Giovani al lavoro. Significati, prospettive e aspirazioni

Piero Amerio

Editore: Il Mulino
Collana: Studi e ricerche
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 19 novembre 2009
Pagine: 268 p., Brossura
  • EAN: 9788815133205
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Descrizione
Come si relazionano oggi i giovani con il lavoro? Quali sono le loro aspettative e aspirazioni? Il lavoro è "solo" uno strumento di guadagno o anche occasione di autorealizzazione? Riproduce antiche disuguaglianze o rivela tracce di mobilità sociale? A partire da un'indagine nella città di Torino, l'autore traccia un quadro articolato e multiforme del rapporto dei giovani con il lavoro. Amicizia, famiglia, successo, futuro vengono qui analizzati a tutti i livelli: tra giovani laureati e diplomati, operai e impiegati, occupati a tempo indeterminato, con contratti a progetto, disoccupati o in attesa di prima occupazione, single, ancora in famiglia o con una propria famiglia. Tutto ciò diviene occasione di riflessioni ben più allargate sulla condizione giovanile, sui mutamenti nell'era post-industriale e post-moderna e sulla relazione individuo e società in un contesto mutevole e sfaccettato ben rappresentato dalla prima città industriale italiana.

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    paolo gasbarrini

    23/03/2015 16:31:03

    Il professor Amerio non si smentisce mai. Illustre coadiuatore degli enti di formazione, di prevenzione, mi ha colpito ai tempi dell'università, quando, da allievo mi intestardivo a non lasciarmi affondare nei paradigmi dell'ignoranza. Quando nel suo studio di Torino, mi richiamava all'attenzione, accorgendosi della mia ignoranza, mi si cristallizzava il ricordo che tuttora ho di una sua osservazione quando mi disse: "Paolo, non ti conosco, se non studi muori!". In quelle poche parole ho raccolto il senso dell'aggiornamento, il verbo di non seguire cattivi consigli e di affiancarmi sempre a persone migliori. E' questo il verso "poetico" che Piero ha dato a tutti i suoi lavori, dall'attenzione all'immagine di uno sportivo, dal gran tifoso granata che c'è in lui, ai convegni che si divertiva a organizzare e ai pugni sul tavolo che dava a lezione per ricordare la pubblicità del Petrus, e svegliare un po' gli studenti intorpiditi. Di poetico in lui c'era davvero poco, e glielo dico da "allievo in prosa", ma il ricordo che come di mio padre ho se tornassi a passeggiare in via Mazzini è lo stesso che ho di lui quando, dietro l'angolo del suo studio in via san Francesco, con le sue parole "se non studi, muori" mi sollecitava a non abbattermi. Parole, le sue, scandite 30 anni fa, ma di fronte alle quali lo stesso tempo nulla avrebbe da eccepire assolutamente nulla.

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