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Amos Oz

Traduttore: E. Loewenthal
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2014
Pagine: 329 p. , Brossura
  • EAN: 9788807031090
  "Trovò o ha trovato?" è uno dei trabocchetti biblici, di cui è piena la letteratura ebraica. In nessun altro libro Oz s'è servito così intensamente di fonti religiose per delineare i contorni labili e ambigui dell'esistenza umana. Qui il dilemma dell'apostasia tocca a Shemuel Asch, giovane deluso dall'amore e dalla politica. Accetta un impiego in una vecchia casa con giardino, dove abitano, sotto lo stesso tetto, ma con lo scarto di una generazione, due figure antitetiche della storia d'Israele: Gershom Wald, nazionalista moderato fedele a Ben Gurion, un anziano ormai gravemente ammalato e, sua nuora, una operosa Ruth moderna, ancora seducente, Atalia, figlia di Yehoyachin Abrabanel, esponente dell'agenzia ebraica che osò ribellarsi a Ben Gurion e, solo contro tutti, negò il suo voto alla nascita dello Stato d'Israele nel 1947. Al momento dei fatti narrati nel libro siamo all'indomani della guerra per Suez (1956), in una Gerusalemme struggente negli scorci notturni, in un periodo storico definito: l'inverno 1959-1960, quando le vittorie militari non bruciavano ancora come bruciano oggi all'autore. È già passato del tempo, ma non abbastanza, per chiedersi come faranno "i nuovi storici" di fine secolo se lo stato sia nato con una colpa originaria. Eppure le vite dei personaggi sono già spezzate dagli eventi: Atalia, figlia del socialista, rivoluzionario ed eretico pioniere aveva sposato il figlio di Gershom, Micah, dopo orrende torture da parte degli arabi caduto nella guerra d'indipendenza. Chi ha torto e chi ha ragione? Nuora e suocero, costretti a condividere lo stesso dolore, sanno che una memoria non condivisa e forse inconciliabile li separa. Shemuel si trova suo malgrado coinvolto nel dramma. Giuda è un racconto in cui la saggezza antica resiste alla tentazione trasgressiva. Trasgressione nel senso letterale del termine: Abrabanel, come Giuda Iscariota, su cui Schemuel sta preparando la tesi di laurea, "oltrepassa" (trasgredire) i confini del suo tempo. Quale sarebbe stato il destino del cristianesimo senza la crocifissione causata da Giuda e quale sarebbe stato il destino di Israele senza la defenestrazione di Abrabanel? L'incanto di questo libro non è dato però dalla sua un po' rigida, e a tratti scolastica, impalcatura teorica. Oz è affascinato dal mito dello "straniero" (Asher), ma non s'identifica in lui: la politica per fortuna non assorbe del tutto i sentimenti privati e include la differenza (di età, di sesso, di ideali politici). L'amore di Shemuel per Atalia diventa così una prova sconvolgente, insostenibile per il giovane e non riconducibile al biblico gioco linguistico, che il vecchio Gershom pone un giorno durante una delle intense conversazioni. Si tratta dalla contraddizione implicita in Ecclesiaste 7, 26 dove si dice "Ho trovato che più dell'anima della morte è la donna" e Proverbi 18, 22 "Chi trovò una donna trovò un tesoro". Se la Scrittura è così contraddittoria nel definire l'eterno femminino, abbandonando la risposta al diverso uso di due passati del verbo "trovare", come fa a cavarsela un ingenuo e inesperto studente se non risponde: "Io sto ancora cercando"? Oz si dimostra quasi frivolo, rispetto all'uso delle stesse fonti fatto da Kafka, che chiosava: "Chi cerca non trova, chi non cerca viene trovato". Reagisce così anche il lettore. È la forza della letteratura: si osserva la storia senza essere costretti a giudicare e decidere. Ragione hanno sia Abrabanel sia Gershom, le cui opposte vie travolgono i figli, capaci, nonostante tutto, di amarsi intensamente. Atalia è una donna passionale, appartiene alla categoria "trovò" più che a quella "ha trovato", ma la doppia damnatio memoriae che avvolge il suo destino (di figlia e di sposa) annichilisce Shemuel, militante in una formazione politica socialista, non insensibile al principio di realtà instillatogli con pazienza ogni sera da Gershom. Nel dialogo con il vecchio, Oz dimostra grande dimestichezza con i lavori di Zeitlin e Goldstein: un tema, questo, nato nell'Ottocento con la Vie de Jésus di Renan, che ebbe larga circolazione nella cultura d'inizio Novecento. Su Gesù ultimo dei profeti ebrei anche in Italia, su parte delle fonti utilizzate dallo scrittore israeliano, hanno lavorato modernisti buonaiutiani e bergsoniani. Tradimento politico e vanità del sentimento amoroso sono al centro di un romanzo che contiene l'elegia di una Gerusalemme reale, con i suoi odori, le sue luci e relativi miraggi utopici oggi sconvolti dalla crudele lezione della realtà. Dopo un inizio incerto, la trama avvince il lettore e non lo abbandona più fino al prevedibile congedo. Shemuel si licenzia per trovare la libertà che in quella casa ha invano cercato. Si era per un istante convinto di essere "colui che trovò", in verità era finito ostaggio di coloro che "hanno trovato" l'anima della morte.   Alberto Cavaglion    

1959-1960: la maggior parte degli esseri umani ora sulla terra non era ancora nata o aveva pochi anni. Dunque un numero relativamente ristretto di lettori ha oggi un ricordo diretto degli avvenimenti di quel periodo, nazionali o internazionali. Agli altri restano documentari, fotografie, registrazioni e saggi per crearsi l’immagine virtuale di ciò che non è più. E restano anche gli scrittori (Amos Oz aveva 20 anni nel 1959) che rielaborando immaginano, che impastano reale e virtuale, memoria emotiva e obiettività storica generando qualcosa che ancor più e meglio di un documentario riesce a farci entrare nel corpo di chi c’era.
È così per questo straordinario romanzo di uno degli scrittori più importanti della contemporaneità che, a sua volta, mescola gli anni vissuti con quelli vagheggiati e figurati dei Vangeli, incrociando le esistenze di israeliani della metà del Novecento con quelle di Gesù e di Giuda Iscariota.
Shemuel Asch è uno studente universitario un po’ cagionevole di salute malgrado la stazza robusta all'apparenza, e incerto sul suo futuro, nella fredda Gerusalemme invernale esile confine tra guerra e pace. La fidanzata lo ha lasciato e rapidamente si è sposata con un ex, difficoltà economiche gli impediscono di pagare l’affitto di casa, l'ideologia socialista sposata in passato vacilla e la depressione lo spinge a interrompere gli studi e le ricerche per una tesi promettente per i successivi sviluppi: Gesù visto dagli ebrei. Deciso ad allontanarsi dalla città, Shemuel casualmente legge un annuncio dove si prospetta un lavoro interessante: alloggio gratis e modesto stipendio “in cambio di cinque ore serali di compagnia a settantenne invalido, colto ed eclettico”. Come in un’antica favola il giovane entra così in un luogo senza tempo, una casa buia e misteriosa, profumata di bucato, riparata dagli sguardi e fortificata nella struttura da centinaia di piante da fiore e rigogliosi fusti di Passiflora (simbolo della passione di Cristo), e circondata da un giardino lastricato "all'ombra del fico e della vite" (anch’essi densi di riferimenti e significanze). "Su tutto dimorava il silenzio di una fredda sera d'inverno. Non era un silenzio di quel genere trasparente che chiama a sé, invita a raggiungerlo. No, era un silenzio indifferente, arcaico, un silenzio che volgeva le spalle." Nella casa vivono Atali Abrabanel, donna non più giovanissima, ma affascinante e sensuale, sempre profumata di violetta (che si scoprirà essere figlia di un membro del comitato nazionale contrario alla linea di Ben Gurion e alla fondazione dello Stato), e l’anziano Gershom Wald, misterioso intellettuale critico ed esegeta. A chi dei due appartiene la casa? Che tipo di relazione c’è fra l’anziano invalido e la donna piena di forza?
All’interno di questo luogo chiuso, talora claustrofobico, i personaggi vivono la piccola esistenza che compete loro, narrando però la Storia dell’umanità, delle guerre, del cristianesimo e degli ebrei, di Gesù e di Giuda, il vero protagonista, sul quale Oz indaga con evidente empatia: “in fondo – afferma Shemuel – senza di lui non ci sarebbe stata la crocifissione, e senza la crocifissione il cristianesimo non sarebbe mai esistito”. Quindi chi tradisce veramente e in relazione a cosa? Non sarà Giuda l’unico presunto traditore di questa storia, meravigliosa e tragica fotografia dei dubbi tuttora vivi sul sionismo.
Gioco narrativo nel gioco, Oz si diverte a costruire il racconto utilizzando gli elementi classici messi in luce da Propp nella sua Morfologia della fiaba. Allontanamento da casa, proibizione e violazione di essa, strumenti magici… al lettore il piacere di scoprirli e procedere.
Spesso l’opera dello scrittore israeliano, pur essendo narrativa, rasenta il testo poetico per la capacità prodigiosa di usare le parole, che con evidente raffinatezza sono tradotte in italiano da Elena Loewenthal. Anche questo deve essere detto.

A cura di Wuz.it

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    furetto60

    12/09/2016 15.33.47

    Adoro i confini indefiniti dei romanzi di Oz, le premesse e i conseguenti personaggi entrambi spesso poco realistici, veicoli utilizzati per investigare sulle grandi questioni religiose e sociali che investono il mondo ebraico. L'A. riesce ad affrontare argomenti crudi e importanti con levità d'approccio ma in modo intenso, intimo. Questa sua ultima prova forse non è la migliore, ma sempre di alto livello intellettuale.

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    Filippo Nox

    06/06/2016 10.26.14

    Buon libro che fa riflettere sulla figura di Giuda. Il finale è un pò deludente, ti lascia un senso di incompiuto o di attesa...

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    lorena

    30/10/2015 09.10.52

    Scritto magistralmente con andeddoti storici molto interessanti, visti ed espressi con pareri e sentimenti diversi. Non mi ha comunque catturata granchè anche se, ripeto, la qualità di scrittura è impeccabile.

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    francesco v

    21/09/2015 08.33.07

    Ogni volta che leggo Oz ho l'impressione di non leggere un romanzo, o una storia, ma di dare uno sguardo e di studiare un pezzo di puzzle di quel disegno molto più' vasto che è la sua opera. Giuda ricorda, nello svolgimento e nel pretesto narrativo, i libri di Irvin Ialom. Grandissimo nel toccare due argomenti molto ostici (conflitto arabo-israeliano e il tradimento di Giuda) intrecciandoli con la storia dei protagonisti, semplice ma mai banale. Gran libro, con un finale deludente: e come sempre accade con i grandi scrittori, ti viene il dubbio che sia tu a non averlo capito.

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    Rosa

    08/08/2015 17.46.51

    Ho appena chiuso il libro, la frase tronca con cui si conclude mi lascia con la gola secca e una leggera delusione.Questo libro l'ho bevuto mi sono sforzata di comprendere i capitoli profondamente storicizzati di quella terra aggrovigliata e amara, ma all'epoca della storia più che mai, che è da sempre Israele.Ho amato intensamente i suoi(pochi, pochissimi)personaggi ma Atalia di più, donna straordinaria, con un contenzioso aperto con il genere maschile dal quale è destinata a ricevere solo dolore. Certo non è una lettura facile, non a caso il grande Oz ha scelto di dividerla in capitoli brevi, alternando saggio a narrazione, ma lo stile è di una descrizione calda, profonda e luminosa che incanta. Ci fosse un bravo regista che ne riesce a trarre un film...

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    gabril

    05/08/2015 16.57.58

    Giuda è un romanzo straordinario, ricco, complesso, formalmente equilibrato, per certi versi anche rivoluzionario. Lo è certamente nel contenuto che ribalta il senso della figura di Giuda traditore. Giuda crede in Gesù più che Gesù stesso; lo tradisce affinché la sua divinità possa dispiegarsi dall'alto della croce e salvare il popolo eletto, così come le Scritture annunciano. Perché Gesù è davvero il Messia: Giuda ne è così convinto da trascinare nel suo fervore fideista Gesù stesso. Il primo cristiano è dunque Giuda; è lui il fondatore. Dal tradimento è sgorgato un mondo nuovo.Ma non finisce qui. C'è un altro personaggio creato dall'immaginazione di Amos Oz: si tratta di Sheltiel Abrabanel, l'intellettuale "amico degli arabi" contrario alla politica sionista che ha costruito lo stato di Israele "che sarà condannato a un eterno ciclo di violenza e odio". Anche lui è considerato un traditore, è perciò emarginato, isolato e, come Giuda si condanna all'autoannullamento (in questo caso del pensiero, della parola). Il protagonista è il giovane studente Shemuel Asch, studioso di Gesù Cristo in una prospettiva ebraica: è lui a scrivere la storia di Giuda, a valorizzarne il ruolo. Shemuel è un ragazzo in crisi, fuggitivo, anche lui a suo modo "un diverso", a suo modo un traditore: delle aspettative della sua famiglia, dei genitori in particolare, che non vuole e non ama. E infine una splendida figura femminile merita menzione: Atalia, presso cui Shemuel troverà lavoro e rifugio; una donna indipendente, coraggiosa, custode di un dolore inenarrabile, abissale ("Solo il dolore non passa. Dura. Per sempre"); una donna che non agisce e non parla mai come ti aspetteresti e che in qualche modo (mai scontato, appunto) contribuisce all'educazione sentimentale e al risveglio verso la scoperta della molteplice realtà del giovane Asch. Una narrazione poliedrica, una riflessione che ci porta molto lontano dai riflettori sempre accesi sui presunti portatori di una sola verità.

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    Lorso57

    31/07/2015 13.20.29

    Libro profondo e complesso in cui si dipanano vari temi. Una nuova interpretazione, a mio parere un po' tirata per i capelli, ma comunque interessante che riguarda la figura di Giuda e le motivazioni del suo comportamento nei riguardi di Gesù, il problema arabo-israeliano con i rimandi al periodo dell'indipendenza ed una lettura non sbilanciata verso gli ebrei ma rispettosa anche dell'identità araba e, da ultimo, la vicenda del nostro protagonista Shemuel e i suoi incontri non convenzionali nella casa misteriosa in cui si viene a trovare. Ben scritto, solo il finale non mi ha convinto del tutto, avrei preferito una scelta più netta da parte del grande autore Amos Oz.

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    MARA REGONASCHI

    28/07/2015 16.10.48

    Interessante e attualissima riflessione sul senso dell'esistenza dello Stato di Israele, sul rapporto tra ebrei e musulmani ma anche fra ebrei e Gesù. Originale ritratto di Giuda, definito il primo e ultimo cristiano della storia che ha fondato il cristianesimo cambiando il mondo. Crede in Gesù più di quanto Gesù creda in sé stesso e lo convince che lui è il figlio prediletto, il figlio di Dio. Malgrado la storia del protagonista e del suo strano lavoro non coinvolga, Amos Oz è imperdibile. "Non era un silenzio di quel genere trasparente che chiama a sé, invita a raggiungerlo. No, era un silenzio indifferente, arcaico, un silenzio che volgeva le spalle".

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    rossella tagliacozzo

    23/06/2015 19.20.20

    Libro interessante e complesso.Il tema israelo-palestinese mai risolto torna ancora una volta al centro della vicenda narrativa.Oz non delude: scrive con maestria, eleganza,con padronanza linguistica conoscenza politica e culturale. La figura di Giuda vista in un'ottica diversa e' intrigante e conferisce alla storia una particolarità. In conclusione posso dire che e' stata una lettura piacevole ma non emozionante come "una storia di amore e i tenebra".

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    Claudio

    15/05/2015 20.21.54

    Romanzo stupendo scritto da un grande maestro della narrazione.

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    Fabio

    21/03/2015 10.52.44

    Capolavoro! Forse il miglior romanzo degli ultimi anni...

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    Rita

    18/03/2015 16.29.16

    E' il primo romanzo di Oz che leggo. Sono stata affascinata dalla teoria su Giuda, il più fedele a Gesù, e da tutti i riferimenti storici relativi alle relazioni tra ebrei e palestinesi. Per il resto, nessuna emozione, secondo me la pseudo-storia d'amore tra il "ragazzone" Shemuel e la vedova fascinosa Atalia è di una banalità sconcertante. Pienamente d'accordo con Loris: il refuso "la rinnovamento socialista" mi ha irritata parecchio, proprio perché ripetuto più volte.

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    Raffaella

    10/03/2015 11.42.56

    primo romanzo che leggo di questo autore...diciamo una lettura molto impegnativa con riferimenti storici importanti..a me talvolta sconosciuti..e altrettanti riferimenti letterari..affascinanti comunque le vicende drammatiche di questi posti.la continua lotta per difendere un territorio..popoli legati alla propria fede..e disposti a tutto..una visione del traditore vista da un altra prospettiva..libro da leggere

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    ANTONELLA

    08/03/2015 19.30.29

    Il romanzo conferma la capacità narrativa di Amos Oz che si esprime anche in questo racconto in modo avvincente nonostante il tema non sia di così semplice scorrevolezza. Attraverso le vicende del giovane Shemuel si possono conoscere alcuni nodi della questione israelo-palestinese non a tutti noti sia per età ma anche per preparazione storica su questo argomento. La storia può essere ribaltata per osservarne i fatti e le conseguenze da un altro punto di vista. Così,lo stereotipo del Giuda (ebreo) traditore si ribalta secondo la spiegazione del tradimento come un atto di autentica fede da parte di Giuda nella capacità di Gesù di compiere il miracolo della Sua salvezza. Insomma è un libro assolutamente da non perdere.

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    JOE

    04/03/2015 10.49.53

    Bel libro e primo libro che leggo di Amos Oz. Scorrevole e piacevole nelle sue considerazioni religiose che mi hanno insegnato molte cose nuove.

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    Angelo

    21/02/2015 23.16.20

    Bel libro. Scorre veloce e piacevole .Molto interessante la rivisitazione di " Giuda " .lo consiglio

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    FLAVIA

    11/02/2015 11.17.10

    Una tesi tanto bella quanto fragile, sostenuta da un ragazzo altrettanto possente di fisico ma di salute precaria. Un romanzo dove gli opposti si alternano e si attraggono, pagina dopo pagina. Uno spazio fantastico dove possono convivere fatti storici e fatti ipotetici, amore e tradimento, amicizia e rispetto. Un bel libro, sicuramente da leggere.

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    giorgio g

    02/02/2015 17.50.49

    E' il primo libro ai Amoz Oz che leggo. Mi ha dato la sensazione di un forte scrittore, che appartiene al filone degli autori israeliani contemporanei come Abraham Yehoshua e David Grossman. La storia che ci racconta è in apparenza semplice, quella dello studente fallito Shemuel Asch il quale, chiamato ad assistere l'anziano invalido Gershom Wald, si innamora senza speranza dell'enigmatica Atalia, figlia del vecchio patriota defunto Shaltiel Abrabanel e vedova di Micah Wald caduto in guerra. La storia è chiaramente il pretesto per parlarci dei diversi aspetti della solitudine, per rivelarci un aspetto inedito del personaggio di Giuda Iscariota e per introdurci nella recente storia di Israele. Una frase ci ricorda una verità purtroppo ben nota:"Gli arabi avevano soprattutto paura di ciò che ai loro occhi si prefigurava come superiorità degli ebrei in materia di cultura, tecnologia, intuito, motivazione, una superiorità che alla fin fine li avrebbe portati a dominare e spadroneggiare in tutto l'Occidente. Avevano paura non tanto del piccolo feto sionista quanto del predatore gigante in esso latente." E ciò è pur vero: una soluzione del problema israelo- palestinese è ancora ben lontana.

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    anna

    29/01/2015 20.58.51

    Scusate, ma io non riesco proprio a capire tutti questi commenti entusiastici come se si trattasse di un grande capolavoro. E' molto interessante il modo in cui viene rivista la figura di Giuda (in un certo qual modo rivalutata) ma per il resto il "romanzo?..." scorre senza riuscire, a mio parere, a catturarti del tutto.

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    camilletta85

    27/01/2015 21.11.55

    Un romanzo ambizioso e profondo, dove Amos Oz conferma, oltre alla sua bravura di scrittore, anche tutta la sua erudizione storiografica e letteraria e la sua passione per la questione arabo palestinese. Condivido con chi ritiene che "Giuda" non metta al centro della storia le Sacre scritture: la reinterpretazione della figura di Giuda è un ponte di collegamento tra passato e presente...il tradimento è visto in chiave positiva, come fonte di rivoluzione storico-culturale e rinnovamento, che non viene purtroppo compresa, generando la divisione tra i popoli e la loro atavica incomunicabilità. Come all'epoca del sacrificio di Gesù di Nazareth, l'incomprensione del "tradimento" fu alla base della divisione tra Ebrei e Cristiani, così all'epoca di Ben Gurion, l'incomprensione per il "tradimento" di Abrabanel, messo in minoranza sull'idea di un unico Paese integrato tra i due popoli, ha posto le basi per una guerra fratricida senza esclusione di colpi, che ancora oggi dilania e divide Ebrei e Palestinesi. Il senso di vuoto e svuotamento umano della guerra è ben rappresentato dai personaggi di Atalia e del vecchio Gershom Wald, che ormai abitano la loro casa solitaria intrappolata da ricordi, dolore e nostalgie, senza avere la capacità di guardare oltre...mentre il giovane Shemuel sembra, all'ultimo, dare un segnale di speranza per le future generazioni, forse nel segno della pacificazione e integrazione tra culture diverse...Dico forse, perché il messaggio finale del romanzo rimane molto nebuloso, enigmatico...Una lettura consigliata, anche se il punto di vista dell'autore sembra a tratti naif e semplicistico, e sottolinea troppo poco le responsabilità politiche dello stato israeliano e della comunità internazionale nell'eccidio palestinese. Per chi avesse amato Giuda, consiglio anche il saggio dell'indimenticato Edward Said, La pace possibile..

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