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I frutti del vento - Tracy Chevalier - copertina

I frutti del vento

Tracy Chevalier

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Traduttore: Massimo Ortelio
Editore: Neri Pozza
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 28 gennaio 2016
Pagine: 249 p., Brossura
  • EAN: 9788854511194
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I frutti del vento

Tracy Chevalier

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Nella prima metà del XIX secolo James e Sadie Goodenough giungono nella Palude Nera dell'Ohio dopo aver abbandonato la fattoria dei Goodenough nel Connecticut. La legge dell'Ohio prevede che un colono possa fare sua la terra se riesce a piantarvi un frutteto di almeno cinquanta alberi. Una sfida irresistibile per James Goodenough che ama gli alberi più di ogni altra cosa, poiché gli alberi durano e tutte le altre creature invece attraversano il mondo e se ne vanno in fretta. In quella terra, dove gli acquitrini si alternano alla selva più fitta, James pianta e cura con dedizione i suoi meli. Un frutteto che diventa la sua ossessione; la prova, ai suoi occhi, che la natura selvaggia della terra, con il suo groviglio di boschi e pantani, si può domare. La malaria si porta via cinque dei dieci figli dei Goodenough, ma James non piange, scava la fossa e li seppellisce. Si fa invece cupo e silenzioso quando deve buttare giù un albero. Finché, un giorno, la natura selvaggia non della terra, ma della moglie di James, Sadie, esplode e segna irrimediabilmente il destino dei Goodenough nella Palude Nera. Romanzo che si iscrive nella tradizione della grande narrativa americana di frontiera, "I frutti del vento" è un'opera in cui Tracy Chevalier penetra nel cuore arido, selvaggio e inaccessibile della natura e degli uomini, là dove crescono i frutti più ambiti e più dolci che sia dato cogliere.
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    Sonia

    10/03/2019 11:31:03

    Partito alla grande con la storia di due genitori in disaccordo su tutto e di tutti i loro figli portati via dalla malaria e dal cattivo esempio dei genitori, un padre appassionato di mele e una mamma appassionata di grappa. Ma poi a metà si perde un po’con la descrizione delle sequoie, difatti ho trovato questa parte un po’ noiosa. Fortunatamente si è riscattata sul finale. Comunque lo consiglio è una buna lettura per tutti quelli che amano i romanzi della Chevalier.

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    MICHELA

    04/02/2019 09:53:09

    La trama poteva essere interessante, ma secondo il mio parere non è stata sfruttata al meglio. Mi sarei aspettata un racconto più analitico di fatti e persone. Non mi ha appassionata....appena sufficiente.

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    Lucia

    22/10/2018 12:28:57

    Molto bello, lo consiglio vivamente a chi, come me, ama la natura e il contatto con essa. Mi è piaciuta davvero la storia di questi coloni alla ricerca, con coraggio, di una terra da coltivare.

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    Marta

    01/10/2018 13:14:59

    Ogni libro di Tracy Chevalier affronta epoche e luoghi differenti fra loro che necessitano di uno studio profondo e appassionato e che danno modo alla scrittrice di redigere romanzi che affascinano e trascinano. I personaggi descritti, siano essi protagonisti o “piccole comparse” sono ricchi di pathos e di sentimenti e hanno tutti una particolare dedizione. In questo libro si affronta la dura vita dei pionieri americani dell'800, come riuscire a domare una “palude nera” piantando alberi e meli. Una dedizione che appare quasi un'ossessione che porterà a un odio profondo e ad eventi tragici nella famiglia Goodenough. A distanza di anni l'ultimogenito di dieci figli riuscirà a perseguire gli intenti del padre, e dopo alterne vicende dedicherà la sua vita agli alberi, alle sequoie e alla piantagione di alberi da mele, cari al genitore. E' un bellissimo affresco , con personaggi femminili completamente opposti che possono trascinarti alla rovina, ma anche saperti leggere nell'anima riuscendo a far emergere il lato oscuro e ad affrontare nuovamente la vita senza più timori. Molto consigliato.

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    Tina

    22/09/2018 09:07:05

    Partito alla grande con la storia di due genitori in disaccordo su tutto e di tutti i loro figli portati via dalla malaria e dal cattivo esempio dei genitori, un padre appassionato di mele e una mamma appassionata di grappa. Ma poi a metà si perde un po’con la descrizione delle sequoie, difatti ho trovato questa parte un po’ noiosa. Fortunatamente si è riscattata sul finale. Comunque lo consiglio è una buna lettura per tutti quelli che amano i romanzi della Chevalier.

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    Patrizia

    19/09/2018 16:30:59

    Probabilmente le entusiastiche critiche e i premi ricevuti dal libro provocano delle grandi aspettative che, a mio avviso, vengono in parte disattese dalla lettura. Fortunatamente il taglio scarno nel descrivere le innumerevoli atrocità commesse dai piantatori bianchi nei confronti degli schiavi lascia alla sensibilità del lettore la comprensione dello strazio e della violenza, laddove inutili dettagli avrebbero trasformato il romanzo in un elenco di orrori. Ma la ferrovia sotterranea del titolo, che avrebbe dovuto rivelarsi in qualche modo il personaggio principale della storia, viene invece confinata ai margini dell'intreccio, utilizzata come cornice e non come elemento centrale e la rocambolesca fuga della schiava Cora si riduce ad un susseguirsi di spostamenti da una città all'altra e da un rifugio all'altro fino all'ultimo viaggio sui binari di quella che sembra essere, finalmente, la libertà. Fino all'ultima pagina la narrazione sembra promettere qualcosa di più, promessa però che non riesce a mantenere nemmeno con un finale aperto all'immaginazione del lettore.

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    cecilia

    19/09/2018 13:21:57

    Bellissima saga familiare, ambientata nell’800, scritta a più voci. Due delle parti del libro sono proprio anche a voci alternate, quella del marito e quella della moglie, l’uno fissato con la coltivazione delle mele, l’altra fissata con l’acquavite, e non solo. In perenne lite fra loro, fino a sfociare ad un doppio evento drammatico, a seguito del quale uno dei figli, Robert, fugge, scappando sempre più a Ovest, il più lontano possibile da quella Palude Nera, arrabattandosi fra lavori diversi, conoscendo un’umanità varia, fra cui anche personaggi minori davvero positivi, che portano più note molto importanti nel corso della lettura. Pur così lontano ritrova la sorella, Martha, e sono tanti nel libro i momenti emozionanti che toccano le tappe del rapporto fra i due fratelli, dagli innocenti giochi fra di loro quando sono bambini alla nostalgia l’uno dell’altro negli anni in cui sono rimasti lontani, dallo strappo al cuore quando si rivedono al senso di protezione che provano l’uno per l’altro nei momenti più difficili. Lo stile è evocativo, morbido, intriso di emozioni che ti riportano anche ad un mondo che sembra lontanissimo, anche se non lo è poi così tanto: i viaggi in nave, i rapporti epistolari, le diligenze come mezzo di trasporto, l’amore per la natura e per le piante, la ricerca dell’oro. E’ una storia che ti fa venire voglia di America, nonchè di vedere dal vivo le sequoie giganti per lasciarti trasportare dalla loro ombra e dalla loro storia.

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    Laura

    28/04/2018 14:42:11

    Ho letto tutti i libri della Chevalier e questo, secondo me, è davvero il peggiore! E' scritto in modo affrettato e banale, i personaggi non sono ben delineati e ho trovato "un po' irritante" leggere pagine e pagine di missive che il protagonista scrive alla famiglia, in modo superficiale e banale e attraverso le quali la scrittrice ha fatto trascorrere anni interi di storia senza approfondire fatti o accadimenti. Infine, è davvero inverosimile se non impossibile, che la sorella del protagonista riesca a trovare il fratello, viaggiando per chilometri e chilometri da sola e per di più in gravidanza, nell'America di fine '800.... In conclusione, un libro dalla trama raffazzonata, che è riuscito a vendere probabilmente qualche copia solo perché l'autrice ha già un nome famoso. Assolutamente mediocre.

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    Capezzuoli Roberto

    15/09/2017 14:54:39

    Il racconto parte bene e si fa leggere piacevolmete ... salvo poi rallentare e per arrivare ad un finale che si trascina un pò pesantemente .... Comunque ben scritto ma mi aspettavo di più ....

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    Roberta

    26/07/2016 11:01:06

    Finalmente un romanzo storico ricco di dettagli, di descrizioni e con una trama originale ed evocativa. Sono sempre affascinata dai libri che comunicano qualcosa di nuovo, dai quali si possono apprendere eventi relativi a periodi storici senza avere la pesantezza dei volumi scolastici. In questo caso mi sono lasciata affascinare dalle nozioni relative alla coltivazione delle mele per la prima parte del romanzo, e dalle favolose descrizioni delle sequoie giganti presenti nella seconda. Il tutto arricchito da una storia familiare alquanto fuori dagli schemi e dalle rocambolesche avventure della madre Sadie ribelle e provocatrice e del figlio Robert, fuggito dalla selvaggia Palude Nera e dalla sua famiglia. Molti colpi di scena rendono la lettura piacevole e aumentano la voglia di arrivare alla fine per conoscere le sorti dei vari protagonisti!

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    margherita

    11/07/2016 11:34:42

    gran bel libro,letto in pochi giorni in quanto molto scorrevole e scritto veramente bene,ma non dò il massimo dei voti perché non capisco l'accanimento dell'autrice nei confronti della prima piccola e poi giovane martha alla quale avrei dedicato più spazio, raccontando meglio la storia e l'immagine di questo personaggio fragile e sensibile....peccato, sareste stato perfetto.

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    Valter

    20/06/2016 13:48:50

    Narrativa di frontiera americana. Metà del diciannovesimo secolo. Una america arida, quanto lo sono i cuori dei suoi abitanti. La sete di conquista, gli orizzonti aperti, la febbre dell'oro, la ricerca di una sopravvivenza degnitosa, le opportunità, la fortuna e le sventure. Una bella storia, arricchita da cenni storici, molto interessanti. Da non perdere.

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    lalla

    15/04/2016 09:59:33

    In Ohio, dove la legge prevede che un colono possa fare suo un appezzamento di terra se riesce a piantarvi un frutteto di almeno cinquanta alberi, James Goodenough si occupa con cura e dedizione dei suoi meli, soffrendo maggiormente per l'abbattimento di uno dei suddetti piuttosto che per la morte della metà dei suoi dieci figli. Finché, un giorno, la furia della moglie, Sadie, non si scatenerà come un'autentica forza della natura, segnando irrimediabilmente il destino della famiglia nella Palude Nera. Mi è piaciuto molto perché Tracy Chevalier rende di nuovo viva e presente una fase storica caratterizzata dalla conquista dell'ovest, allora poco conosciuto, e da particolari condizioni di quel periodo attraverso lo sguardo dei personaggi. Grande merito dell'autrice che rende molto bene con parole i tratti delle persone e dei luoghi.

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    Paolo

    26/03/2016 12:16:21

    Ho letto tutti i libri della Chevalier e l'ho trovato decisamente il peggiore. Noiosa la parte centrale con la descrizione delle sequoie, parte finale molle e assolutamente anonima. Molto mieloso a mio avviso. L'unica nota positiva il rapporto turbolento e violento dei due coniugi. Mah ....

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    vitt12

    06/03/2016 14:22:27

    Fantastico, come tutti i libri della Chevalier. Una storia sull'epoca dei pionieri diversa dalle solite.A tratti cruda e violenta, a tratti dolce come le mele che sanno di miele e ananas. I personaggi son ben caratterizzati. Come per tutti i libri della scrittrice, non si vorrebbe mai finire di leggerli

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    Carlotta

    05/03/2016 17:33:11

    Scrittura super scorrevole, non si riesce a smettere ti tiene sempre con il fiato sospeso! Molto bello e il finale un inno alla vita nonostante le sue tragedie e difficoltà. Bello!

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    naty

    04/03/2016 19:48:22

    Questa famiglia ,vive la difficoltà del luogo di sopravvivenza,la malaria ,è nemica ,bambini che muoiono ,un padre che ama gli alberi,ne custodisce il sapere.Robert il figlio segue in silenzio la nascita,e crescita dei meli,coglie l'esperienza paterna.La madre vittima dell'alcol,si colgono momenti bui,pochi sono gli attimi di serenità.C'è speranza anche quando Marta la sorella prediletta muore ,e Robert con grande generosità porta con sé il figlio, aiutato da Molly,in apparenza superficiale,ma forte al punto di lasciare un luogo stabile per imbarcarsi nell'avventura proposta da Robert e salvare il semenzaio delle sequoie , di vitale importanza per il futuro di questa nuova famiglia ...che formerà un nuovo albero .Un libro che ci consente di rinnovare l'amore per la natura e gli ALBERI! Tracy Chevalier è stata magistrale.

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    Carlina

    25/02/2016 23:35:32

    Finalmente un libro originale, come contenuti e come scrittura! Poteva essere una storia cupa, sordida e violenta, ma in realtà è pieno di luce e di natura. Come la vita.

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    Maddalena

    18/02/2016 19:17:38

    Come gli altri libri della Chevalier, è un'ottima lettura. Si legge facilmente. Mi è piaciuta la caratterizzazione di Robert e la sua evoluzione. Impossibile non lasciarsi coinvolgere.

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    Attilio Alessandro

    18/02/2016 17:13:58

    Bellissimo. Non ho mai visto una sequoia ma la descrizione che ne fa l'Autrice me ne ha dato una bellissima visione pittorica. Forse ne ho vista una sul lago di Como. Il romanzo è meraviglioso con tutte le atmosfere dell'avventura dei cercatori d'oro e delle brutalità di rapporti di quel faticoso periodo storico. Personaggi e situazioni indimenticabili. Consigliatissimo..nda leggere assolutamente. Ciao

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James e Sadie Goodenough hanno dovuto abbandonare il Connecticut e trasferirsi in Ohio a causa del cattivo rapporto che intercorreva tra Sadie e la famiglia Goodenough. Fin da subito non mancano i problemi: il paese che doveva portare fortuna a James e Sadie, che di “abbastanza buono” hanno soltanto il cognome, porterà solo malcontento e malattia. Infatti, nella Palude Nera non c’è nulla: la terrà è desolata, la malaria decima la famiglia, il rapporto tra James e Sadie è sempre più compromesso a causa della perdita dei figli, dell’alcolismo di Sadie, dell’amore sconfinato di James per i suoi alberi. La situazione degenera quando James Goodenough decide di piantare cinquantatré alberi di mele Golden, le più dolci e succose, con quell’irresistibile «sapore di ananas». Arriva John Chapman (personaggio realmente esistito), che armato di Bibbia, tanta pazienza e molte piantine da interrare, cercherà, invano, di essere d’aiuto alla famiglia Goodenough.

La guerra tra moglie e marito mette sempre più a dura prova la vita famigliare: l’odio fra i due coniugi si fa sempre più aspro, come quello degli stessi verso i propri figli. I cattivi sentimenti avranno la meglio e si scateneranno con una forza inaudita, che cambierà le sorti di tutti loro per sempre, soprattutto quelle di Robert e Martha:

«Ora vattene» dissi. «Vattene da questa palude. Vai nella prateria dove non ci sono alberi». Lui sollevò lo sguardo verso Martha e quel piedino che dondolava nel vuoto, sopra di noi.
«Non pensare a lei» dissi, «o sei fregato».
Il piedino si fermò.
«Pensa a te, pensa a salvarti» dissi. «Vai via di qui. Vattene!».
Robert se ne andò. E io anche.»

In questo preciso istante, lette le parole di Sadie, il cui nome ricorda sadismo e tristezza (quest’ultima più per chi la incontra che per se stessa) si vorrebbe chiudere il libro: troppo per chiunque. Perfino i cattivi delle storie più spietate rabbrividirebbero di fronte alla pochezza, alla crudeltà, alla scelleratezza dei genitori Goodenough: nessuna via possibile per una riconciliazione, figuriamoci per la redenzione… Il loro è il buio della Palude Nera: la stessa bruttura e la stessa insensata fertilità, che fa nascere dieci figli a genitori snaturati e crescere oltre cinquanta alberi in un luogo dimenticato da Dio; lo stesso cattivo trattamento per le proprie creature: Martha, continuamente insultata, picchiata e abusata da parte dei suoi famigliari, e le piccole e tenere piantine, vessate dalle intemperie.

Grazie a Dio gli antefatti finiscono e inizia la storia di Robert Goodenough, che fino a quell’autunno 1838 aveva vissuto nella Palude Nera in Ohio insieme alla sua famiglia. Dopo la fuga dalla Palude, ora è finalmente grande: Robert vive senza legami, fonti di disperazione fino ad allora, viaggia e lavora, ha imparato a leggere e a scrivere e quando ne ha la possibilità, circa una volta all’anno, spedisce delle lettere ai suoi fratelli. Poi l’incontro con William Lobb, botanico, appassionato studioso di piante e fiori, per il quale lavorerà, e con Molly, una giovane e procace prostituta, con la quale nascerà ben più di una semplice sequenza di rapporti.

Robert Goodenough, che ormai aveva perso le speranze di ricevere notizie dei suoi fratelli, avrà la fortuna di fare un incontro speciale che gli cambierà la vita per la seconda volta: incontrerà infatti la sorella Martha, ormai donna, venuta a cercarlo e speranzosa di non perderlo mai più, la quale gli regalerà, custoditi in un fazzoletto, dei piccoli semi di mela da poter piantare.

I frutti del vento parla di piante quasi come se fosse un trattato, con pagine e pagine dedicate alla cura degli alberi: bello, anche se forse un po’ troppo pesante. Il romanzo è costruito sapientemente su flashback, pause, lettere, notizie sul presente. La storia dei Goodenough in Ohio è raccontata, a paragrafi alterni, da un narratore esterno e la voce piena di rancore di Sadie. Convince poco un certo tipo di linguaggio, forse troppo western, che, insieme alle minuziose descrizioni delle piante, tra tabacco masticato, sputi sul pavimento, risse, e chi più ne ha più ne metta, rischia di annoiare. Molti i personaggi, (quasi) tutti accomunati dalla stessa caratteristica: la cattiveria. È proprio questo il punto per cui Tracy Chevalier non riesce a portarsi a casa più che la sufficienza: troppa spietatezza. Nel libro nessuno ha un cuore o dei sentimenti, e se per caso qualcuno dovesse averne o è una comparsa oppure è destinato a morire nel giro di una decina di pagine, tra malattie, fragilità di ogni tipo, incidenti, imprevisti. Infine c’è lui, Robert, il preferito di Sadie, con gli occhi penetranti e la paura nel cuore, così grande da renderlo il più fragile di tutti: lui, che scappa e torna, che vorrebbe ma non può, che preferisce stare solo per paura di essere, di nuovo, ferito.

Alla fine del libro si tira un sospiro di sollievo – è finita! – ma si rimane anche con una speranza: che quei frutti del vento che Robert porta con sé facciano crescere arbusti sani e forti, con quella cosa che i Goodenough non hanno conosciuto né saputo dare: l’amore.

Recensione di Stella N’Djoku


Romanzo che si iscrive nella tradizione della grande narrativa americana di frontiera, I frutti del vento è un’opera in cui Tracy Chevalier penetra nel cuore arido, selvaggio e inaccessibile della natura e degli uomini, là dove crescono i frutti più ambiti e più dolci che sia dato cogliere.

Siamo nella California del 1856, è lì la frontiera dove i cercatori d’oro partiti dalla vecchia America si fermano, ed è lì che due fratelli si ritrovano increduli dopo molti anni. Sono Robert e Martha Goodenough, scampati miracolosamente alla malaria e alla miserie della Palude Nera.
Questa storia romantica, ambientata tra i pionieri d’America, inizia nel 1838, quando i Goodenough, James e sua moglie Sadie, lasciano la grande fattoria di famiglia nel Connecticut per cercare fortuna nel West. Con nove figli al seguito e uno in arrivo, i Goodenough non cercano l’oro, ma la terra, eppure prima di raggiungere le immense praterie, stremati da un viaggio lungo strade ghiacciate e impraticabili, decidono di fermarsi nella Palude Nera, a Perrysburg, Ohio. In quel paese il governo concede ampi appezzamenti ai coloni, purché bonifichino i terreni acquitrinosi e malsani piantando almeno 50 alberi da frutto.
Per James l’impresa è difficile ma non impossibile, perché è un contadino abile e adora gli alberi. Soprattutto i meli che ha ereditato da suo padre, provenienti dalla vecchia Inghilterra, quelli che danno le dolcissime mele Golden. Fare attecchire quelle piante nella Palude Nera richiede dedizione assoluta. Ma James innesta e dissoda il terreno, cura le piante come se fossero i suoi figli, anzi meglio dei suoi figli.
Ogni anno la malaria si porta via qualcuno di loro. Dopo nove anni alla fattoria di dieci figli ne sono rimasti solo cinque. Anche Sadie si ammala ogni anno e si ammazza di fatica nella palude, ma lei ha deciso di curare i suoi mali e le sue miserie con un veleno che svuota il cervello e l’anima: l’acquavite. Secondo lei quelle stupide mele Golden sono solo una perdita di tempo, il marito dovrebbe coltivare solo le mele aspre, buone per fare il sidro. Sadie odia gli alberi, la casa affondata nel pantano, i figli sporchi di fango e il marito che si illude di poter domare le leggi della natura. Quando è presa dai fumi dell’alcool odia tutti, anche la piccola, umile, Martha, che si dedica alle faccende di casa. Solo Robert è diverso dagli altri, nonostante i suoi 9 anni Robert comprende i genitore e le loro debolezze come un adulto, senza giudicare.
Sarà lui il primo a capire che bisogna scappare via da quel posto al più presto, cercare la terra fertile, andare verso Ovest, verso l’oceano. Lasciata la Palude Nera, Tracy Chevalier, l’autrice conosciuta per il suo capolavoro La ragazza con l’orecchino di perla, racconta le avventure del giovane Robert in fuga dal suo passato, tra stalle, fattorie, miniere e fiumi che trasportano pepite d’oro. La violenza e l’odio con cui è cresciuto non hanno scalfito la sua naturale gentilezza d’animo. Robert è una “strana creatura” che viaggia senza sosta per l’America, sempre mosso dal grande amore per gli alberi che gli ha trasmesso suo padre.
Alla ricerca del terreno più fertile, scopre che in California esistono degli alberi giganteschi, dai tronchi grossi come palazzi: sono le sequoie giganti. È all’ombra di queste maestose creature che Robert troverà finalmente la sua strada. Una strada che alla fine, inevitabilmente, lo porterà verso le sue radici.

  • Tracy Chevalier Cover

    Nel 1984 si è trasferita in Inghilterra, dove ha lavorato come editor fino al 1993 quando cominciò un corso di scrittura creativa all'università dell'East Anglia. Il suo primo romanzo è La Vergine azzurra (Neri Pozza, 2005). Con La ragazza con l'orecchino di perla (Neri Pozza, 2000) ha ottenuto, nei numerosi paesi in cui il libro è apparso, un grandissimo successo di pubblico e di critica. Bestseller internazionali sono stati anche i suoi romanzi successivi: Quando cadono gli angeli (Neri Pozza, 2002), La dama e l'unicorno (Neri Pozza, 2003), L'innocenza (Neri Pozza 2007), Strane creature (Neri Pozza, 2009), L'ultima fuggitiva (Neri Pozza, 2013). Del 2016 il suo ultimo romanzo, I frutti del vento (Neri Pozza) e un'antologia di scrittrici tradotte in tutto... Approfondisci
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