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Julian Barbour

Traduttore: L. Lilli, S. Frediani
Editore: Einaudi
Collana: Saggi
Anno edizione: 2003
Pagine: 354 p. , ill. , Brossura

19 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Scienze, geografia, ambiente - Astronomia, spazio e tempo

  • EAN: 9788806157838

Dopo la fine della storia e la fine della scienza (cfr. "L'Indice", 1999, n. 3) questa volta tocca al tempo. L'idea è affascinante: il tempo non scorre, non passa. È solo una serie di istanti singoli e autonomi (che l'autore definisce "Adesso") che noi colleghiamo assieme e vediamo scorrere sotto forma di "tempo". Non ci si deve meravigliare troppo della nostra interpretazione del tempo perché - come ha dimostrato Paolo Bozzi in Fisica ingenua - noi vediamo e interpretiamo il mondo su basi aristoteliche: il Sole sorge e tramonta, e così via. Da un punto di vista strettamente scientifico, nel momento in cui si riuscisse a unificare la teoria della relatività con la meccanica quantistica il tempo sparirebbe davvero. Ed è proprio questo che l'autore si prefigge di dimostrare. Il testo è costruito in maniera organica, partendo da capitoli abbastanza divulgativi, con dettagli tecnici piuttosto ridotti, poi diventa un po' più tecnico e richiede una discreta attenzione, pur restando sempre leggibile. Certo scegliere tra Eraclito ("tutto scorre") e Parmenide ("l'essere è immutabile e intemporale") non è facile. Per questo Barbour ricorre a Platone per il quale "le uniche cose reali sono le forme o idee " e battezza "Platonia" il paese matematicamente perfetto e il paesaggio atemporale in cui nulla cambia. "I suoi punti sono tutti gli istanti di tempo, tutti gli Adesso; semplicemente ci sono, una volta per tutte". Insomma, una sorta di "infiniti universi e mondi" alla Giordano Bruno, che però è per noi difficile non collegare assieme. Ovviamente senza tempo viene a mancare anche il moto e perfino la storia. Si passa così da Newton a Einstein per mostrare infine come la cosmologia quantistica - e quindi il nostro universo - sia atemporale. Nell'epilogo la parola è lasciata ai letterati, che hanno spesso descritto un universo senza tempo. L'ipotesi è affascinante ma, forse perché siamo capaci di vedere il mondo solo in chiave aristotelica, lascia un po' di perplessità.

Emanuele Vinassa de Regny

Recensioni dei clienti

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    Walter

    11/10/2013 21.19.23

    Assolutamente deludente. Troppo semplicistico per chi vuole affrontare un argomento da un punto di vista tecnico. Semplicemente incomprensibile per un profano. Un libro che non fa che oscurare e rendere oltremisura poco digeribile qualsiasi argomento. Paradossalmente ho trovato estremamente più chiara e comprensibile l'esposizione divulgativa di Einstein in persona sulla Teoria della Relatività. Lo sconsiglio a chiunque (esperti e non) perchè è un libro che non introduce i concetti rigorosamente (nè tantomeno con esempi semplicemente comprensibili), ma da un punto di vista strettamente personale; infine spesso gravita più attorno a questioni metafisiche che non prettamente fisiche (vedasi le pedanti citazioni di Mach). Inoltre un libro troppo superficiale su ciò che andrebbe spiegato e troppo approfondito su questioni di interesse prettamente storico- aneddotico.

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    antonio

    21/07/2011 08.09.12

    i mistici erano, sono, già arrivati a queste conclusioni da tempo immemorabile, l'uomo che osserva con attenzione la propria vita ed il mondo altrettanto; andiamo oltre le formule matematiche ( o prima di esse ).Il tempo non esiste, solo il mutamento all'interno di uno infinito presente. Leggetevi il breve saggio, che si trova in internet,"ammazzare il tempo" di John Zerzan. saluti

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    Pierangelo

    23/03/2009 16.11.55

    Concordo pienamente con quanto detto da Dino. Un libro confuso, senza un finale più volte promesso. Da leggere fino in fondo solo perchè si sono spesi i soldi.

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    Marco Zacchigna

    19/11/2004 14.04.43

    Non è certamente un libro divulgativo di certezze, questo di Julian Barbour. Nè pretende di esserlo. Pone certamente più domande al lettore di quante risposte sia in grado di dare. Ma ha un grandissimo pregio: quello di aprire una prospettiva assolutamente innovativa al modo di intendere la fisica al lettore non specialistico. Ed è una prospettiva talmente innovativa da essere difficilmente accettata anche da molti fisici contemporanei. La sensazione alla fine può essere quella di lasciare il lettore un po' sconcertato, anche perchè la frontiera sulla quale Barbour si muove va a toccare profondamente uno dei concetti più radicati della nostra esperienza.

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    Dino

    21/05/2004 16.07.08

    Il titolo invita l'appassionato di scienze fisiche all'immediato acquisto, con l'illusione di avere fra le mani il Libro rivoluzionario che apra le porte della fisica futura. Purtroppo tal entusiasmo presto si attenua e si perde nei meandri contorti del pensiero dell’Autore: seguirne le evoluzioni ed i tentativi di chiarimento diventa un’impresa titanica anche per i lettori pazienti e preparati che si aspettano di trovare l’illuminazione pagina dopo pagina. Morale: si arriva alla fine sudando le proverbiali sette camicie attraversando territori filosofici, quantistici, gravitazionali,…. Forse la gravità quantistica porterà ad una concezione atemporale dell’universo, ma la sensazione generale è quella di esser all'interno di un cerchio senza fine mancando quel "quid" esplicativo che il titolo prometteva.

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