Editore: Einaudi
Formato: EPUB con DRM
Testo in italiano
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Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
Dimensioni: 313,35 KB
  • Pagine della versione a stampa: 242 p.
    • EAN: 9788858424667
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    Descrizione
    "In quei giorni splendenti la vedevi e non riuscivi a immaginare che potesse essere stata da nessun'altra parte: guardava suo marito lavorare al sole che bruciava piacevolmente il collo, e le api stordite camminavano sul muro". Davide è un uomo semplice che ha un lavoro semplice: consegna il miele a domicilio nel paese dell'Appennino dove è nato e cresciuto. La faccia pulita, le spalle e le mascelle larghe: ha l'aspetto di quello che le signore anziane chiamano "figliolo", o "giovanotto". Le ragazze l'hanno sempre snobbato, «ma tanto, lui, era innamorato della Silvia fin da quando erano piccoli». Perso il lavoro, perso il grande amore, spinto dalle circostanze della vita ha iniziato a bere, lasciando entrare in sé una violenza che non è in grado di gestire. Il vecchio Giampiero invece è stato l'aiutante del padre di Davide. Ha una mano bruciata in seguito all'incendio della falegnameria in cui lavorava, ma soprattutto ha una moglie amata, l'Ida. Non sono riusciti ad avere figli. Ha visto crescere Davide, e lo accoglie ora, a tarda notte, quando viene a bussare alla sua porta.

    Recensioni dei clienti

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      Paolo

      24/08/2018 15:55:39

      Immagini il romanzo di un giovane scrittore d'Appennino che ne scrive per esprimere un diverso modo di appartenere a terre desolate, selvagge e partigiane; scopri invece una prosa imprevista, ricca di rimandi letterari, più vicina al grande romanzo americano che alle letture facili e consolatorie di cui abbondano gli scaffali delle librerie.

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      Sopresa

      07/01/2018 16:11:21

      Bello, bello , bello. Ci arrivo dopo un Paul Auster (Nel paese delle ultime cose) che celebra un lento annullamento di quanto c'e' di umano nel mondo. E ritrovo con sorpresa alcui temi in questo confronto/duello/confessione tra due generazioni. Non puo' mancare un parallelo, irriverente per entrambi, al Cormac McCarthy di Sunset Limited, pur se su registri completamente diversi.

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      Vale

      13/05/2017 20:32:44

      Veramente un bel libro, ben costruito. Alla fine rimane nostalgia del piccolo mondo che si è lasciato nell'ultima pagina. Complimenti all'autore. Attendo il prossimo romanzo.

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      Stefano

      12/05/2017 09:50:07

      Tutto in una notte, sul filo teso e lacero di una rievocazione scaldata a grappa e fuoco, in una casa-ventre emiliana, da qualche parte tra Sassuolo e l'Appennino. Giampiero e Davide, un po' amici, un po' invischiati in una complessa relazione padre-figlio, sciolgono i ricordi per ricostruire la vicenda che li ha portati fin lì, a confrontarsi sull'irreversibile. Con una lingua che è assieme terrigna e aulica (qualcuno ha chiamato in causa Pavese, e non mi è sembrato inopportuno), modulando le angolazioni dell'io narrante tra dialogo, rievocazione e riflessione più profonda, Sandro Campani intrappola il lettore, lo mette di fronte alle conseguenze di una vicenda che non sembra avere i connotati dell'eccezionalità, salvo poi affondare in una stratificazione emotiva e affettiva disturbante, toccante, ipnotica. E' come se tutto si increspasse e imbricasse per formare un flusso di momenti, giorni e anni che compongono un quadro a tinte fosche però umanissimo, che scorre vischioso nella crepa tra possibilità e desiderio, alle prese col duro mestiere di accettare e accettarsi. Come già in La terra nera, il precedente romanzo di Campani, la dinamica dell'azione sembra innestarsi nella frizione tra radici e modernità, nella resilienza delle tradizioni contro la frammentazione e dispersione dei costumi integrati, globalizzati, standardizzati. Il punto focale de Il giro del miele, se vogliamo trovarlo, è la dimensione umana e il suo sopravvivere non senza conseguenze, non senza ferite e cadute, nei rivolgimenti di tempi, prassi e valori che siamo ormai abituati a percepire come una crisi inesauribile e limacciosa. Romanzo denso che conferma e rilancia le qualità di Campani, scrittore (nonché cantautore con gli Ismael) di alto livello.

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