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François de Sade

Traduttore: V. Finzi Ghisi
Editore: Dedalo
Collana: Collana bianca
Edizione: 2
Anno edizione: 1982
Pagine: 248 p.
  • EAN: 9788822031037

«Bisogna essere circondati di culi quando è un culo che si fotte». Il pieno, la materia, lo spessore di una corporeità esplorata e l'eleganza dell'intelligenza, nella più violenta e deliziosa storia di un'educazione.

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    Michele Lucivero

    29/01/2014 12.19.07

    A dispetto di quanto si possa credere, la recente diffusione di letteratura erotica non è la conseguenza dello specifico decadimento morale della nostra epoca, ma il risultato di una imperitura esigenza di evadere, anche solo nella riproduzione fittizia della scrittura, dai legami solidi dell'amore monogamico, conveniente ma riduttivo, per accedere a dimensioni sessualmente eversive e anticonformiste. Ciò che, invece, manca all'erotografia contemporanea, a differenza di quella di Sade ad esempio, è l'elaborazione di un quadro teoretico all'interno del quale giustificare la propria condotta morale, atteggiamento, del resto, in linea con la postmodernità che può fare anche a meno di giustificazioni trascendentali. Tuttavia, è proprio tale orizzonte teoretico di riferimento, all'interno del quale operare un sistematico rovesciamento di valori, che rende estremamente interessante l'opera del Marchese de Sade. L'erotografia di Sade, lettura per stomaci forti e soggetti adusi alle esperienze del limite, sorprende per il tentativo, tutto settecentesco, di farne una filosofia naturalistica, quasi spinoziana, anzi, pretende di essere la «Filosofia», intesa come la sola esperienza del pensiero razionale che conduce necessariamente al libertinismo. La libertà sessuale, il disordine orgiastico e orgasmico, che affascina proprio perché è esperienza del limite, non è che l'epifenomeno di uno stile di vita che, benché infondato e autodistruttivo, comporta comunque l'adozione di una visione generale del mondo. Per questo Sade ha fatto scuola, suggerendo a Nietzsche l'impostazione metodologica soggiacente alla trasvalutazione di tutti i valori e a Deleuze l'idea del dispositivo mediante il quale poter pensare un «Corpo senza organi».

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