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Antonio Cobalti

Editore: Il Mulino
Collana: Saggi
Anno edizione: 2006
Pagine: 290 p. , Brossura
  • EAN: 9788815112835
Accade purtroppo che la questione cruciale di che cosa stia avvenendo nelle nostre istituzioni formative, scolastiche e universitarie, sia affrontata spesso con lunghe tirate sui fantomatici "luoghi del sapere" e sugli altrettanto fantomatici "lavoratori della conoscenza": fantomatici perché on toccati dal rigore analitico che al tema hanno dedicato, negli anni, studiosi, pure molto diversi, ma rigorosi, come Romano Alquati o Giliberto Capano. Si parla di "fuga dei cervelli", ma in maniera avulsa dai complessi meccanismi di funzionamento del mercato del lavoro intellettuale internazionale; meccanismi per comprendere i quali può risultare utile, ad esempio, inseguire le dinamiche che hanno visto negli anni novanta l'Australia favorire "l'immigrazione di coloro che avevano ottenuto nelle università australiane laurea e dottorato" e, "corrispondentemente, la Malaysia – da cui partivano molti di quegli studenti in base a legami tra i due paesi che risalgono agli anni cinquanta" – impegnata a "contenere questi deflussi" negli ultimi anni. Di fenomeni come questi si occupa il libro di Cobalti, un riuscito tentativo di misurarsi con l'intreccio fra dinamiche globali e processi formativi in una chiave di "political economy internazionale dell'istruzione". Articolato in cinque capitoli, il volume prende di petto le logiche di decentramento e privatizzazione che hanno investito il mercato internazionale dell'istruzione, fra Nord e Sud del mondo, collegandole efficacemente con l'affermazione dell'ideologia neoliberista e con le politiche che ne sono derivate a opera degli enti internazionali.
  Ferdinando Fasce