La Folie Baudelaire. Ediz. italiana

Roberto Calasso

Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Anno edizione: 2010
Formato: Tascabile
Pagine: 425 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788845925436
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Descrizione
Al centro di questo libro si trova un sogno, l'unico che Baudelaire abbia raccontato. Entrare in quel sogno è immediato, uscirne difficile, se non attraversando un reticolo di storie, di rapporti e di risonanze che coinvolgono non solo Baudelaire ma ciò che lo circonda. Dove spiccano due pittori di cui Baudelaire scrisse con stupefacente acutezza: Ingres e Delacroix; e due altri che solo attraverso Baudelaire possono svelarsi: Degas e Manet. Secondo Sainte-Beuve, perfido e illuminato, Baudelaire si era costruito un "chiosco bizzarro, assai ornato, assai tormentato, civettuolo e misterioso", che chiamò "la Folie Baudelaire" (folies era il nome settecentesco di certi padiglioni dedicati all'ozio e al piacere), situandolo sulla "punta estrema del Kamcatka romantico". Ma in quel luogo desolato, in una terra ritenuta dai più inabitabile, non sarebbero mancati i visitatori. Anche i più opposti, da Rimbaud a Proust. Anzi, sarebbe diventato il crocevia inevitabile per ciò che apparve da allora sotto il nome di letteratura. Qui si racconta la storia, discontinua e frastagliata, di come "la Folie Baudelaire" venne a formarsi e di come altri si avventurassero a esplorare quelle regioni. Un storia fatta di storie che tendono a intrecciarsi, e per alcuni decenni ebbero come sfondo le stesse strade di Parigi.

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Recensioni dei clienti

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    giorgio ravelli

    16/01/2009 14:40:08

    Concordo pienamente sia con Atchoum che con Spadon. A chi sia un po’ addentro alle cose baudelairiane il libro di Roberto Calasso non dice assolutamente nulla. Si tratta di un insieme di affermazioni irrelate, che non servono a far avanzare il discorso ma solo a infiocchettarlo. E’ stupefacente che Arbasino abbia giudicato questo libro il migliore pubblicato nel 2008. Stupefacente, ma non inspiegabile se si pensa al “copinage”

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    Atchoum

    15/01/2009 14:14:35

    Ecco uno di quei libri per i quali non si riesce a trovare un senso del perché vengano scritti e soprattutto pubblicati. Per carità, è un enorme esercizio di erudizione, un collage di citazioni ed è ricco di spunti. Peccato però che non porti da nessuna parte, tutto è iniziato e subito abbandonato, stilisticamente è privo di interesse e francamente non è destinato a nessuno se non al suo autore che credo si sia narcisisticamente assai divertito a pubblicare in ordine sparso appunti presi qua e là in anni e anni di letture. Il lettore comune non è in grado di decodificare il coltissimo intreccio, il lettore specialistico ne finisce la lettura con un senso di fastidio perché non ci ha trovato nulla di originale. Probabilmente se un tale manoscritto fosse stato recapitato anonimamente ad una qualsiasi casa editrice sarebbe stato respinto o al limite pubblicato a "comptes d'auteur". Ma essere autore ed editore allo stesso tempo ha i suoi indubbi vantaggi. Inutile e pretenzioso.

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    gino spadon

    12/01/2009 19:17:35

    I tasselli che formano questo libro di Roberto Calasso, sono come le losanghe di una veste d'Arlecchino. Ognuna, presa per se stessa, è raffinata, brillante, talvolta preziosa, ma ciò che ne risulta è un insieme di elementi discontinui che affaticano il lettore e che quasi nulla di nuovo ci dicono su Baudelaire. Nè molto ci dicono, del resto, del rapporo fra il poeta e i Délacroix, gli Ingres, i Manet, i Dégas, i quali sembrano convocati non tanto per un confronto delle rispettive concezioni estetiche quanto per consentire al Calasso di dar prova di conoscenze che pur essendo di una vastità veramente straordinaria appaiono, in alcuni casi, troppo esibite proprio perchè mancanti di un legame di necessità con l'assunto del libro. Da questo rilievo sono escluse le pagine su Costantin Guys, forse le più penetranti del libro

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    massimo r.

    16/12/2008 17:15:30

    Un libro pressochè inaccessibile a chi non abbia approfondito già, e di recente, arte e letteratura francese dell'800. Ma per quei felici pochi, poi, può risultare perfino banale,pretenzioso e un po' copiato (giusto il rilievo per la mancata citazione dell'importante precedente di Butor). A chi consigliare, donc, questo libro ?

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    L.B.

    16/12/2008 11:24:18

    Ecco un libro di quelli che Baudelaire avrebbe detestato. Calasso, con la sua leggerezza tipica, con una scrittura levigata e compiaciuta come poche altre volte, si perde nel gossip artistico-letterario. Che notoriamente è quanto di più lontano ci sia dalla vera letteratura. Baudelaire è il poeta del tempo, del tempo che passa e non torna. E' il poeta della caducità, della malinconia, della memoria come fonte di dolore. Ma questo libro, già con il suo titolo ammiccante e fuorviante, si tiene alla larga da tutto ciò. In primo piano, il cliché del poeta bizzarro e genialoide. Il vezzo poi di non citare mai Giovanni Macchia, il maggior critico italiano di Baudelaire, è francamente intollerabile. Qualcuno, ingenuamente, dice: ecco la modernità! Ma evidentemente questo qualcuno dimentica Benjamin, che su questo tema aveva detto tutto. Il resto sono svolazzi, mestiere, e altre cose "transitorie" che per fortuna passeranno.

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    gianni baldini

    08/12/2008 20:17:06

    Io mi chiedo se tutta questa bagarre pubblicitaria sul libro di Calasso, peraltro bello e originale, che parte dal sogno di Baudelaire del 13 marzo 1856, non debba indurre i critici e i giornalisti avveduti, in ogni caso, a far notare che già nel 1961 Michel Butor, mai citato da Calasso nel testo, sic!, aveva scritto un libro: "histoire extraordinaire. Essai sur un reve de Baudelaire", partendo, per l'appunto, dallo stesso sogno per costruire tutta una trama di atmosfere sulla figura e sulla poesia di Baudelaire. E perchè mai Calasso ignora quel libro? anzi ricostruisce, come lo stesso Butor, in modo diverso, ovviamente, tutta una serie di risonanze culturali a partire da questo sogno immortalato da Butor? Vorrei che il dibattito si allargasse anche ai non genuflessi della cultura e ravvivasse nella mente dei più lucidi testimoni un sussulto di dignità non gesuitesca. Perchè tacere di questo antefatto? Perchè non citarlo? E perchè non parlarne? Forse perchè Calasso è il presidente di Adelphi? E chi se ne frega... Scrupolo filologico impone che se ne parli... chiunque rispodnerà o accoglierà questa rimostranza - che non è una critica ma una puntualizzazione - sarà ben gradito. Un attento lettore di Baudelaire...

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    marco

    27/11/2008 11:33:39

    quanti di voi hanno visto crollare intorno la società moderna e ricrescere quella parigi e i suoi artisti....ho camminato con ingres e corso via dai creditori,ho mangiato con flobert ed infine sognato con baudelaire...

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    Domenico Cosmai

    23/11/2008 22:04:18

    Un libro straordinario. Grande letteratura, grandi suggestioni unite all'esattezza con cui fa rivivere i giganti della modernità. Sorprese continue condotte come in un giallo (le magistrali ipotesi su Ingres quali la posa del quadro tenuto nascosto e l'invenzione del colore come un'evidenza rimasta cieca alla percezione comune per anni; la presenza di Baudelaire avvertita anche quando non parla di lui come se ci aspettassimo una sua emergenza a illuminare quel punto narrato; vedi anche la dimostrazione di come quello che è diventata oggi la modernità era già chiaro nel suo momento nascente). Naturalmente solo Calasso e la sua sterminata erudizione letteraria (che però non è una accumulazione ma una forma di arte) poteva darci questo tesoro di cose. Mille saggi in uno. Commovente quando parla dell'assillo di Baudelaire e del paesaggio quasi polare dove possiamo ritrovarlo come un'immagine indelebile. Ed infine il sogno di Baudelaire: una interpretazione intensa, appassionante, opposta a quella deprimente che può fare un professionista della psicanalisi: un libro nel libro. Ho deciso che lo rileggerò ad alta voce anche per la qualità degli aggettivi

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    claur

    17/11/2008 15:26:50

    claur - crocevia incantevole sulla Parigi "intorno" a Baudelaire; non si potrebbe raccontare meglio la sua modernità. Tra i personaggi più vivi (sono tanti) Ingres, Delacroix, Degas...

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