Bellano) e Vittorio (figlio della donna che rifiutò il podestà all’altare), impossibile da portare avanti per storie vecchie quanto una generazione. Proprio lei Renata, invece grazie all’aiuto della cara e vecchia Zia Rosina, scopre l’artefatto negativo che si sta per abbattere su l’intero progetto, salvando cosi, la sua storia d’amore con Vittorio e il finto pilota dell’idrovolante. Certo c’è da ammettere che nonostante la banalità della storia, talvolta pure senza seguito logico, l’autore è stato bravino nel descrivere i personaggi e i luoghi di ambientazione. Non è un libro che consiglierei a chi ha veramente voglia di leggere, perché non la sua lettura non lascia niente!

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    nelly

    13/09/2007 17.45.29

    che delusione! mi è stato consigliato da un collega che me lo aveva magnificato tanto.E' stato il mio primo libro di Vitali ma è stata una lettura inutile, di quelle che non lasciano nell'anima niente, come leggere un romanzetto. Decisamente sopravvalutato

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    giunio bruto crippa

    18/06/2007 14.33.46

    Bel Libro, sotto la signorina Tecla, si sente lontano mille miglia la lezione di Piero Chiara di cui manca però la mordacità "cattiva" Sembra da un certo punto di vista il "sommarsi" di tante storie più piccole e i personaggi ne risultano complessivamente una serie di bozzetti...

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