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Carlo Lucarelli

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2000
Pagine: 264 p. , Brossura
  • EAN: 9788806193645


“Quasi a metà del terzo arpeggio Tenco inizia a cantare. Non lo fa con tristezza, anche se le parole che dice sono tra le più strazianti che abbia mai sentito.
Un giorno dopo l’altro… il tempo se ne va… Le strade sempre uguali… le stesse case.”


Se Almost Blue era il giallo più "sentito" di Lucarelli, scritto di getto probabilmente, e L'Isola dell'angelo caduto il più "cerebrale", meditato, Un giorno dopo l'altro è senza dubbio il più completo, equilibrato, l'opera di un autore con capacità narrative non comuni e l'esperienza acquisita nel corso degli anni.

Un giorno dopo l'altro è una citazione, evidente e dichiarata, di una famosa canzone di Tenco, legata alla sigla televisiva della ormai "mitica" trasposizione televisiva di alcune storie di Maigret, in una serie che aveva come protagonista Gino Cervi (e collaboratore Andrea Camilleri...). Un giorno dopo l'altro, canzone struggente e bellissima, è solo uno dei tanti omaggi che l'autore fa ai suoi maestri, ai suoi compagni di viaggio letterari, musicali e forse personali (uno tra tanti, il dottor Bozzi, consulente della sua trasmissione televisiva Blu notte). Piace a Lucarelli la citazione, il riandare al suo passato narrativo, il riprendere temi e personaggi già comparsi nei suoi libri. Infatti a svolgere le indagini del caso è un poliziotto della Mobile di Bologna che già è stata tra i protagonisti di Almost Blue: Grazia Negro. Ma non è lei la figura centrale del romanzo. Come accade nei gialli dell'autore emiliano, il vero protagonista è l'assassino, con i suoi pensieri, le sue ossessioni, la sua vita anche normale; a differenza di ciò che avviene nei tradizionali gialli "seriali", che prevedono il medesimo indagatore che assume anche il ruolo di primo attore assoluto (mi riferisco alle storie di Montalbano scritte da Camilleri, quelle di Pepe Carvalho di Manuel Vázquez Montalbán, le stesse vicende di Maigret o quei romanzi gialli scritti da Scerbanenco, maestro spesso citato da Lucarelli).

E accanto all'assassino ruotano figure non certo minori: alcune vittime, il padre e la madre, un vecchio vicino di casa morto da tempo che si scoprirà solo alla fine essere una fondamentale figura di riferimento per il killer. Perché di vero killer professionista si tratta. Non di un serial killer psicopatico, come in Almost Blue, ma di un freddo assassino su commissione, abilissimo nel travestirsi e nel non lasciare alcuna traccia di sé. Unico tramite con il mandante, con chi gli commissiona gli omicidi è una chat via Internet, gestita da un provider bolognese, dove l'assassino si maschera dietro il nome di Pitbull. Arrivare alla vera identità di Pitbull sarà un'impresa difficile, ma lo stesso spietato killer lascerà finalmente lungo il cammino qualche piccola traccia. E sarà Alex, un ragazzo curioso che stancamente trascina "un giorno dopo l'altro" la propria vita lavorando negli uffici del provider bolognese, a scoprire una di queste tracce, quella fondamentale. Lui, così tranquillo, così mite, con un cane, un american stafford, identico a un pitbull nell'estetica ma in realtà buonissimo, dovrà affrontare una situazione difficile incrociando la sua strada con quella di Grazia. Tre personaggi disillusi si incontrano per caso mescolando la disillusione amorosa di Alex (lasciato dalla fidanzata danese Kristine), con quella sentimentale di Grazia (un po' stanca del suo rapporto con Simone, ricordate? il ragazzo cieco protagonista con lei di Almost Blue), e quella esistenziale di Vittorio, killer sin da ragazzo, ma troppo "normale" per essere così speciale. Tre disillusioni che scontrandosi rimetteranno a posto le cose.

Bello questo romanzo di Lucarelli, forse la sua opera migliore. Facendo il gioco che lui stesso lancia nelle sue trasmissioni televisive, in cui paragona le storie vere, che presenta di volta in volta, a romanzi di grandi autori... "se fosse un film" non sarebbe di genere pulp e non sarebbe nemmeno un poliziesco "all'americana". Sarebbe forse un titolo neorealista venato di malinconia o un episodio di quel Maigret molto "all'italiana" come è stato quello interpretato da Cervi. E qui dovrebbe partire un sottofondo musicale: un giorno dopo l'altro...

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

Doveva aver fatto un volo di almeno dieci metri, perché la macchina stava ancora bruciando molto più indietro, ferma accanto al marciapiede, tra un furgoncino dal parabrezza incrinato e una Volvo col bagagliaio spalancato dall'esplosione. Doveva essere uscito sfondando il vetro davanti col sedile e tutto, come espulso da un jet, e doveva aver fatto una capriola per aria, perché era atterrato di schiena, quasi in mezzo all'incrocio. Doveva essere morto, perché la bomba, sparandolo fuori dall'auto, gli aveva strappato tutte e due le gambe all'altezza del ginocchio, bruciandogli il resto del corpo fino all'osso, e invece era ancora vivo e stringeva la bandoliera bianca del brigadiere Carrone, e la stringeva forte, come se volesse strangolarlo. Cercava di parlare, le labbra arricciate sui denti, piegate all'ingiù in uno sforzo che gli gonfiava una bolla rossa di saliva all'angolo della bocca. Teneva l'unico occhio aperto fisso sul brigadiere e intanto tirava a tirava, spingendo fuori dalla gola bruciata un gorgoglio raschiante e teso, che sembrava strappargli i polmoni di bocca.
- Coraggio, - disse il brigadiere, - sta arrivando l'ambulanza... coraggio -. Si sentì stupido, inevitabilmente stupido a parlare così a un uomo ustionato a morte e senza più le gambe, e intanto strappava indietro, perché c'era abituato a queste cose, era stato in Irpinia per il terremoto, aveva fatto un turno in Kosovo ed era a Capaci quando avevano fatto saltare Falcone e i cugini della scorta, ma quell'uomo continuava a tirarlo verso di sé, verso la bocca scavata e rinsecchita che sembrava già quella di un morto, e non gli faceva schifo, no. Gli faceva paura.
L'uomo smise di tirare e le mani gli scivolarono sulla pelle screpolata della tracolla del brigadiere, lasciano una scia rossastra e nera. Smise di tirare, come se non avesse più forza, come se volesse raccoglierla e riservarla per qualcos'altro, e infatti piegò in avanti il collo e sputò un ringhio duro come un colpo di tosse.
- Pit bull! - gridò, - Pit bull!
Il brigadiere Carrone pensò che nella macchina doveva esserci un cane, sul sedile di dietro o chiuso nel bagagliaio, e voltò la testa verso il telaio annerito che bruciava, gonfiato da rovi di fiamme furibonde, e pensò anche che se davvero c'era stato un cane a quest'ora chissà com'era, poveraccio, ma l'uomo ricominciò a tirarlo per la bandoliera, come se si fosse accorto di ciò che stava immaginando, e non fosse quella la cosa che voleva dirgli, non quella. Allora il brigadiere Carrone lo guardò e pensò che per quanto orrore potesse fargli, un uomo che cerca di parlare anche quando sta morendo bruciato e senza gambe va ascoltato, così smise di tenersi e si lasciò tirare contro quella bocca, tanto da sbattergli con la guancia sui denti.
Ascoltò un raschiare spezzato e secco, che fece molta fatica a capire. Talmente assorto da non accorgersi che i barellieri erano arrivati, e uno lo aveva preso per le spalle, cercando di toglierlo dall'uomo.
- Alt! - disse il brigadiere. - Alt! - ripeté, allargando le braccia per allontanare l'infermiere che gli stava addosso.
- Come alt? - disse uno dei due. - In che senso?
- Nel senso che state fermi un minuto, - disse il brigadiere. Aveva infilato una mano nell'apertura della giacca, sotto la bandoliera insanguinata, per cercare penna e taccuino.
- Siete testimoni tutti e due, - disse facendo scattare il pulsante della biro. - Verbalizziamo.


Ci sono certi silenzi pieni di rumori che si annullano a vicenda. È quando i rumori diventano indifferenti e così costanti e monotoni da non colpire più l'attenzione. Certi fruscii, certi ronzii sottili, come quello di un'autoradio fuori sintonia chissà da quanto tempo, che non prende più niente, e che all'inizio graffiava le orecchie, e poi era come se avesse grattato così tanto il fondo del timpano da renderlo insensibile, come anestetizzato. O il ribollire piatto e sordo del motore della macchina, fermo chissà da quanto tempo alla stessa velocità e alla stessa marcia, anche se c'era un cuscinetto, nella ruota di dietro, che prima spezzava ogni tanto quell'ansimare compatto con un sospiro più acuto, e che adesso era diventato soltanto un'altra nota indifferente, coerentemente dissonante, così monotona che non esisteva più.

Recensioni dei clienti

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    marcostraz

    01/05/2013 21.13.25

    Solito libro di Lucarelli, molto scorrevole e avvincente, a volte un pò sopra le righe come nella tradizione dello scrittore, ma secondo me sempre convincente...

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    mamma

    01/04/2013 09.58.40

    inizialmente scorre con molta lentezza, tanti personaggi ,tante storie correlate fra loro che si fa un po fatica a seguire,poi quando la vicenda si focalizza sulla ricerca del killer da parte di Grazia e dalle acrobazie da parte di Vittorio-killer per sfuggire o addirittura creare la la presunta morte del pit bull, allora si rianima anche il romanzo

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    Michele

    08/03/2012 02.56.50

    Una storia assurda. Tanti buchi nella trama. Forse l'autore non conosce la tradizione hollywoodiana nella quale il mostro prende in rapimento una donna giovane e la sequestra ad un luogo remoto. "Scream all you want, my dear, no one can hear you." Ciononostante, e' interessante seguire il carriera di un killer professionista allenato dal bambino: lui fa gli stessi sbagli che fa un bambino. Il romanzo puo' essere una metafora per il fascismo. Il popolo italiano, bambino (nel senso politico) ha adottato la vita di fascista senza accorgere che e' insomma la vita di un killer professionista, e porta molti problemi che un bambino non sa risolvere.

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    Truedefender

    13/04/2010 19.50.31

    Grande noir, grande Lucarelli!! Leggetelo perchè è veramente avvincente. Come sempre l'autore resta saldamente legato al quotidiano per narrare storie incredibili ma così dannatamente realistiche.

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    FRANCESCO

    29/06/2009 21.11.03

    troppo concitato a mio modesto parere,c'e troppa elettricita' nel libro,il lettore rischia di perdere il senso dell'orientamento,tuttavia credo sia interessante lo snodo triplo che adocchia il killer ,l'ispettore e lo stralunato affittuario.

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    stefania

    10/06/2009 18.01.23

    molto simile al precedente "almost blue" ma più avvincente. mi è piaciuto abbastanza. stile sempre veloce, ad effetto, punti di vista ben intrecciati. lettura piacevole, ma niente di più.

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