Editore: Mondadori
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
In commercio dal: 12/05/2006
Pagine: 400 p.
  • EAN: 9788804515999
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    Fabrizio Porro

    20/10/2012 22:52:21

    Un vero amante della letteratura non può non leggere Gabriele D'Annunzio (e non solo «Il Piacere» che è e rimane indiscutibilmente un'opera magistrale con citazioni celeberrime come « Habere, non haberi » cioè « Possedere, non essere posseduto» e «Memento audere semper» cioè «Ricorda di osare sempre» che è e rimane una delle più conosciute massime dannunziane). Scritta nel 1903, rappresentata e ristampata innumerevoli volte, La figlia di Iorio, si legge oggi con animo diverso da quello di allora, con forse minor attenzione alla pura successione dei fatti e maggiore invece al senso totale della rappresentazione. La vicenda appassionata e tragica di Aligi, che ha «dormito settecent'anni» e di Mila di Codro, peccatrice nel senso più arcaico e favoloso del termine, non ha di reale che alcuni movimenti indispensabili: il resto, il valore definitivo, bisogna ricercarlo nel modo con cui la realtà, per pura forza di poesia, riesce a trasformarsi in mito. C'è insomma, nella figlia di Iorio, la condizione di un'Italia «senza tempo» sorpresa alle radici della propria vita, con sentimenti puri che prima di essere individuali sono corali, e religiosi nel significato più aperto possibile. E' appunto questa religiosità che in D'Annunzio deriva dal profondo attaccamento «alla terra d' Abruzzi, alla mia madre , alle mie sorelle, al mio fratello esule, al mio padre sepolto. A tutti i miei morti, a tutta la mia gente. Fra la montagna e il mare. Questo canto. Dell'antico sangue. Consacro» ed al profondo attaccamento alle sue leggende che oggi ha finito per riassumere in sé il valore dell'Opera, indicandoci un modo di leggerla nuovo e più adeguato. Un'unica nota decisamente personale: povera Mila !!!

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    Roberto

    04/04/2007 12:58:40

    Tragedia veramente dionisiaca! D'annunzio ci presenta un Abruzzo quasi mitico nel suo alone di superstizione e distese dorate di campi assolati nella calda stagione estiva. L'ora panica,del dio Pan è lo sfondo a questa tragedia pastorale in cui vino e sangue sono versati in un'unica coppa. La lettura è vivamente consigliata.

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    Roberto

    31/08/2006 09:34:04

    La tragedia migliore di D'Annunzio si legge con sommo gaudio ancora oggi, ad oltre un secolo dalla pubblicazione. Effetti stilistici e pathos emotivo ai massimi livelli, un capolavoro. Edizione ricca: una buona introduzione, la consueta oceanica cronologia della vita dell'autore, una bibliografia ampia ma non aggiornata, un interessante appendice con alcune belle immagini per soddisfare appassionati e curiosi. Accantonate l'indifferenza per D'Annunzio che la scuola vi ha colpevolmente inculcato e riscoprite questo autore: una sfida stimolante!

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