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Thomas Bernhard

Traduttore: E. Dell'Anna Ciancia
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2013
Pagine: 111 p. , Brossura
  • EAN: 9788845927591
Il libro raccoglie le ultime quattro stoccate del noto autore austriaco, scomparso nel 1989. Pubblicato nel marzo 1982 su "Die Zeit" per il 150° anniversario della morte di Goethe, il racconto del titolo di copertina irride fin dalla grafia scorretta (Goethe schtirbt) il nume tutelare della letteratura tedesca. Il "Genio" è infatti ritratto "più o meno immobile nel suo letto di morte, con lo sguardo sempre rivolto alla finestra" da un io narrante incline allo sberleffo, che a sua volta riferisce di biliose, apodittiche battute captate dai segretari dell'Immortale, Riemer e Kräuter, peraltro in sotterraneo dissidio tra di loro. Siamo dunque di fronte a una di quelle spirali, sgranate nel discorso indiretto e dense di incisi, care a Bernhard. In questa struttura a doppio fondo l'autore colloca il secondo dispositivo dissacrante, una sorta di ucronia che accoppia Goethe e Wittgenstein, assegnando al Genio un ultimo insopprimibile desiderio, quello appunto di accogliere il filosofo a Weimar. Ecco allora tutto un trapestio di pellicce calate dai guardaroba del poeta, "una ventina circa" compresa quella della bisnonna Cornelia, per spedire nell'inverno londinese lo sgomento Kräuter, latore di un invito per il 22 marzo, giorno del decesso di Goethe. In una girandola continua di allusioni ai diversi luoghi e personaggi del tempo (una chicca per i germanisti), la maschera mortuaria del poeta appare contratta da un ghigno sprezzante che investe i grandi amori trascorsi, carnali e intellettuali, ma con la quale lo stesso Bernhard, ammiratore di Wittgenstein come si già si leggeva in Korrektur (1975), sotto sotto si identifica, tanto da mettere in bocca a Goethe gustose particelle del Tractatus. Netta anche la simpatia per Montaigne: il protagonista del racconto eponimo si rintana nella lettura dei suoi saggi, in fuga dalla gabbia familiare e da una pedagogia genitoriale annichilente, incardinata nei rituali tipicamente austriaci, bersaglio di una scrittura che deborda in esiti comicamente paradossali: si veda la parodia della gita domenicale nell' idillio alpino stile vecchio scarpone, qui corredato con tanto di Bibbia, tromba e cetra appese allo zaino. E come non c'è salvezza per una Heimat popolata di avidi affaristi, così a chi narra, ormai "murato senza scampo" non resta che aspettare l'ora in cui tutti saranno "definitivamente soffocati". A meno di non agire per tempo, incenerendo quel mondo di "cattolici nazionalsocialisti odiatori di ebrei e stranieri", come capita nell'ultimo frammento incompiuto con l'immagine onirica del rogo che incendia un'Austria "falsa, volgare e abietta". Sulla quale tuttavia il pendolo della memoria, con il suo moto inarrestabile, continuerà a battere. Ma in desolato sogno. Anna Chiarloni

Recensioni dei clienti

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    Umberto Mottola

    26/04/2013 16.45.52

    Scrittura ossessiva, maniacale,con frasi molto lunghe, ma grandiosa! Leggendo questa breve raccolta di quattro racconti ho scoperto l'aggettivo "esiziale" che viene usato molte volte e che significa: che arreca grave danno. Il racconto che mi è piaciuto di più e che, secondo me, è un vero capolavoro è "Incontro", a pagina 77 leggiamo: "Ogni volta erano sicuri di trovarla, la quiete, in una valle svizzera oppure su una dorsale o una vetta sudtirolese. ... Dapprima credevano sempre che fosse facile trovare quiete, ma poi si accorgevano che era la cosa più difficile". Nell'ultimo racconto, a pagina 105, leggiamo: "La Chiesa cattolica è l'avvelenatrice del mondo, la distruttrice del mondo, l'annientatrice del mondo, questa è la verità".

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    stefano pelagatti

    10/02/2013 10.16.23

    Il terzo di questi racconti, "Incontro", è esemplare, perchè illustra la tecnica usata da Bernhard per accrescere la tensione mediante la ripetizione sempre più ravvicinata dei "motivi-parola". Osserviamo pag 58: il primo motivo-parola è "montagna"; esso viene ripetuto dapprima a distanza di tre righe, quindi di due, generando una crescita della tensione che per adesso è solo apparente, poichè subito torna a distendersi a distanza di 3 e di 4 righe. Nella seconda parte della pagina ecco che invece la tensione si scatena e raggiunge il parossismo, in quanto il motivo-parola viene rafforzato dall'aggettivo "alta" e si ripete a distanza dapprima di 2 righe quindi di una sola: in tutto 9 volte,e, se sommiamo quelle precedenti, 15 volte in una sola pagina. Una volta esaurito il suo compito espressivo, il motivo-parola viene abbandonato e ne subentrano subito altri due, " rosso vivo" e "verde vivo" ( pag 59), e il meccanismo si ripete. Quello che mi preme rilevare è come l'origine di questa tecnica non sia letteraria, ma musicale, in tutto affine a quella adottata da Beethoven nei suoi " crescendo di tensione" ottenuti mediante il progressivo dimezzamento dell'ampiezza dei motivi.

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