Goodbye Europa. Cronache di un declino economico e politico

Alberto Alesina,Francesco Giavazzi

Traduttore: C. Galli
Collana: Saggi
Anno edizione: 2008
Formato: Tascabile
In commercio dal: 9 gennaio 2008
Pagine: 217 p., Brossura
  • EAN: 9788817021388
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Descrizione
In America un procedimento giudiziario di sfratto dura circa 50 giorni. In Italia si arriva a 630. Tre giorni è il tempo necessario per aprire una nuova impresa in Danimarca. Un imprenditore italiano ne impiega 62. Da oltre un decennio, mentre gli Stati Uniti producono ricchezza, sviluppo e innovazione, l'Unione Europea appare sempre più spesso come un gigante in declino, condannato a un ruolo economico e politico sempre più marginale rispetto non solo agli Stati Uniti, ma anche alle nazioni emergenti dell'Asia. Alberto Alesina e Francesco Giavazzi interpretano la crisi del Vecchio Continente mettendo a confronto il modello europeo con quello americano. Dalla loro lucida analisi emerge che all'Europa servirebbero iniziative pro-crescita, maggior concorrenza, meno tasse e un mercato del lavoro meno regolato. Per riprendere a crescere occorre quindi avere il coraggio di liberare l'economia. L'Europa ha bisogno solo dei giusti incentivi e di rimettersi a lavorare.

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    Alex Bernard

    26/12/2007 10:12:45

    Uno dei migliori libri mai scritti per il grande pubblico. Semplice, documentato, incisivo. E anche vero, tanto da incutere disprezzo nei parascienziati della sociologia che a tutto trovano risposta senza trovare soluzioni. Dispiace che nel nostro Paese ragionare sui dati e sui fatti sia impossibile. Onore al merito qunidi di chi, almeno, ci sta prova.

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    Federico

    01/03/2007 11:07:55

    Un libro veramente utile ed incisivo, chiaro e semplice nelle spiegazione e nei contenuti. I commenti negativi son privi di significato e dettati dalle solite spicciole motivazione pseudo ideologiche che impediscono una corretta interpretazione dei fatti e della realtà economica di un paese. Per chiunque abbia nozioni di economia monetaria, è facile constatare che ciò che Giavazzi e Alesina sostengono corrisponde al vero. I sindacati, che rappresentino cent' anni di storia non lo discuto. Ciò che ogni testo macroeconomico però insegna è che un lavoro altamente sindacalizzato riduce l' efficenza economica ecc ecc..A qualcuno potrà dare fastidio che sia cosi ma corisponde al vero. Gran bel libro che fa riflettere sui reali problemi dell' Europa.

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    Michele Pierini

    28/12/2006 11:47:20

    Ottimo libro, incisivo e soprattutto vero. La sua utilità a livello sociale si denota in ogni pagina. Forse non avrà il potere di far attuare le tanto necessarie riforme in questo Paese, ma si spera riesca a muovere qualche coscienza in più, magari ai "piani alti" del sistema Italia.

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    Renato Strafile

    21/11/2006 21:19:03

    Proprio ciò che mancava, una trattazione completa, una analisi corretta e libera da influenze di bassa politica sinistrorsa;innegabile il ruolo di raccattavoti dei sindacati, che in passato hanno avuto un importante ruolo ma che oggi sono scaduti a rappresentare falangi dei partiti politici cui appartengono, questi irretiscono i dipendenti battendo i coperchi quando c'è da chiedere qualche euro di aumento in cambio del voto.... insomma poi il padrone paga e non si rendono conto di aver innescato un meccanismo che ci porterà TUTTI al baratro. Non si spiega l'enorme interesse che i sindacati hanno per coloro che un lavoro da dipendente l'hanno già, mentre il poveraccio senza lavoro ed i giovani non interessano, non capiscono che blindare il posto di lavoro fisso alle dipendenze di qualcuno è un enorme danno per chi il lavoro non l'ha....insomma i sindacati oggi non fanno altro che curare gli interessi dei partiti che rappresentano. Ottimo lavoro, bisognerebbe inserirlo come lettura dalle medie superiori in poi.

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    Luca Mauri

    12/11/2006 10:50:20

    Un saggio estremamente lucido e chiaro. Diversamente da quello che potrebbe apparire a prima vista, non rappresenta l'apologia degli USA, ma piuttosto una attenta analisi di quello che non va nelle istituzioni dei Paesi europei e dell'Unione. Pur non essendo un tomo particolarmente voluminoso, tutte le tesi sono sempre supportati da dati reali, anche se a volte un poco datati, ma questo non per demerito degli autori. Il libro ha il merito di spiegare con brevità molti concetti e di giustificarli alla luce della storia recente, europea, ma anche italiana. E' un libro che fa riflettere, consigliabile veramente a tutti.

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    Andrea

    22/10/2006 10:47:47

    Qualunque studente di sociologia alle prime armi potrebbe smontare gli assiomi di questo testo. Ci sono anche cose interessanti e vere in quello che dicono gli autori, ma, abbagliati dalla loro ideologia (chè l'ideologia non sta da una parte sola, è semplicemente un modo di analizzare la realtà che a volte si sostitusce alla realtà stessa)affogano il tutto nella trita laudazione al libero mercato, che ricorda l'ottuso ritornello sui comunismi che i compagni facevano fino a 20 anni fa: poi crollò tutto..... Non esistono capitalismi migliori di altri e tantomento paesi migliori di altri. Ogni paese ha sviluppato, in mezzo ad una temperie e una ragnatela praticamente indistricabile (è nato prima l'uovo o la gallina?) , il proprio modello di sviluppo. Ma Giavazzi & co hanno in mente solo gli USA, dimenticando completamente di segnalare che gli Usa eccellono in molte materie semplicemente perchè ne sono i padroni. E' un po' la profezia che si autoavvera...ma lasciamo perdere. Quello che invece fa cascare le braccia è l'attacco, da bar dello sport, che a ogni pagina si fa ai Sindacati (proprio così "i sindacati" li chiamano, annullando un buon secolo di storia e di conflitti interni...ma la complessità non è nei geni di questi autori). Come se, anche se depoliticizzati, ogni società non producesse al proprio interno dei gruppi di pressione che tutelano (e perchè no?) gli interessi dei propri iscritti. Ma alla fine della storia, se l'Europa diventasse come il bengodi americano (?) con persone che lavorano 12 ore al giorno e 1 settimana di ferie, come avrebbe detto Wittgenstein, questo risponderebbe alle nostre domande fondamentali? Siceramente di queste menate sul "ma in (paese a piacere) e meglio che da noi" non se nè può davvero più. Certo, che se fra tutti i paesi campione dovessi scegliere, gli USA sarebbero proprio gli ultimi....... Goodbye USA

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