Foravìa. Un trittico

Dario Voltolini

Editore: Feltrinelli
Collana: I canguri
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 28 dicembre 2009
Pagine: 93 p., Brossura
  • EAN: 9788807702198
pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Disponibile anche in altri formati:
Descrizione
"Foravìa", ovvero "fuori mano", "deviazione", "lontano', "strano". Tutto ciò che scarta dalla quotidianità e che trasforma le eccezioni in sorprese. Per tre volte il narratore si trova a "deviare". Per andare a un appuntamento sulle colline fuori città, sbaglia strada e passa una singolarissima notte in macchina. Si trova in casa una creatura spaventosa e se ne fa carico, instaurando con lei una curiosa relazione. Sul corso incontra Elisabeth, che sta male, ha bisogno di aiuto - e la città notturna si svela in una peregrinazione fra ospedali e case, un mondo che esiste appena poco più in là, con tutta la sua urgenza e il suo fascino.

€ 6,60

€ 11,00

Risparmi € 4,40 (40%)

Venduto e spedito da IBS

7 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:

€ 5,94

€ 11,00

Usato di Libraccio.it venduto da IBS

 
 
 

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Livio

    15/09/2010 14:33:29

    E' una scrittura sottile che contiene la meraviglia delle cose quotidiane. Tre storie minuscole come un universo in miniatura.

  • User Icon

    alex

    08/06/2010 20:46:35

    Tanto è deliziosa la copertina quanto noiosi i racconti. Assolutamente no.

Scrivi una recensione

Dario Voltolini ha sempre osservato il reale con uno sguardo che potremmo definire settecentesco, in cui la limpidezza della visione e lo stupore di fronte alle cose si uniscono a uno spirito di indagine scientifica, un tentativo di comprensione delle meccaniche misteriose che reggono la nostra vita e l'universo. Propizi al suo talento sono i racconti, le narrazioni brevi, i poemetti quali il magnifico Le scimmie sono inavvertitamente uscite dalla gabbia (Fandango, 2006): forme, insomma, in cui possono balenare le sue osservazioni fulminanti, la meraviglia di fronte a improvvise epifanie, la sincera compassione per le difficoltà umane.
Nei tre racconti di questo libro, il cui titolo coglie una dimensione esistenziale consona all'autore (quella dell'eccezione, dell'inconsueto, dello scarto dalla prigione quotidiana), si mostra un'ulteriore prospettiva, che appare con evidenza: l'irresistibile richiamo della digressione, l'ennesimo foravìa rispetto ai cardini prevedibili del narrare, la tentazione frequente dello sguardo di fuggire da ogni parte, di non trascurare nulla, e di inseguire senza risparmio la più piccola illuminazione, visione, o ricordo, coinvolgendo il lettore in questa rincorsa, fra le proprie minime private ossessioni come fra la molteplice meraviglia del creato. Lo sguardo è prensile, la mente si muove senza sosta tra il passato e l'istante, ogni momento è foriero di un'osservazione, una sorpresa, una commozione, un ricordo: i minimi aspetti del vivere sono investiti così di una luce intensissima, ogni gesto, ogni emozione sono realmente unici e irripetibili, l'intera vita si nobilita, pur nei suoi aspetti più impercettibili o trascurabili, nelle sue sostanze più neglette e dimenticate. Così, nel primo racconto, che dà titolo al libro, il tentativo di fissare e ricordare una singolare avventura di molti anni prima si biforca in continui ricordi e rimpianti, in un costante corpo a corpo con il passato e con il fragile significato di singoli istanti, gesti, sensazioni, stupori: quasi che il ricordare fosse un proficuo esercizio per rivedere minimi eventi della propria vita, e scorgerne il senso alla luce del presente, la grana tenace delle emozioni e tutta la geometria futura generata da un singolo gesto senza peso. Il secondo racconto, Fabio, già apparso autonomamente nei "Chicchi" dell'editore Manni, narra dello strano rapporto instaurato con un ragno gigantesco apparso improvvisamente in casa e dell'odissea compiuta attraverso istituti e facoltà per poterne conoscere l'origine, sino al necessario e doloroso commiato. Il terzo racconto, Elisabeth, mostra con perfetta, tesa evidenza, la nudità dell'esistere, il compiuto squallore di cose e vite, l'apparente sfacelo di un destino senza salvezza: e mostra anche, come in un racconto tolstoiano, il potere dell'umana resistenza, compassione, volontà di non cedere al fato. Perché la pura comprensione delle cose, delle leggi umane e naturali, pur preziosa, non sarebbe nulla senza quell'asciutta moralità, quella compassione umana che distinguono gli individui, e che spirano con silenziosa energia da queste pagine. Giovanni Catelli