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Gente di Dublino. Ediz. integrale - James Joyce,Marina Emo Capodilista - ebook

Gente di Dublino. Ediz. integrale

James Joyce

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Dimensioni: 343,87 KB
Pagine della versione a stampa: 192 p.
  • EAN: 9788854125940
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Cura e traduzione di Marina Emo Capodilista
Edizione integrale

Cronache della paralisi spirituale, politica e sociale di una città, i quindici racconti che compongono Gente di Dublino, primo grande esito narrativo di Joyce e opera fondamentale della letteratura europea contemporanea, sono lo specchio di un’Irlanda avvilita, frustrata, delusa: prigionieri della noia, dell’angoscia, dell’atrofia dilagante, impantanati nell’accidia più bieca, inariditi nell’animo e nei sentimenti, schiacciati da un ristagno generale che toglie ogni energia e impedisce l’azione, i protagonisti di queste storie apparentemente banali, di questi casi quotidiani privi di rilievo, di questi meccanismi consueti del comportamento umano tentano invano di fuggire da una patetica, disperata immobilità. Spogliando il racconto breve degli ultimi orpelli romantici con il suo realismo minuzioso ed essenziale, Joyce contribuì con quest’opera a conferirgli statura artistica e a farne il genere letterario più moderno.

«Attraversò rapidamente lo stretto vicolo di Temple Bar, borbottando fra sé che potevano tutti andare all’inferno, tanto lui avrebbe passato una bella serata.»


James Joyce

nacque il 2 febbraio 1882 a Rathgar, sobborgo di Dublino. Fece i suoi primi studi presso i gesuiti e nel 1898 si iscrisse allo University College di Dublino, dove si laureò nel 1902. Nel 1904 si trasferì a Trieste dove in breve divenne amico di intellettuali e scrittori, tra i quali Italo Svevo. Dopo lo scoppio della prima guerra mondiale si trasferì a Zurigo e poi a Parigi, per tornare di nuovo nella città svizzera poco prima della sua morte, avvenuta il 13 gennaio 1941. Autore di un capolavoro ancora oggi unico nel suo genere come l’Ulisse, è forse lo scrittore che più d’ogni altro ha contribuito alla nascita della letteratura moderna. Nella collana GTE la Newton Compton ha pubblicato Ritratto dell’artista da giovane e Gente di Dublino.
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    Valebook

    18/09/2015 11:34:10

    E' la prima opera di Joyce che leggo. Alcuni racconti li ho trovati di poco interesse altri invece li ho trovati veramente intensi e bellissimi, quasi poetici, considerando che i soggetti e gli accadimenti sono sempre di poca rilevanza. Lettura piacevolissima. Il mio preferito Evelyn.

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    LiveALive

    01/07/2015 14:17:49

    Molti si chiedono se il critico abbia il compito di limitare i percorsi semantici d'interpretazione dell'opera; se debba cioè lasciare il lettore libero, oppure spiegargli come leggere un testo. Per apprezzare Joyce, bisogna anzitutto capirlo, e leggersi una buona introduzione è necessario. Chi dice che sono racconti banali e senza punti di interesse non ha proprio capito Joyce: è proprio questa la meraviglia, proprio il punto che non hanno interesse. è, cioè, la realtà così com'è: nessuno, né prima né dopo, né Tolstoj né men che meno Shakespeare, hanno mai fatto un così perfetto ritratto della realtà (e, nel canone classicista, realtà e bellezza coincidono). Nella realtà non ci sono climax, non ci sono eventi colossali, ci sono azioni immotivate ed eventi casuali. Così i Dubliners. Vogliamo poi parlare della perfezione della struttura? I racconti sono tali solo perché lo sappiamo, ma questo può benissimo essere inteso come un romanzo con ambientazione protagonista: lo spazio è sempre lo stesso, ipoteticamente anche il tempo lo è. C'è unità di tema (la paralisi, la fuga). C'è una evoluzione, con un progressivo invecchiamento dei personaggi. Lo stile segue tutto questo: si parte con lo stile infantile, segue quello rigido da "tema scolastico" pieno di luoghi comuni, dopo ancora lo stile epico della prima letteratura, e via così, fino allo stile maturo del tempo, quello del romanzo classico. Il controllo di Joyce sulla forma è folle. Vedi come usa gli avverbi all'inizio (un mare) e dici "gli viene naturale". Poi vai avanti fino ad Eveline, e lì ne mette zero spaccati, e ti dimostra il suo controllo. E poi, Eveline: una terza persona immersa controllata perfettamente in quegli anni! Un genio.

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    S.A.

    07/03/2015 21:20:54

    E' la prima opera che leggo di Joyce, onestamente niente di speciale.

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    faffa

    05/07/2014 17:00:51

    "Gente di Dublino" di certo rivela la capacità di Joyce di ritrarre l'ambiente e la psicologia dei personaggi dei 15 racconti che si contraddistinguono per il grigiore dei personaggi stessi, per la mediocrità del loro vivere, per l'incapacità di voler dare un corso diverso alle loro stessa esistenza ("Eveline", Una piccola nube", "Un increscioso incidente"). Ciò che caratterizza, ad esempio, "Pensione di famiglia" e "I due galanti" è la mediocrità dei personaggi mista ad un pensiero subdolo e calcolatore. Ciò che, invece, caratterizza "La Grazia" è la possibilità per i personaggi di Joyce di redimersi e di cercare di dare un nuovo corso alla propria vita lontana dal vizio, o quantomeno la possibilità per loro di comprendere di essere incapaci nel curare una dipendenza. La lettura è scorrevole. Il finale dei racconti, talvolta, è disarmante per l'inerzia dei personaggi. "Gente di Dublino" e'un classico del '900 e l'ho letto sia per curiosità che per aggiornamento professionale, ma non mi ha appassionato.

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    Dr Andrea Di Carlo

    07/12/2012 09:48:20

    Con 'Gente di Dublino'(1904), Joyce fa un impietoso ritratto di quella che, prendendo a prestito le parole di Leopardi, potremmo definire 'la natia terra selvaggia'; un paese simoniaco, dove anche i più elementari rapporti umani sono ridotti al semplice mercanteggiare, un paese paralizzato dalla Chiesa, dall'Inghilterra e dal nazionalismo, il 'Celtic Twilight' di fine Ottocento di Yeats. Non c'è via di fuga, nemmeno con le epiphanies, le improvvise illuminazioni che rendono ancora più paralizzata e paralizzante l'esistenza. 'Gente di Dublino' è la wasteland irlandese, prologo della fuga di Stephen Dedalus dalle celebri 'tre reti, la Chiesa, il nazionalismo e l'Inghilterra. Vivamente consigliato e raccomandato.

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    christian

    16/05/2011 12:21:33

    Sarà pure considerato un capolavoro del '900, ma per me è stata una grande delusione...una raccolta di racconti di una banalità disarmante, storie che non ti lasciano niente...allora tutti potrebbero essere scrittori...

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    Moreno C.

    29/03/2011 13:44:29

    Si chiama 'Gente di Dublino', ma ha una portata ed un valore che sono universali. Parla della debolezza e della miseria interiore e di come non si possa (o, più spesso, non si voglia) vincerle. Malgrado lo stile semplice e povero della scrittura ogni racconto è pieno di dolente assoluta bellezza.

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  • James Joyce Cover

    James era il primogenito di una numerosa famiglia della buona società irlandese, di forte tradizione cattolica e nazionalista che lo iscrisse nei migliori collegi cattolici della città. Poi le condizioni della famiglia andarono peggiorando, fino ad arrivare a uno stato di assoluta povertà dopo la morte della madre (1903). L’educazione gesuitica influenzò la sua formazione, tanto da provocare in lui una temporanea vocazione sacerdotale, presto abbandonata. Dopo la pubblicazione dei primi lavori letterari, ancora all’università, conobbe Yeats ed ebbe uno scambio epistolare con Ibsen. Dopo la laurea, spinto dal vago proposito di studiare medicina alla Sorbona, trascorse un breve periodo a Parigi, dove approfondì anche le sue nozioni di scienze... Approfondisci
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