Giuseppe Verdi. Il Trovatore - DVD

Giuseppe Verdi. Il Trovatore

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Paese: Stati Uniti
Anno: 1991
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    daniele dessi

    01/02/2007 02:11:02

    Questo Trovatore è magnifico. E lo è proprio in virtù dei suoi magnifici protagonisti. Pavarotti è al top, voce splendida, imperdibile, calda, una meraviglia. Milnes è un Conte di Luna impeccabile, perfido e arrogante come deve essere. La zingara Azucena della Zajick è un capolavoro: definita "mostruosa" da qualcuno, cosa ci si aspettava di trovare nel suo ruolo di assassina e infida, una modella Chanel? Eva Marton è una gioia, timbro potente, interpretazione sublime. Certo, non aspettatevi un'oca giuliva che cinguetta come una Biancaneve qualsiasi con contorno di uccellini gaudenti: in Eva ribolle sangue ungherese, temperamento da condottiera, in lei voce e portamento si fondono insieme in fierezza, passione, orgoglio. Non è la solita soprano, è vero, infatti Eva Marton è infinitamente di più, è una delle più grandi, anzi delle grandissime, di ogni tempo, oscenamente sottovalutata rispetto a tante comari ululanti di ieri come di oggi.

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    Alberto Zini

    05/09/2006 15:03:01

    Direzione accesa e serrata,molto teatrale ed attenta nell'accompagnamento al canto.Orchestra più che buona mentre coro davvero indecente(sentire l'attacco del secondo atto).Lo spettacolo è sicuramente raffinato e corretto,senza cadute di gusto,ma anche piuttosto banale.Scena unica formata da una grade scalinata affiancata da pilastri polistili mutuati dalle cattedrali gotiche e romaniche del Nord Europa,che di volta in volta lasciano trasparire fondali dipinti che fungono(o dovrebbero fungere)da cifra riassuntiva delle diverse situazioni.Nulla di nuovo,insomma,ma nemmeno nulla di scabroso.Non male i costumi.Rimante il cast.Che delude profondamente.Per prima cosa,la Marton.Cosa c'entri nel Trovatore è un vero mistero(meno male ci sono i tagli che evitano diversi problemi per l'ascoltatore!).Voce,emissione,temperamento assolutamente alieni dal canto e dallo stile italiani.Azucena non è male vocalmente(ma nemmeno esaltante)però visivamente è mostruosa.Milnes è abbastanza provato e non regge come gli accadeva anni addietro la tessitura del Conte in ogni sua parte ma non fa ascoltare nulla di veramente riprovevole.Pavarotti è la vera delusione:timbro sempre magnifico ma appesantito e povero di squillo nella pira(e anche qui il taglio del da capo aiuta),comunicativo ma senza il vero e proprio scavo psicologico del personaggio,il tenore si accontenta di assecondare i desideri di un pubblico adorante che gli tributa un'ovazione appena entra in scena dopo il "deserto sulla terra"(nemmeno tanto bello)e che approva incondizionatamente qualunque cosa canti(fortunatamente canta piuttosto bene per tutta la parte).Era forse tardi per videoregistrare il Manrico di Pavarotti,unica e sola ragione di uno spettacolo altrove abbastanza ordinario.

  • Produzione: Deutsche Grammophone, 2000
  • Distribuzione: Terminal Video
  • Durata: 120 min
  • Lingua audio: (Dolby Digital 2.0 - stereo)
  • Formato Schermo: Full screen
  • Area2
  • Luciano Pavarotti Cover

    Tenore. Esordì nel 1961 a Reggio nell'Emilia con La Bohème di Puccini, destinata a diventare l'opera a lui più congeniale, cui si aggiunsero presto altri due titoli capitali della sua brillantissima carriera, L'elisir d'amore di Donizetti e Un ballo in maschera di Verdi. Attorno a queste tre opere, interpretate più e più volte in tutto il mondo, ha costruito un repertorio ben calibrato di ruoli lirico-leggeri (soprattutto donizettiani e belliniani), poi gradualmente affiancati da personaggi più drammatici. L'oculatezza nelle scelte gli ha permesso di conservare pressoché integro uno strumento vocale unico per morbidezza, lucentezza e perfezione tecnica, che unitamente alle innate doti comunicative ha favorito un'eccezionale popolarità internazionale. Vanta una vastissima discografia, che spazia... Approfondisci
  • Sherrill Milnes Cover

    Baritono statunitense. Esordì nel 1964 alla City Opera di New York, passando l'anno successivo al Metropolitan, dove è tornato spesso, soprattutto in ruoli verdiani (da Rigoletto a Falstaff). Reputato uno dei maggiori baritoni della sua generazione, vanta un repertorio amplissimo (documentato da una discografia altrettanto ampia) e una voce di grande estensione, dal timbro chiaro, nobile e controllata, sebbene talvolta uniforme nei toni espressivi. Approfondisci
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