Follie di Brooklyn

Paul Auster

Traduttore: M. Bocchiola
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2005
Pagine: 265 p., Rilegato
  • EAN: 9788806172572
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Recensioni dei clienti

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    claudia

    12/09/2015 15:59:29

    primo libro di auster che leggo e mi ha incantato. quello che più mi ha colpito è il fatto che descriva la vita così com'è, un susseguirsi di imprevisti in cui nulla è programmabile, dove felicità e disgrazia si alternano e l'unica scelta che abbiamo è semplicemente accettarle. uno sguardo disincantato ma che trasuda tanta voglia di vivere. grazie paul :)

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    cristiano

    02/05/2014 16:38:52

    Ma l'ha davvero scritto Paul Auster questo romanzo politically correct un po' noioso ed un po' banale? Molto distante dai suoi romanzi scuri, questo libro a mio parere è solo un esperimento non riuscito...

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    Noisemaker_85

    20/07/2007 12:01:15

    E' il primo libro che leggo di questo autore, e ho come la sensazione che in passato abbia fatto qualcosa di molto migliore di questo, comunque molto bello, Follie di Brooklyn. Sembra quasi un grande autore un pò arruginito. In ogni caso il libro l'ho divorato in una settimana, nel dopolavoro. La scrittura di Auster è rapida e leggera, ho apprezzato alcuni approfondimenti anche psicologici sparsi qua e la, ma soprattutto ho apprezzato quei capitoli lunghissimi contenenti il passato dei personaggi, come la storia di harry o di aurora, talmente discorsivi che sembrava di vederli in un film. Ci si affeziona ben presto a tutti i personaggi, dal nostro Nathan, che narra la vicenda in prima persona, a Tom a Harry, e nonostante un finale leggermente calante e un pò troppo sbrigativo per me, il libro merita di essere letto. Io personalmente credo che incotrerò nuovamente questo autore. Buona lettura

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    paolo p.

    04/06/2007 20:04:09

    Dolce, tenero, pieno di compassione per i personaggi, lieve ma non leggero; in apparenza meno cerebrale di altri volumi di Auster; sereno, malgrado le vicende di alcuni personaggi e il momento dell'azione

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    Pippomix

    01/05/2007 12:09:59

    La scrittura dolce e cristallina di Paul Auster seduce e soddisfa perchè sa accarezzare temi nobili come la ricerca dell'armonia, l'affetto familiare e il valore della memoria con uno stile gioviale, elegante ma contemporaneo. Piacevole la lettura e accattivanti molte rflessioni borghesi di questo autore americano. Auster si mostra a tratti ironico, a tratti malinconico ma più spesso ancora entrambe le cose insieme e checchè se ne dica questa è proprio una caratteristica da grande narratore. Il tutto rimane un pò sulla superficie delle cose, è vero, ma la cosa non è necessariamente un male. Un libro più che discreto.

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    br1us

    08/11/2006 19:06:32

    Il mio primo Auster, perciò non saprei in confronto agli altri... Lentamente appassionante, la trama ti prende ma, come nell'occhio di un ciclone, ti lascia il tempo di riflettere sui tanti spunti proposti. La voglia di vivere del protagonista, che va di pari passo con la voglia e la capacità di comunicare con gli altri, diviene man mano coinvolgente ed è sorprendentemente piacevole scoprire quanto sia alla portata di tutti - giunti a una certa età - guardare al proprio passato e alla propria giovinezza con tanta serenità, come un trenta-quarantenne non sarà mai in grado di fare, pronto invece a perdersi in (più) agro (che) dolci malinconie.

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    Barbara

    04/07/2006 07:58:41

    Sospeso tra grottesco e profonda umanità, questo libro di Paul Auster è per tutti coloro che amano le semplici emozioni. Consigliato!

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    augusto

    04/05/2006 23:25:18

    Come sempre, in Auster, il caso svolge un ruolo fondamentale, peccato, però, che alcune belle folgorazioni, su tutte l'idea delle biografie di persone qualunque, vengano presentate con una scrittura che a volte appare un po' troppo tirata via.

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    alessandro

    14/02/2006 14:45:01

    Bello, come al solito, storia originale, personaggi ben costruiti sulle nevrosi di fine/inizio secolo: il libraio gay, la drag queen, l'intelligente nipote che non trova la sua strada, la nipote sbandata che finisce in "mano" ad integralisti cattolici, la classica "famiglia allargata" in cui si trova accoglienza e comprensione.... cosa cercare di più in un libro. Di sicuro non ci si annoia ed il lieto fine addolcisce tutto, ma...l'11 settembre incombe. Adesso aspetto il prossimo, saremo tutti un po meno sereni e fiduciosi nel futuro?

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    marius P.

    01/02/2006 15:59:41

    Amo molto Auster e mi ha fatto un po' male leggere questo libro oserei dire malriuscito.... sembra scritto con gli avanzi della notte dell'oracolo e del libro delle illusioni....

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    Conan

    01/12/2005 09:47:58

    Banale. Dà l'impressione di essere stato scritto di fretta. Qualche spunto interessante, ma troppe, davvero troppe, cadute di gusto. Non cercatelo qua. Auster è altrove.

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    ivano

    20/11/2005 21:10:00

    E' il primo libro di Auster che leggo e non mi è dispiaciuto affatto. Semplice ma forse in questo sta il suo maggior pregio.

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    Paolo

    27/10/2005 11:27:05

    Cosa non si è già scritto,detto o letto di Paul Auster fino ad oggi? Ebbene Auster con questo suo ultimo libro supera ogni cosa già detta e scritta. Auster riesce a descrivere dei personaggi singolari e ne ripercorre la vita, i sentimenti, le speranze e le loro brevi ma intense follie. Credo che in questo libro Auster si cerchi e che cerchi ciò che ancora non ha... Un pò come tutti i suoi lettori e fans accaniti. Quindi, ancora un altro plauso a questa sua ultima opera che sicuramente ne vedrà una trasposizione teatrale o cinematografica. Paolo

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    Domenico

    26/10/2005 19:33:41

    Leggere un libro di Auster è sempre piacevole e quest'ultimo "Follie a Brooklyn" non fa eccezione. Dopo due libri fortemente drammatici Auster ci propone una commedia dolce-amara che si legge in un paio di giorni. Certo l'Auster di "Trilogia di New York","La musica del caso","L'Eviatiano" è ben altra cosa ,ma comunque i suoi sono sempre dei libri che vanno letti.

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    MB

    19/10/2005 17:00:28

    Bello! Scritto veramente bene, non ti annoia mai. Auster ha una capacità narrativa fuori dal comune.

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    Simucca

    05/10/2005 11:27:54

    Che bella la scrittura nella scrittura! Nathan Glass, il protagonista nonchè 'io-narrante' del romanzo, decide di scrivere "Il libro della follia umana", e contemporaneamente ci descrive con attenzione ed ironia tutto ciò che accade intorno a lui, a Brooklyn: finchè non ci si rende conto che i due libri coincidono perfettamente e non sono altro che il testo che stiamo leggendo! Non si puo' dire che ci sia un vero e proprio lieto fine, ma si respira aria fresca e tanta voglia di vivere in questo bellissimo libro di Paul Auster. Inizia così: ''Stavo cercando un posto tranquillo per morire'', ciò che alla fine lo 'Zio Nat' trova è un posto dove vivere, e tante persone care con cui essere felice, nonostante l'ombra delle torri.

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    Fabio Ponzana

    01/10/2005 12:10:45

    Quanto è triste ahimé constatare che il tuo scrittore americano preferito cade, come tanti altri del resto, nella povera parodia di se stesso!Auster è capace di scrivere ben altro, basta lo voglia!Ma qui siamo lontani dai livelli alati de "La musica del caso "e,ancor di più, dell'"Invenzione della solitudine".Qui siamo al punto in cui Paul Auster imita Paul Auster!C'è tutto: il milieu culturale ebraico newyorkese, l'infinita ricerca dell'unità familiare perduta, le parentele che si sovrappongono, addirittura il 21 settembre! C'è da domandarsi se il vecchio Paul, già "negro" letterario per sua stessa ammissione, non abbia, una volta divenuto celebre, assoldato altri scrittori prezzolati per copiarlo.Tutto è possibile...Aspettiamo con ansia il prossimo.

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    Michele

    28/09/2005 17:11:38

    Uno dei migliori Auster degli ultimi anni. Sicuramente più riuscito de "La notte dell'oracolo" che ho trovato troppo disomogeno e con un finale assolutamente deludente. Questo invece è un romanzo dal respiro più lieve; che ci strappa delle risate e delle lacrime i ugual misura. Auster ha il merito di essere riuscito a fare un libro sull'11 settembre lasciando però la tragedia sullo sfondo e dicendoci che la vita, nonostante tutti gli imprevisti e gli sgambetti della sorte, merita di essere vissuta.

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    salice

    23/09/2005 09:33:20

    noioso,senza emozione

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    loredana

    22/09/2005 16:24:32

    Bello.

Vedi tutte le 24 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Nathan Glass stava cercando un posto tranquillo dove morire. Qualcuno gli parlò di New York, per la precisione di quel particolare sobborgo di New York che è Brooklyn, ma considerando che siamo alla vigilia dell'undici settembre duemilauno non si può proprio dire che sia stata una scelta azzeccata. Nathan è un uomo stanco, sfuggito a un cancro, a un matrimonio finito e a un lavoro da assicuratore: un prepensionato che dalla vita non si aspetta più nulla, tranne che finisca nel modo più pulito e semplice. Ma dato che Follie di Brooklyn è un romanzo di Paul Auster tutto è lecito aspettarsi tranne che il caso non giochi la sua beffarda partita fino in fondo. Così, pochi giorni dopo essersi trasferito nella nuova casa, Nathan scoprirà che nella libreria del quartiere lavora l'amato nipote Tom, ritiratosi da una promettente carriera accademica. Aggiungete, in ordine sparso: una nipote bellissima e scalmanata (aspirante rockstar, poi pornostar, poi drogata, poi cristiana rinata, poi segregata dal marito fondamentalista), la di lei figlia che un bel giorno bussa alla porta dei nostri senza dire una parola, un truffatore dal cuore d'oro, un manoscritto di Hawthorne e, soprattutto, tanta New York: i suoi quartieri, la sua gente, le sue follie. Le vicende della famiglia Glass si protraggono un paio d'anni per concludersi, in un lieto fine generale, esattamente pochi minuti prima che il famoso aereo si schianti contro la torre nord del World Trade Center: a questo punto, significativamente, il romanzo finisce.
Auster, qui al suo meglio, costruisce una sarabanda di storie e narrazioni che paiono generarsi l'una dall'altra, in un flusso continuo, ininterrotto: ogni breve capitolo del romanzo è occasione per un qualche colpo di scena, una svolta nella trama, un'agnizione improvvisa o un'imprevista rivelazione. Lungi dall'atmosfera mortifera che le prime righe suggeriscono, queste Follie di Brooklyn hanno il tono da commedia brillante, il ritmo scatenato di un musical di Broadway. Un romanzo godibile allora, di notevole intrattenimento, in cui lo scrittore dà prova di una maturità compiuta, confermandosi stilista abilissimo e dalla grande tecnica.
Eppure, come spesso in Auster, a lettura conclusa rimane ben poco, tranne la consapevolezza di un virtuosismo letterario d'alto livello ma sterile. Gli Stati Uniti di Auster sono un paese diviso in due, come sventrato da un'autentica guerra civile: da una parte, quella maggioritaria, il paese governato dai Bush e dalle lobby economiche e militari, l'America profonda dei fondamentalisti cristiani e delle sette religiose, dall'altra New York, multietnica, tollerante, colta, liberal: in un recente libro-intervista ( Le trame della scrittura , a cura di Matteo Bellinelli, Casagrande, 2005) Auster dice addirittura che "una parte di me vorrebbe vedere New York liberarsi dagli Stati Uniti e diventare una città stato indipendente. Non succederà mai, ma è bello poterlo sognare: perché io credo che New York sia il simbolo di tutto quello che c'è di migliore negli Stati Uniti: e cioè una società totalmente eterogenea, in cui ogni etnia vive fianco a fianco con tutte le altre in relativa pace e armonia".
Il problema è che la Brooklyn del romanzo è un luogo esclusivamente mentale, uno spazio virtuale e privato la cui unica esistenza è quella conferita dalla scrittura. O, per dirla con uno dei personaggi (con vezzo metaletterario proprio quel Tom che, prima del tracollo, aveva scritto una tesi dal titolo "Eden immaginari: la vita della mente in America prima della guerra civile"), "un rifugio interiore. Quel luogo dove un uomo si reca quando la vita nel mondo non è più possibile".
L'intento era di fare, attraverso questo romanzo, un inno al potere creativo e consolatorio della fiction, un tributo alla capacità del romanzesco di contrastare il reale (anche il più tragico), un canto d'amore per l'invenzione letteraria contrapposta alla grigia furia iconoclasta di vecchi e nuovi puritani. L'esito è una rassegnata teorizzazione del ripiegamento della scrittura su se stessa, una fuga regressiva tra le pagine dei libri di fronte allo shock del disastro. Non c'è dubbio che l'eden immaginario allestito tanto sapientemente dal nostro autore sia un ristoro piacevole: meno certo è che il lettore ci voglia rimanere chiuso dentro per sempre, come invece sembra voler fare Auster.

Francesco Guglieri

Autore di romanzi, saggi, poesie, racconti autobiografici, sceneggiature cinematografiche (tra le più note quella del film Smoke) e testi teatrali, Paul Auster è uno dei più attivi e importanti scrittori americani viventi. Pochi sanno raccontare come lui le speranze, le paure e le illusioni della società americana e degli uomini e delle donne di oggi. Dopo i precedenti due romanzi drammatici La notte dell'oracolo e Il libro delle illusioni, Auster torna con una storia dai toni più leggeri, una commedia in cui non mancano però le ombre e i segni premonitori di un futuro minaccioso. Non a caso il vorticoso finale si svolge in un giorno fatale per New York e il mondo intero: l'11 settembre 2001. "Follie di Brooklyn è un libro leggero – spiega lo stesso autore presentando la sua nuova opera –. è diverso dagli ultimi, più comico; racconta le piccole cose e l'intimità della vita quotidiana. è ambientato ai giorni nostri, ma ha un tono picaresco, da romanzo settecentesco".
La vicenda si svolge a Brooklyn, la città dove il protagonista principale Nathan Glass è nato e dove torna per morire in tranquillità. Qui il destino gli riserva molti incontri e molte sorprese, non certo una tranquilla esistenza in attesa della fine. E così Nathan viene coinvolto negli amori infelici del nipote Tom, da poco ritrovato, nelle avventure del libraio-falsario Harry Brigthtman e nelle peripezie della piccola Lucy, la figlioletta di nove anni dell'altra nipote, sorella di Tom, che bussa un giorno alla sua porta in fuga dal fanatismo religioso del padre. La piccola, chiusa in un imperturbabile mutismo, non rivela dove si trovi la madre. Nathan e Tom decidono dunque di accompagnarla da una cugina nel Vermont e, durante il viaggio, nel bed & breakfast in cui si rifugiano, Tom conosce finalmente la donna della sua vita. Le cose sembrano mettersi bene per Nathan e per i suoi cari ma il caso gli regalerà ancora qualche imprevisto. Il sogno a lungo coltivato dal protagonista, scrivere un "libro della follia umana", troverà infine concretizzazione negli avvenimenti, nelle emozioni, negli incontri e nei personaggi che si agitano appena fuori della sua porta di casa, in una delle città più famose d'America e in uno dei suoi quartieri più vivi e colorati.