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Golden Sings That Have Been Sung

Artisti: Ryley Walker
Supporto: Vinile LP
Numero dischi: 1
Etichetta: Dead Oceans
Data di pubblicazione: 19 agosto 2016
  • EAN: 0656605142111
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Descrizione


E’ un’economia che gioca a favore degli spazi che il piano elettrico e il flauto giocano sul pastoso arpeggiare di The Halfwit In me, e del suo riff che sembra disegnare imprevedibili scie d’aquilone; che in A Choir Apart costituisce una brumosa tensione tra organo e percussioni quasi per un minuto prima che la chitarra si affacci a squarciare la spessa coltre di nebbia. Le conferme possono essere ancora più avvincenti delle sorprese - Blow Up

Ryley Walker non è Tim Buckley, è vero, ma ci piace pensare che una scheggia di quella inesausta e luminosa irrequietezza, ascolto dopo ascolto, ci sia conficcata in lui. - Rumore

Come molti classici che hanno ispirato Ryley Walker, Golden Sings That Have Been Sung potrebbe essere un disco capace di aspirare all’eternità, perché c’è da scommettere che anche se ascoltate tra uno, dieci o cent’anni, queste canzoni sono in grado di conservare freschezza ed emozioni come nel preciso momento in cui sono state concepite. - Buscadero

E’ proprio l’eleganza la dote migliore di Walker, base di un artigianato di ottima fattura e retto da grtandi doti da chitarrista che solletica deliqui e abbandoni, pur sfiorando soltanto la catarsi - Mucchio

Ryley ha una dedizione che viene dall’etica working class in cui è cresciuto a Rockford, Illinois e tira fuori l’arpeggio e la melodia più giuste per ogni canzone. Se il riferimento a Nick Drake è immediato, in lui c’è anche qualcosa dell’assoluto di Van Morrison. Con queste basi, questo ragazzo può fare davvero grandi cose. - Rolling Stone

Il secondo album del cantautore con base a Chicago ad essere pubblicato da Dead Oceans. ‘Golden Sings That Have Been Sung’ incarna come pochi il gusto folk e country americano degli anni ’60 e ’70, incrociando anche le sensazioni del revival folk britannico ed i corpi sospesi del post-rock, che proprio negli anni '90 fece la fortuna dell'underground della Windy City. Se da una parte sono ancora le palesi di mostri sacri quali Tim Buckley, John Martyn o Bert jansch, dall'altra si affacciano chiare le manovre di gruppi come Gastr Del Sol (la band che sancì l'avvento definitivo dei talentuosi David Grubbs e Jim O' Rourke) e Tortoise, determinanti nella formazione del giovane Walker. Il suo stile è perfetto e inconfondibile sia con una grande band che in solo con un set acustico. Il precedente disco di Ryley Walker, ‘Primrose Green’,è stato inserito nel classifiche dei migliori lavori del 2015 da parte di importanti riviste e addetti ai lavori italiani e stranieri.

Disco 1
  • 1 The Halfwit in Me
  • 2 A Choir Apart
  • 3 Funny Thing She Said
  • 4 Sullen Mind
  • 5 I Will Ask You Twice
  • 6 The Roundabout
  • 7 The Great and Undecided
  • 8 Age Old Tale

Ryley Walker ha detto che la sua musica nasce dai rottami emotivi che ha lasciato a Chicago, dove è cresciuto nella scena punk prima di scoprire di essere un talento acustico. Per questo da circa due anni sta sempre in tour, con una media di 200 concerti all’anno dopo il successo di Primrose Green, che lo ha lanciato a soli 26 anni come il cantautore con le radici piantate nel folk che suona “oltre la sua età”, per dirla con il Chicago Tribune. Allontanarsi dalle origini, però, non ha intaccato la purezza della sua creatività, il modo essenziale di costruire intrecci di voce e chitarra che fioriscono nelle sue canzoni ipnotiche. Ryley ha una dedizione che viene dall’etica working class in cui è cresciuto a Rockford, Illinois e tira fuori l’arpeggio e la melodia più giuste per ogni canzone. Se il riferimento a Nick Drake è immediato, in lui c’è anche qualcosa dell’assoluto di Van Morrison. Con queste basi, questo ragazzo può fare davvero grandi cose. Voto 4/5

Recensione di Michele Primi