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Hayden White

Curatore: E. Tortarolo
Editore: Carocci
Collana: Frecce
Anno edizione: 2006
Pagine: 217 p. , Brossura
  • EAN: 9788843039708
Oltre trent'anni dopo la pubblicazione di Metahistory, Hayden White, in occasione della presentazione al pubblico italiano di una densa raccolta di alcuni saggi assai brillanti, invita a riflettere criticamente sulla distinzione aristotelica tra storia e poesia e, con ciò, a respingere l'idea di un'immediata corrispondenza tra la realtà storica e la sua rappresentazione. Le osservazioni di White sono poi arricchite da una breve e illuminante postfazione di Tortarolo, che offre un inquadramento dell'opera del filosofo americano nella riflessione metodologica del Novecento. L'idea principale che percorre tutto il testo è la seguente: sebbene debba aspirare all'oggettività, la storia non è una disciplina scientifica in senso stretto. Più precisamente, mettendo in moto quel complesso processo cognitivo che Collingwood definì "immaginazione costruttiva", la narrazione storica opera secondo un meccanismo metaforico che non solo riproduce gli eventi, ma soprattutto suggerisce un complesso di simboli che restituisce familiarità agli eventi del passato, simultaneamente inserendoli in un contesto morale. Ciò avviene, secondo White, essenzialmente perché la storia, non possedendo un proprio oggetto di studio, è uno spazio aperto di confronto irrisolvibile tra figurazioni poetiche antagonistiche di ciò che è possibile definire "passato". In altre parole, diversamente dalle scienze propriamente dette, la conoscenza di tipo storico progredisce attraverso molteplici codificazioni di materiale letterario e, come tale, inconfutabile. Nondimeno, ammonisce White, riconoscere l'elemento di fantasia presente nella storiografia non significa dissolverne lo statuto conoscitivo: al contrario, rappresenta il primo passo per la liberazione del sapere storico dalle sofisticazioni ideologiche nascoste al di sotto delle presunte trasparenze del linguaggio specialistico.
  Federico Trocini