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Tracy Chevalier

Traduttore: M. Ortelio
Editore: Neri Pozza
Anno edizione: 2016
Pagine: 249 p. , Brossura

13 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Di ambientazione storica

  • EAN: 9788854511194

James e Sadie Goodenough hanno dovuto abbandonare il Connecticut e trasferirsi in Ohio a causa del cattivo rapporto che intercorreva tra Sadie e la famiglia Goodenough. Fin da subito non mancano i problemi: il paese che doveva portare fortuna a James e Sadie, che di “abbastanza buono” hanno soltanto il cognome, porterà solo malcontento e malattia. Infatti, nella Palude Nera non c’è nulla: la terrà è desolata, la malaria decima la famiglia, il rapporto tra James e Sadie è sempre più compromesso a causa della perdita dei figli, dell’alcolismo di Sadie, dell’amore sconfinato di James per i suoi alberi. La situazione degenera quando James Goodenough decide di piantare cinquantatré alberi di mele Golden, le più dolci e succose, con quell’irresistibile «sapore di ananas». Arriva John Chapman (personaggio realmente esistito), che armato di Bibbia, tanta pazienza e molte piantine da interrare, cercherà, invano, di essere d’aiuto alla famiglia Goodenough.

La guerra tra moglie e marito mette sempre più a dura prova la vita famigliare: l’odio fra i due coniugi si fa sempre più aspro, come quello degli stessi verso i propri figli. I cattivi sentimenti avranno la meglio e si scateneranno con una forza inaudita, che cambierà le sorti di tutti loro per sempre, soprattutto quelle di Robert e Martha:

«Ora vattene» dissi. «Vattene da questa palude. Vai nella prateria dove non ci sono alberi». Lui sollevò lo sguardo verso Martha e quel piedino che dondolava nel vuoto, sopra di noi.
«Non pensare a lei» dissi, «o sei fregato».
Il piedino si fermò.
«Pensa a te, pensa a salvarti» dissi. «Vai via di qui. Vattene!».
Robert se ne andò. E io anche.»

In questo preciso istante, lette le parole di Sadie, il cui nome ricorda sadismo e tristezza (quest’ultima più per chi la incontra che per se stessa) si vorrebbe chiudere il libro: troppo per chiunque. Perfino i cattivi delle storie più spietate rabbrividirebbero di fronte alla pochezza, alla crudeltà, alla scelleratezza dei genitori Goodenough: nessuna via possibile per una riconciliazione, figuriamoci per la redenzione… Il loro è il buio della Palude Nera: la stessa bruttura e la stessa insensata fertilità, che fa nascere dieci figli a genitori snaturati e crescere oltre cinquanta alberi in un luogo dimenticato da Dio; lo stesso cattivo trattamento per le proprie creature: Martha, continuamente insultata, picchiata e abusata da parte dei suoi famigliari, e le piccole e tenere piantine, vessate dalle intemperie.

Grazie a Dio gli antefatti finiscono e inizia la storia di Robert Goodenough, che fino a quell’autunno 1838 aveva vissuto nella Palude Nera in Ohio insieme alla sua famiglia. Dopo la fuga dalla Palude, ora è finalmente grande: Robert vive senza legami, fonti di disperazione fino ad allora, viaggia e lavora, ha imparato a leggere e a scrivere e quando ne ha la possibilità, circa una volta all’anno, spedisce delle lettere ai suoi fratelli. Poi l’incontro con William Lobb, botanico, appassionato studioso di piante e fiori, per il quale lavorerà, e con Molly, una giovane e procace prostituta, con la quale nascerà ben più di una semplice sequenza di rapporti.

Robert Goodenough, che ormai aveva perso le speranze di ricevere notizie dei suoi fratelli, avrà la fortuna di fare un incontro speciale che gli cambierà la vita per la seconda volta: incontrerà infatti la sorella Martha, ormai donna, venuta a cercarlo e speranzosa di non perderlo mai più, la quale gli regalerà, custoditi in un fazzoletto, dei piccoli semi di mela da poter piantare.

I frutti del vento parla di piante quasi come se fosse un trattato, con pagine e pagine dedicate alla cura degli alberi: bello, anche se forse un po’ troppo pesante. Il romanzo è costruito sapientemente su flashback, pause, lettere, notizie sul presente. La storia dei Goodenough in Ohio è raccontata, a paragrafi alterni, da un narratore esterno e la voce piena di rancore di Sadie. Convince poco un certo tipo di linguaggio, forse troppo western, che, insieme alle minuziose descrizioni delle piante, tra tabacco masticato, sputi sul pavimento, risse, e chi più ne ha più ne metta, rischia di annoiare. Molti i personaggi, (quasi) tutti accomunati dalla stessa caratteristica: la cattiveria. È proprio questo il punto per cui Tracy Chevalier non riesce a portarsi a casa più che la sufficienza: troppa spietatezza. Nel libro nessuno ha un cuore o dei sentimenti, e se per caso qualcuno dovesse averne o è una comparsa oppure è destinato a morire nel giro di una decina di pagine, tra malattie, fragilità di ogni tipo, incidenti, imprevisti. Infine c’è lui, Robert, il preferito di Sadie, con gli occhi penetranti e la paura nel cuore, così grande da renderlo il più fragile di tutti: lui, che scappa e torna, che vorrebbe ma non può, che preferisce stare solo per paura di essere, di nuovo, ferito.

Alla fine del libro si tira un sospiro di sollievo – è finita! – ma si rimane anche con una speranza: che quei frutti del vento che Robert porta con sé facciano crescere arbusti sani e forti, con quella cosa che i Goodenough non hanno conosciuto né saputo dare: l’amore.

Recensione di Stella N’Djoku


Romanzo che si iscrive nella tradizione della grande narrativa americana di frontiera, I frutti del vento è un’opera in cui Tracy Chevalier penetra nel cuore arido, selvaggio e inaccessibile della natura e degli uomini, là dove crescono i frutti più ambiti e più dolci che sia dato cogliere.

Siamo nella California del 1856, è lì la frontiera dove i cercatori d’oro partiti dalla vecchia America si fermano, ed è lì che due fratelli si ritrovano increduli dopo molti anni. Sono Robert e Martha Goodenough, scampati miracolosamente alla malaria e alla miserie della Palude Nera.
Questa storia romantica, ambientata tra i pionieri d’America, inizia nel 1838, quando i Goodenough, James e sua moglie Sadie, lasciano la grande fattoria di famiglia nel Connecticut per cercare fortuna nel West. Con nove figli al seguito e uno in arrivo, i Goodenough non cercano l’oro, ma la terra, eppure prima di raggiungere le immense praterie, stremati da un viaggio lungo strade ghiacciate e impraticabili, decidono di fermarsi nella Palude Nera, a Perrysburg, Ohio. In quel paese il governo concede ampi appezzamenti ai coloni, purché bonifichino i terreni acquitrinosi e malsani piantando almeno 50 alberi da frutto.
Per James l’impresa è difficile ma non impossibile, perché è un contadino abile e adora gli alberi. Soprattutto i meli che ha ereditato da suo padre, provenienti dalla vecchia Inghilterra, quelli che danno le dolcissime mele Golden. Fare attecchire quelle piante nella Palude Nera richiede dedizione assoluta. Ma James innesta e dissoda il terreno, cura le piante come se fossero i suoi figli, anzi meglio dei suoi figli.
Ogni anno la malaria si porta via qualcuno di loro. Dopo nove anni alla fattoria di dieci figli ne sono rimasti solo cinque. Anche Sadie si ammala ogni anno e si ammazza di fatica nella palude, ma lei ha deciso di curare i suoi mali e le sue miserie con un veleno che svuota il cervello e l’anima: l’acquavite. Secondo lei quelle stupide mele Golden sono solo una perdita di tempo, il marito dovrebbe coltivare solo le mele aspre, buone per fare il sidro. Sadie odia gli alberi, la casa affondata nel pantano, i figli sporchi di fango e il marito che si illude di poter domare le leggi della natura. Quando è presa dai fumi dell’alcool odia tutti, anche la piccola, umile, Martha, che si dedica alle faccende di casa. Solo Robert è diverso dagli altri, nonostante i suoi 9 anni Robert comprende i genitore e le loro debolezze come un adulto, senza giudicare.
Sarà lui il primo a capire che bisogna scappare via da quel posto al più presto, cercare la terra fertile, andare verso Ovest, verso l’oceano. Lasciata la Palude Nera, Tracy Chevalier, l’autrice conosciuta per il suo capolavoro La ragazza con l’orecchino di perla, racconta le avventure del giovane Robert in fuga dal suo passato, tra stalle, fattorie, miniere e fiumi che trasportano pepite d’oro. La violenza e l’odio con cui è cresciuto non hanno scalfito la sua naturale gentilezza d’animo. Robert è una “strana creatura” che viaggia senza sosta per l’America, sempre mosso dal grande amore per gli alberi che gli ha trasmesso suo padre.
Alla ricerca del terreno più fertile, scopre che in California esistono degli alberi giganteschi, dai tronchi grossi come palazzi: sono le sequoie giganti. È all’ombra di queste maestose creature che Robert troverà finalmente la sua strada. Una strada che alla fine, inevitabilmente, lo porterà verso le sue radici.

Recensioni dei clienti

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    Roberta

    26/07/2016 11.01.06

    Finalmente un romanzo storico ricco di dettagli, di descrizioni e con una trama originale ed evocativa. Sono sempre affascinata dai libri che comunicano qualcosa di nuovo, dai quali si possono apprendere eventi relativi a periodi storici senza avere la pesantezza dei volumi scolastici. In questo caso mi sono lasciata affascinare dalle nozioni relative alla coltivazione delle mele per la prima parte del romanzo, e dalle favolose descrizioni delle sequoie giganti presenti nella seconda. Il tutto arricchito da una storia familiare alquanto fuori dagli schemi e dalle rocambolesche avventure della madre Sadie ribelle e provocatrice e del figlio Robert, fuggito dalla selvaggia Palude Nera e dalla sua famiglia. Molti colpi di scena rendono la lettura piacevole e aumentano la voglia di arrivare alla fine per conoscere le sorti dei vari protagonisti!

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    margherita

    11/07/2016 11.34.42

    gran bel libro,letto in pochi giorni in quanto molto scorrevole e scritto veramente bene,ma non dò il massimo dei voti perché non capisco l'accanimento dell'autrice nei confronti della prima piccola e poi giovane martha alla quale avrei dedicato più spazio, raccontando meglio la storia e l'immagine di questo personaggio fragile e sensibile....peccato, sareste stato perfetto.

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    Valter

    20/06/2016 13.48.50

    Narrativa di frontiera americana. Metà del diciannovesimo secolo. Una america arida, quanto lo sono i cuori dei suoi abitanti. La sete di conquista, gli orizzonti aperti, la febbre dell'oro, la ricerca di una sopravvivenza degnitosa, le opportunità, la fortuna e le sventure. Una bella storia, arricchita da cenni storici, molto interessanti. Da non perdere.

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    lalla

    15/04/2016 09.59.33

    In Ohio, dove la legge prevede che un colono possa fare suo un appezzamento di terra se riesce a piantarvi un frutteto di almeno cinquanta alberi, James Goodenough si occupa con cura e dedizione dei suoi meli, soffrendo maggiormente per l'abbattimento di uno dei suddetti piuttosto che per la morte della metà dei suoi dieci figli. Finché, un giorno, la furia della moglie, Sadie, non si scatenerà come un'autentica forza della natura, segnando irrimediabilmente il destino della famiglia nella Palude Nera. Mi è piaciuto molto perché Tracy Chevalier rende di nuovo viva e presente una fase storica caratterizzata dalla conquista dell'ovest, allora poco conosciuto, e da particolari condizioni di quel periodo attraverso lo sguardo dei personaggi. Grande merito dell'autrice che rende molto bene con parole i tratti delle persone e dei luoghi.

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    Paolo

    26/03/2016 12.16.21

    Ho letto tutti i libri della Chevalier e l'ho trovato decisamente il peggiore. Noiosa la parte centrale con la descrizione delle sequoie, parte finale molle e assolutamente anonima. Molto mieloso a mio avviso. L'unica nota positiva il rapporto turbolento e violento dei due coniugi. Mah ....

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    vitt12

    06/03/2016 14.22.27

    Fantastico, come tutti i libri della Chevalier. Una storia sull'epoca dei pionieri diversa dalle solite.A tratti cruda e violenta, a tratti dolce come le mele che sanno di miele e ananas. I personaggi son ben caratterizzati. Come per tutti i libri della scrittrice, non si vorrebbe mai finire di leggerli

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    Carlotta

    05/03/2016 17.33.11

    Scrittura super scorrevole, non si riesce a smettere ti tiene sempre con il fiato sospeso! Molto bello e il finale un inno alla vita nonostante le sue tragedie e difficoltà. Bello!

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    naty

    04/03/2016 19.48.22

    Questa famiglia ,vive la difficoltà del luogo di sopravvivenza,la malaria ,è nemica ,bambini che muoiono ,un padre che ama gli alberi,ne custodisce il sapere.Robert il figlio segue in silenzio la nascita,e crescita dei meli,coglie l'esperienza paterna.La madre vittima dell'alcol,si colgono momenti bui,pochi sono gli attimi di serenità.C'è speranza anche quando Marta la sorella prediletta muore ,e Robert con grande generosità porta con sé il figlio, aiutato da Molly,in apparenza superficiale,ma forte al punto di lasciare un luogo stabile per imbarcarsi nell'avventura proposta da Robert e salvare il semenzaio delle sequoie , di vitale importanza per il futuro di questa nuova famiglia ...che formerà un nuovo albero .Un libro che ci consente di rinnovare l'amore per la natura e gli ALBERI! Tracy Chevalier è stata magistrale.

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    Carlina

    25/02/2016 23.35.32

    Finalmente un libro originale, come contenuti e come scrittura! Poteva essere una storia cupa, sordida e violenta, ma in realtà è pieno di luce e di natura. Come la vita.

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    Maddalena

    18/02/2016 19.17.38

    Come gli altri libri della Chevalier, è un'ottima lettura. Si legge facilmente. Mi è piaciuta la caratterizzazione di Robert e la sua evoluzione. Impossibile non lasciarsi coinvolgere.

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    Attilio Alessandro

    18/02/2016 17.13.58

    Bellissimo. Non ho mai visto una sequoia ma la descrizione che ne fa l'Autrice me ne ha dato una bellissima visione pittorica. Forse ne ho vista una sul lago di Como. Il romanzo è meraviglioso con tutte le atmosfere dell'avventura dei cercatori d'oro e delle brutalità di rapporti di quel faticoso periodo storico. Personaggi e situazioni indimenticabili. Consigliatissimo..nda leggere assolutamente. Ciao

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    Mia

    11/02/2016 22.31.44

    Molto bello questo romanzo di Tracy Chevalier, che non delude mai. Come riportato nella trama, la storia narrata è torbida e violenta, ogni personaggio sembra perseguitato dalla sfortuna. Ho dato 4 come voto e non 5 per un unico motivo, ovvero che avrei preferito leggere la storia di Martha con più dettagli e lo stesso vale per Molly che è risultato essere il mio personaggio preferito del romanzo. A parte questo è una lettura piacevole, magari da gustare assieme a una dolce mela.

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    tina

    10/02/2016 14.07.45

    come tutti gli altri libri della chevalier, merita un buon voto. Partito alla grande con la storia di due genitori in disaccordo su tutto e di tutti i loro figli portati via dalla malaria e dal cattivo esempio dei genitori, un padre appassionato di mele e una mamma appassionata di grappa. Ma poi a metà si perde un pò, la descrizione delle sequoie, che per altro ho visto anche io in America non è facile da esprimere a parole, bisogna vederle e toccarle per capire, e forse l'autrice non è riuscita nel suo scopo, difatti ho trovato questa parte un pò noiosa. Fortunatamente si è riscattata sul finale. Comunque lo consiglio è una buna lettura.

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